Noè e il diluvio universale PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Saturday, 22 January 2022 17:36

 

NOE’ E IL DILUVIO UNIVERSALE

11-5-20. In un gruppo FB ci fu una grossa disputa sulle misure dell’arca di Noè e i problemi pratici creatisi in quell’occasione.

MIO INTERVENTO

Oltre alla fede, Dio ci ha dato un dono bellissimo, che è la ragione, grazie alla quale l’uomo, a differenza degli animali, conosce il progresso. Anche nell’interpretare la Bibbia occorre la ragione, almeno fin dove può arrivare, per capire davvero il messaggio divino; rifiutarsi di usarla significa disprezzare il testo sacro, e questo a mio avviso è un torto verso Dio!

Segnalo che nel mio sito www.chiediloallateologa.it c’è un file con un mio corso su Genesi capp.1-11, scaricabile gratuitamente da Home. Dalla sezione su Noè e il diluvio ho estratto quanto segue.

Gen 6,5-7,24: il diluvio universale.

v.5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.

v. 7 Il Signore disse: «Cancellerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame ecc.».

Ora non va attribuita direttamente a Dio la catastrofe del diluvio, perché Dio è la causa prima di tutto, essendo il Creatore; poi la natura segue una sua logica e vede un succedersi di cause ed effetti che si spiegano al loro interno, senza ricorrere continuamente a Dio. Ma nella mentalità semitica non c’era questa distinzione, ecco perché per lo più si attribuisce direttamente a Dio ogni evento.

Gen 7,6-12 (J)

v.6 Noè aveva 600 anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

v.7 Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.

A questo punto, mi stacco dal mio testo e riporto qualcosa di A.Valdès, Cosa sappiamo della Bibbia?, 1° vol.p.17: E' esistita l'arca di Noè? Ci sono stati molti tentativi, dal 7° sec. d. Cr. fino al 1955 di trovare quel famoso monte Ararat dove si sarebbe fermata l'arca con il ritiro totale delle acque. Tutte le prove che riportarono i ricercatori-esploratori risultarono infondate. Tutto a causa di un errore di base. Per la Bibbia Ararat non è un monte, ma, come si vede da altri passi della Scrittura, è una nazione: l'antico Urartu, cioè l'attuale Armenia, un vasto altopiano di 230.000 km. Dunque, con un'indicazione così vaga, è praticamente impossibile compiere quel tipo di ricerca.

Quanto poi all'arca, è evidente che non si tratta di una cronaca, ma di un racconto didattico. Le misure indicate risultano assolutamente esorbitanti: sono quelle di un transatlantico moderno, mai conseguito dall'ingegneria navale fino al 1800. Basta pensare poi all'assurdità di trovare una coppia di tutte le specie esistenti, che sono milioni. E per salvare dall'estinzione una specie animale non basta certo una coppia! E poi neanche l'autore biblico vuole presentare un fatto di cronaca; ma perchè allora - dirà qualcuno - l'autore non avverte i suoi ascoltatori (tradizione orale) e lettori (tradizione scritta successiva) della cosa, come Garcia Marquez scrive all'inizio di un suo romanzo: "Attenti. Si tratta di invenzione"? Risposta: per il semplice fatto che non occorreva dirlo; gli ascoltatori-lettori capivano benissimo di non trovarsi di fronte a una cronaca giornalistica, ma a una narrazione didattica. Siamo noi che, se impreparati, attribuiamo storicità a racconti che non pretendono di averla

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Passiamo ora al diluvio; per capirlo dobbiamo tener presente la cosmologia ebraica: ci sono le acque primordiali in alto, il grande abisso in basso, e le cateratte, le porte del cielo. È evidente che, secondo il racconto biblico, il diluvio appare come una catastrofe universale, per cui l’intera terra venne invasa dalle acque superiori e inferiori. Essa fu totalmente sommersa e tutti gli esseri viventi vengono distrutti, eccetto quelli che si trovano nell’arca.

Poi c’è il numero 40 che è ben noto come numero biblico con un valore simbolico, come hanno i numeri nella Bibbia: 40 è un tempo in sé compiuto ed è anche simbolo della maledizione, come si vede appunto in questo caso del diluvio, dove il diluvio è una punizione per la malvagità degli uomini.

Gen.7 suscita indubbiamente alcune domande: come va interpretata questa pagina? alla lettera o no? C’è stato veramente un diluvio universale, come pare di vedere da 7,19 (le acque coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo)? Fu sterminato ogni essere che era sulla terra? rimasero solo Noè e chi stava con lui nell’arca?

Cominciamo dalla questione “diluvio”; non poteva essere accaduto in Israele, in quanto tale flagello non può avere come cornice il paese arido e montagnoso di Canaan. L’argomento e anche la sua espressione letteraria non sono di origine palestinese, vanno cercate nel mondo mesopotamico.

Prendiamo la zona che sta tra il monte Ararat (anzi i monti dell’Urartu) a nord e il Golfo Persico a sud est; qui non solo so conserva il ricordo di un’inondazione catastrofica che risaliva ad un passato lontanissimo, ma si conservano leggende sumero-babilonesi che hanno tramandato e ingrandito tale ricordo e che sono più antiche dei racconti della Bibbia. Israele ha conosciuto i tre testi babilonesi che parlano del diluvio durante il suo esilio in Babilonia (VI sec. a. Cr.). E la Bibbia presenta ben 17 punti in comune con questi testi, in cui anche i dettagli sono identici. Se ne deduce una sicura dipendenza letteraria del testo biblico dai testi mesopotamici.

