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Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 24 July 2019 18:23

 

28 luglio 2019 VII° Domenica dopo Pentecoste C - Rito ambrosiano

Volete andarvene anche voi?”

(Giovanni 6, 59 – 69)

di Ileana Mortari

Il testo del vangelo di oggi costituisce la parte finale del lungo discorso eucaristico tenuto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao che occupa gran parte del 6° capitolo di Giovanni. Si conclude la prima parte del ministero di Gesù e ancora una volta siamo di fronte al tipico procedimento del 4° evangelista: un gesto di Gesù (il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci), un discorso che spiega il gesto, la crisi degli ascoltatori di fronte alla rivelazione del Figlio di Dio.

Il nostro brano è appunto relativo a tale “crisi”. “Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: "Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?" (v.60)

Come osserva Mons. Bruno Maggioni nel suo bel libro su Giovanni “La brocca dimenticata” a pag.82, “l’aggettivo duro (sclerotico, duro come una pietra) è nei vangeli abitualmente adoperato per descrivere il cuore dell’ascoltatore, il cuore indurito che non comprende. Qui è invece adoperato per il discorso stesso……”

Non possiamo non convenire. Gesù, che d’abitudine va incontro ai semplici con un linguaggio piano e comprensibile a tutti, questa volta ha pronunciato un discorso strano, complicato, difficile da capire: ha parlato di sé come “pane disceso dal cielo” (vv.41-50-51), ha invitato a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue……...Ora, però, Egli offre una risposta ai “mormoratori”: è vero, questo vi scandalizza; ma il motivo è che voi ragionate in termini solo umani. “E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?” (v.62); il discorso è sospeso, è come un periodo ipotetico lasciato a metà: se……allora……

In genere gli esegeti interpretano il v.62 riferito alla resurrezione-ascensione di Gesù, tanto più che il 4° vangelo presenta il Nazareno come il Figlio disceso dal cielo e che al cielo deve tornare. Ebbene: [se vedeste il Figlio in alto…], capireste che c’è un altro modo di ragionare, di vedere le cose, quello spirituale. Infatti Gesù aggiunge subito dopo: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita.” (v.63).

Ora, nel parlare semitico “carne” è tutto l’uomo nella sua debolezza e nel suo bisogno, visto dall’esterno; “spirito” è ancora l’uomo, che però è visto dall’interno; è colui che si mantiene aperto a Dio e da Lui riceve la partecipazione allo Spirito. Le parole di Gesù, “nell’ordine della carne”, cioè in un atteggiamento fragile e di chiusura, non servono a nulla. E’ solo nella dimensione spirituale che dicono qualcosa di significativo.

Allora le parole “scandalose”: “mangiare la carne “ e “bere il sangue”, nell’orizzonte “carnale” (cioè materiale) indicherebbero “antropofagia”, ovviamente inaccettabile; nell’orizzonte “spirituale” invece si riferiscono alla “carne glorificata dallo spirito nella resurrezione”.

Perché è solo attraverso la resurrezione e l’opera dello Spirito che diventa possibile un’altra forma di presenza di Gesù: quella sacramentale nel pane eucaristico. E allora si capisce che mangiare “la carne” di Gesù è in realtà mangiare quel pane che è il suo corpo, nel mirabile e misterioso Sacramento dell’Eucarestia.

Il discorso di Cafarnao riassume in un certo senso tutto l’insegnamento di Gesù, non solo la spiegazione eucaristica: Egli è “sceso dal cielo” perché il suo Vangelo non è dottrina di uomini, ma rivelazione del Padre; Egli non è venuto per restaurare l’antico regno davidico o realizzare qualche grande progetto politico, ma è venuto a portare agli uomini il “regno di Dio”, anzi – nel linguaggio giovanneo – la vita eterna di Dio. Donando se stesso come cibo e bevanda (nell’Eucarestia), ha trasformato l’atto del morire in un atto di vita e di amore.

Ora, è proprio tutto questo insieme che provoca la “crisi”. Gesù ha deluso; ha deluso chi, abbagliato dal miracolo della moltiplicane dei pani, voleva farlo re (cfr. Giov.6,15) e contare sulle sue straordinarie doti a livello di potere e di successo mondano. Ha deluso perché non è sceso a compromessi nell’annunciare la Verità e questa spesso si rivela scomoda, inquietante, fastidiosa a chi non è disposto a ragionare in termini “spirituali”, né tanto meno a seguire Gesù sulla strada della dedizione di sé, fino – se necessario - al dono della propria stessa vita.

Ma per fortuna non tutti si sono tirati indietro; anche se piccolo, il gruppo degli apostoli si esprime attraverso le parole di Pietro: “noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio".

E’ da notare che Pietro non dice: ti abbiamo conosciuto e, avendoti conosciuto, crediamo in te.

“Bensì, capovolgendo i verbi, Pietro dice una grande cosa, che è vera per il nostro rapporto con Dio e con gli altri. Cioè tu conosci e capisci la bellezza e la ragionevolezza di una cosa quando in quella cosa hai fiducia e la stai vivendo……..E’ come il gioco di luce che valorizza le vetrate di una cattedrale; ad esempio quelle del nostro bel Duomo di Milano si devono vedere dall’interno; restando fuori si intravede solo qualche disegno, ma nulla più, bisogna avere il coraggio di entrare.

Quindi è scoprendo Gesù, è dandogli fiducia che si capisce chi è! Quelli che non vogliono muovere un passo prima di essere sicuri…….quelli che preferiscono tenere aperta una porta di sicurezza, una possibilità di ritorno….questi non crederanno mai.” (B. Maggioni, “Mio Signore e mio Dio!”, pp.49-50).

Così, con questa nota insieme triste e consolante, Giovanni conclude la prima parte del ministero di Gesù; la folla e molti discepoli lo hanno abbandonato; d’ora in poi il Maestro si dedicherà alla formazione e istruzione dei “suoi”(cfr. i capp.13-17)

C’è dunque da stupirsi se anche oggi è così? La “massa” della gente non vive certo secondo l’ideale cristiano; i “valori” imperanti non sono certo quelli del Vangelo. Gesù non ha mai illuso o ingannato i suoi seguaci, promettendo successi umani; anzi li ha denominati “piccolo gregge”.

Che fare allora? Scoraggiarci? Lasciar perdere? No, al contrario, dobbiamo ringraziare con tutto il cuore il Signore per averci chiamato a far parte dell’esiguo numero dei suoi seguaci ed essere il più possibile lievito, testimoni gioiosi e coraggiosi dell’Amore infinito che il Padre ha riversato su di noi.

 

Last Updated on Wednesday, 24 July 2019 18:24