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Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 16 July 2019 11:15

 

21 luglio 2019 VI° Domenica dopo Pentecoste C - Rito ambrosiano

Giov.19, 31-37: vangelo Sacratissimo Cuore di Gesù B

….e subito ne uscì sangue e acqua”

(Giovanni 19, 30 – 35)

Lectio divina e meditatio del Card. emerito Carlo Maria Martini

LECTIO

Il brano in oggetto contiene la contemplazione più alta di tutto il vangelo di Giovanni: essa conclude il racconto della Passione e spiega che cosa significa volgere lo sguardo al Signore della Chiesa.

Possiamo distinguere il brano in tre quadri.

1° - “Era il giorno della Parasceve (= preparazione)”. Viene anzitutto richiamata la circostanza di tempo di questo evento. Era la preparazione del sabato della Pasqua, giorno solennissimo perché rappresentava la festa più grande degli Ebrei. Giovanni ne aveva già parlato all’inizio del racconto della passione, introducendo l’episodio della lavanda con le parole: “Prima della festa di Pasqua” (13,1). Ora la festa di Pasqua si sta svolgendo ed è il giorno che prelude il grande sabato. Tutto ciò che avviene nel testo che vogliamo meditare è quindi sotto il segno definitivo della Pasqua, comprende in sé un mistero pasquale.

2° - “I Giudei….chiesero a Pilato….vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro……Venuti però da Gesù”: l’evangelista presenta gli attori della scena.

I Giudei e Pilato, all’inizio della crocefissione, avevano discusso sulla scritta da apporre alla croce, mostrando la consapevolezza dei propri poteri e privilegi. Si può chiamare la loro coscienza falsa e ambigua, perché, mentre un uomo veniva crocefisso, litigavano sulle forme. Li ritroviamo nella stessa situazione di coscienza falsa e ambigua. Anche qui, di fronte ad una morte crudele e ingiusta, il loro grande problema è che i condannati vengano portati via per non disturbare la festa. Girano attorno ad un immenso mistero, preoccupati di realtà marginali che contrastano e stridono.

I soldati, da parte loro, adempiono il compito dello spezzamento delle gambe, che serviva ad affrettare la morte al crocefisso. E’ stato trovato, proprio qualche anno fa, in un sepolcro vicino a Gerusalemme, lo scheletro di un uomo crocefisso, e si possono ancora notare le gambe spezzate, come ultimo atto della tortura.

Emerge la figura di Gesù: essendo già morto, riceve semplicemente un colpo di lancia che vuole assicurarsi della sua morte, e misteriosamente, stranamente, escono dal costato squarciato sangue e acqua.

3° - “Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera: egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.

L’evangelista, che ha raccontato ampiamente la passione, e che sta descrivendo quest’ultima scena, interviene a questo punto in prima persona e garantisce con giuramento la sua testimonianza. Notiamo infatti l’insistenza: per tre volte ripete che “ha visto”, che “la sua testimonianza è vera”, che sa di dire “il vero”. Viene spontanea la domanda: che cosa c’è di tanto importante da testimoniare? Sono semplicemente dei fatti fisici, corporali.

Tuttavia aggiunge: “perché anche voi crediate” e poi cita due passi della Scrittura (Es.12,46 e Zacc.12,10), il primo relativo all’agnello pasquale e il secondo alla contemplazione del crocifisso.

MEDITATIO

Qual è il mistero della trafittura del costato di Gesù e di quello strano sgorgare di acqua e sangue?

Dal punto di vista fisico e morale noi ci troviamo di fronte all’ultimo gesto di ostilità degli uomini contro Gesù. E’ un cadavere senza alcun diritto, e infatti un qualsiasi soldato può permettersi di dargli un colpo di lancia. Gesù è ormai abbandonato totalmente nelle mani dei suoi nemici e l’ultima goccia di sangue che gli esce sta a significare che ha dato tutto.

Qui interviene però lo sguardo contemplativo dell’evangelista il quale, vedendo la scena, improvvisamente intuisce che si sta svolgendo un mistero divino. Un mistero divino si rivela all’uomo nella terribile morte di Gesù. Ed è tanto importante, per san Giovanni, questa visuale, che io ritengo abbia scritto il suo vangelo tenendo davanti agli occhi proprio il Signore Gesù crocefisso da cui escono acqua e sangue. Di che cosa sono simbolo?

Per gli Ebrei l’acqua è simbolo di vita e il sangue di morte. Dal costato trafitto di Gesù escono la testimonianza di un amore fino alla morte (il sangue) e la testimonianza di una fedeltà limpida e permanente che dà vita all’uomo (l’acqua)………

Inoltre san Giovanni legge nell’acqua il simbolo dello Spirito Santo. E’ l’acqua dello Spirito che sgorga dalla morte di Gesù. Se l’uomo guarda con fiducia il Crocifisso, la sua vita verrà fatta nuova dallo Spirito. Chiunque lo guarderà, vivrà di lui: “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Giov.19,37). L’evangelista forse ricorda un brano del profeta Isaia: “Volgetevi a me e sarete salvi, popoli tutti della terra, perché io sono Dio e non ce n’è un altro”.

E un’altra parola di Gesù richiama nella sua contemplazione: “Attirerò tutti a me” (Giov.12,32), e nel guardare a me, come Signore e salvatore, tutti i popoli troveranno salvezza……….

Giovanni legge nel Crocefisso, che versa sangue e acqua, l’espansione, nella storia umana, della gloria dell’amore di Dio che risplende nel Figlio, pieno di grazia e di verità e che dona lo Spirito.

Questa Pasqua di Cristo si realizza in mezzo a noi ogni volta che celebriamo l’Eucarestia, misteriosa presenza della morte di Gesù che spande sul suo popolo grazia e verità, che effonde sulla sua Chiesa lo Spirito………..

Quale immagine di Chiesa nasce dalla contemplazione del cuore trafitto di Gesù?

Una Chiesa che ha al suo centro il Crocifisso e non se ne vergogna, bensì se ne gloria. E’ un richiamo molto forte per la vita quotidiana delle nostre comunità che, talora, si lamentano o sono amareggiate perché mancano di tante cose! Se veramente ci gloriassimo nel Crocifisso, potremmo dire, come gli apostoli, che siamo contenti perché siamo simili a lui.

Una Chiesa che si specchia nel Crocifisso, e in lui si considera e si riflette.

Infine, una Chiesa che predica il Crocifisso: “Sono venuto in mezzo a voi – scrive Paolo – senza sapere altro che Cristo e Cristo crocifisso” (cfr. 1° Cor.2,2-3)

(da “Volgere lo sguardo al Signore della Chiesa”, In Dialogo-Ancora 1986)

 

Last Updated on Tuesday, 16 July 2019 11:18
 


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