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Written by Ileana Mortari   
Friday, 05 July 2019 20:30

 

7 luglio 2019 XIV° domenica C – Rito romano

“Sappiate che il regno di Dio è vicino”

(Luca 10,1-12;17-20)

di Ileana Mortari

Il brano evangelico, proprio di Luca, descrive l’invio in missione da parte di Gesù di un altro folto gruppo di discepoli, oltre ai Dodici (di cui si parla al cap.9) e il loro ritorno.

Il numero degli inviati, simbolico come quasi sempre nella Scrittura, indica totalità, che qui vediamo espressa in due direzioni.

E’ la totalità delle nazioni sulla faccia della terra, che secondo la tradizione giudaica erano appunto 72, e quindi viene sottolineata l’universalità della missione, destinata non solo a Israele, ma a tutti i popoli.

Ma è anche la totalità dei discepoli di Gesù (e dei loro successori), perché la missione non è prerogativa solo dei Dodici o di alcuni chiamati a questo compito (i “missionari”), bensì di

tutti, anche se in forme diverse; essere cristiani significa per ciò stesso essere investiti di una missione di annuncio, nei vari ambiti in cui si è chiamati a vivere la propria vocazione e a testimoniare, rendendolo visibile, l’amore del Padre rivolto a tutti gli uomini.

Il Signore designò altri 72 discepoli” (v.1); il termine “designare” rende l’originale greco, molto solenne, che indica l’investitura ufficiale di inviati “plenipotenziari”, che hanno

cioè la stessa autorità di colui che li manda; dunque un compito e una responsabilità altissimi, tanto che al v.16 Gesù arriverà a dire: ”Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.”

Per questo l’inviato non può che riproporre lo stile di vita e il messaggio di Gesù stesso.

Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” (v.3). Pur in presenza di forti ostilità, il discepolo è disarmato, non può far uso di mezzi violenti, conta solo sulla protezione del Signore che lo

preserva dai danni del Maligno (cfr. il v.19); ed è sempre e innanzitutto uomo di pace, di dialogo, di comprensione.

La pace è appunto il grande dono che il cristiano è chiamato a comunicare (vv.5 e 6); anche qui il termine biblico, “shalom”, dice molto più della semplice assenza di conflitti: è il benessere

inteso in tutta l’ampiezza possibile, che implica la piena realizzazione dell’uomo in armonia con se stesso e con gli altri, una pienezza di vita che solo Dio può dare e che, grazie a Cristo,

è possibile per tutti. “Il Signore della pace – dice S.Paolo – vi dia egli stesso la pace, sempre e in ogni modo.” (2 Tess.3,16)

“Pace” tuttavia non significa superficiale pacifismo o illusorio irenismo. La parola evangelica è molto chiara. Se il discepolo è caratterizzato da un’illimitata disponibilità al dialogo, egli è

anche tenuto a non annacquare o sminuire il messaggio, pur di ottenere l’assenso. “Se vi sarà un figlio della pace (semitismo che significa uomo pacifico, aperto alla pace), la vostra pace

scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi” (v.5 )

Dio rispetta sempre la libertà dell’uomo, tanto da mettere in conto anche la chiusura del cuore e il rifiuto dei suoi inviati, i quali di fronte al diniego sono autorizzati a compiere lo stesso gesto dell’israelita che, tornando dall’estero, scuoteva pubblicamente la polvere dai propri piedi, per indicare la netta separazione dai pagani.

Così, dice Gesù ai suoi, non può esserci alcuna forma di compromesso tra la Buona Novella e quanto la contraddice e la respinge; e tuttavia ogni gesto del discepolo - anche quello di doverosa rottura! - è sempre accompagnato dalla carità e dalla speranza di poter un giorno riaprire il fronte del dialogo: “Sappiate però che il regno di Dio è vicino” (v.11) è infatti l’ultima parola del congedo.

L’elemento che forse più sorprende in questa “magna charta” dell’apostolo – e che invece spesso viene dimenticato – è proprio il fatto che altissime responsabilità e seri rischi (anche della propria vita!) sono accompagnati da una grande calma e dalla serena dignità del messaggero cui non è chiesto altro che di proclamare il lieto annuncio, passando subito, nel caso di rifiuto, ad altri destinatari, perchè “la messe è molta” (v.2) e soprattutto perché dietro l’inviato è Dio che opera e che realizza comunque il suo piano di amore, anche se in modi misteriosi e a noi sconosciuti.

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.” (Marco 4, 26 -27). Non può saperlo a livello conoscitivo, ma se ne rende ben conto sul piano esperienziale, perché – come i 72 della pagina lucana – se ne torna a casa pieno di gioia!

 

Last Updated on Friday, 05 July 2019 20:32
 


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