C’è di più: non solo in Israele e in Mesopotamia, ma in altri popoli di tutt’altra parte del mondo troviamo vari miti e leggende riguardanti un diluvio universale. Pare che un ricordo ancestrale stia alla base di queste leggende diffusesi dal III millennio in poi.

Il punto di partenza è forse una catastrofe naturale legata ai due fiumi mesopotamici Tigri ed Eufrate, una grande inondazione che deve aver ricoperto i territori della pianura mesopotamica e altre regioni vicine e che accadde intorno al 6.000-5.000 a.C.

Il diluvio biblico è pertanto accertato dai biblisti nella nuova accezione di diluvio mesopotamico. Questo, per la Mesopotamia, ma anche per il Perù, la Persia, l’India, ecc. segna sempre la fine della glaciazione, causata dall’innalzamento della temperatura.

Ma all’autore biblico non interessava fare un discorso geo-storico. Egli voleva dare una risposta agli interrogativi fondamentali degli uomini di tutti i tempi. E qui la domanda era: perché l’uomo nella sua vita sperimenta la catastrofe, la distruzione di ciò che aveva costruito nel suo ambiente di vita? Perché questi grandi sconvolgimenti cosmici che attentano sistematicamente alla vita dell’uomo, che di fronte alla natura impazzita, si sente sempre canna fragile e instabile?

Ora, per dare la risposta a questa domanda, l’autore SI SERVE DI MATERIALE MITICO che trova nel suo ambiente, lo reinterpreta e demitologizza, cioè gli conferisce un significato diverso da quello del mito.

Il diluvio ci ricorda come il mondo sia davvero fragile e come, a causa della violenza e del peccato dell’uomo, possa comunque ripiombare nel caos dal quale è uscito ed essere così distrutto: in tal caso si parla di decreazione e anticreazione. Ma nello stesso tempo il racconto del diluvio ci richiama al fatto che, per opera di Dio, il mondo può essere purificato e uscire rinnovato dall’acqua, “ricreato”. Infatti Dio torna a pronunciare gli elementi di benedizione così come era stata pronunciata il 5° giorno della creazione: Siate fecondi e moltiplicatevi. Così in 8,17: Tutti gli animali d’ogni specie falli uscire, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino. Sono quasi le stesse parole. Del resto ci sono moltissimi elementi che collegano il racconto della creazione e il racconto del diluvio: lo stesso termine tehôm parla dell’abisso in Gen 1,2 e Gen 7,11; la superficie delle acque ‘al-pe hammājim: Gen 1 e Gen 7,18; anche il ruolo del vento, rûah, Gen 1 e Gen 8,1.

Quindi il diluvio è una decreazione, un’anticreazione, un ritorno al caos. Il mondo ha avuto un inizio e può anche avere una fine, non è eterno. La malvagità dell’uomo ha provocato la catastrofe, ma – come sappiamo nella logica di Dio – Dio punisce, ma dà sempre una possibilità di ricominciare. Dio perdona. Dio interviene in senso positivo. Aveva lui stesso intessuto le vesti di pelle per i due progenitori, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, aveva messo il segno sulla fronte di Caino perché non venisse ucciso, secondo la legge del taglione; e qui salva un “resto”. Restò solo Noè e chi era con lui nell’arca. Il verbo “restare”, šā’ar usato in 7,23 è affine al vocabolo “resto” š’ērȋt, che è il termine tecnico della letteratura profetica per designare il “resto salvato”, cioè la porzione che all’interno del popolo, sia pur degenere, resta fedele a Dio. Davvero l’episodio del diluvio spezza a metà i capitoli di Gen 1-11, perché si tratta di una distruzione della terra, di un ritorno al caos; ma per la bontà di Dio e il perdono (e un’altra possibilità che vuole dare all’uomo), anche di una ri-creazione, di una rinnovata creazione.

È Dio che indica a Noè le misure dell’arca, il materiale che deve impiegare, perfino la forma della costruzione. Come va inteso questo? Non certo preoccupandosi dell’arca come tale. Questo significa piuttosto che chi costruisce la sua vita con le misure di Dio, sopravviverà sempre a qualsiasi tempesta.

Enzo Bianchi (della comunità monastica di Bose – Piemonte) ha delle riflessioni veramente interessanti: egli estrae come insegnamento perenne, generale da questa pagina che abbiamo letto, il fatto che anche le disgrazie, le catastrofi più gravi non devono abbatterci completamente. Il cristiano non può chiudersi in se stesso, rifiutare la vita anche dopo le tragedie più grandi, come può essere la perdita di un familiare. Certo soffre indicibilmente, fa il lutto, ma poi questo lutto deve rielaborarlo, perché la vita va avanti. Nessuna tragedia può abbattere completamente tanto da non vivere più, come purtroppo si sa di alcune persone che però non hanno questa speranza cristiana. Enzo Bianchi diceva: Nei momenti di maggior sconforto io vado a rileggermi proprio questa pagina biblica in cui Dio benedisse Noè e i figli, e dice: siate fecondi.

Nonostante il più grande flagello, il turbamento della natura, i dolori che possono coglierci a causa della malvagità dell’uomo, Dio ci è vicino. Il bene di Dio, il perdono, la misericordia e la compassione di Dio è sempre più grande di qualsiasi tragedia che possa abbattersi su di noi.

 

 

Last Updated on Saturday, 22 January 2022 17:46
 


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