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Written by Ileana Mortari   
Thursday, 12 July 2018 05:49

 

29 luglio 2018 X° domenica dopo Pentecoste B – Rito ambrosiano

Gesù entrò nel Tempio e lo purificò

(Matteo 21, 12-16)

 

di Ariel Alvarez Valdès

 

 

La cacciata dei mercanti dal Tempio da parte di Gesù è presente in tutti e quattro i vangeli, ma in versioni diverse, in corrispondenza delle diverse visioni teologiche dei quattro autori.

 

Matteo scrive per lettori di origine ebraica: gente che attendeva la venuta di un nuovo (e definitivo!) Messia. Per questo motivo egli accomoda e coordina il racconto alla mentalità di questo tipo di persone.

 

Innanzitutto egli scrive che Gesù cacciò i mercanti dal Tempio lo stesso giorno in cui entrò in Gerusalemme e non il giorno dopo, come invece racconta Marco. Il dettaglio non è affatto di poco valore, tutt’altro! Semplicemente perché il giorno in cui Gesù entrò in Gerusalemme è il giorno in cui l’intera città lo ha acclamato nelle sue due accezioni di Re e di Messia. In questo modo l’evangelista intende dire, con sottile intendimento giustificativo della sua versione (e perciò dell’obiettivo perseguito dal suo Vangelo) che quel Gesù che è appena entrato nel Tempio (e non un altro) è il Messia che tutto Israele ha sempre atteso.

 

Anche in questo caso, come possiamo ben intuire, la portata del messaggio non è cosa di poco conto, visto che, ancora oggi seppure in un aperto clima dialogico tra le religioni (soprattutto monoteiste), gli Ebrei hanno difficoltà a vedere in Gesù il Messia riconosciuto dal Cristianesimo.

 

Che cosa va a fare il Messia nel Tempio? Secondo la credenza ebraica, ormai molto diffusa allora, il Tempio di Gerusalemme era impuro da molti anni. Nell’anno 167 a. Cr. un re della Siria, chiamato Antioco Epifane, aveva invaso Gerusalemme e proprio presso quel luogo tanto caro e tanto sacro agli Ebrei aveva offerto sacrifici agli dei pagani. In buona sostanza, quell’ignobile atto aveva dissacrato il Tempio. Perciò, da quel fatto, gli Ebrei ritenevano che il loro tempio fosse stato profanato: vivevano quell’episodio osceno ai loro occhi come un’onta alla loro tradizione, ma non potevano opporre alcunché per cancellare gli effetti di quel disastroso evento. Potevano solo aspettare: attendere, secondo un’antica profezia (Malachia 3, 1-3), che il Messia venisse a purificarlo (1° Maccabei 4, 44-46).

 

Matteo, presentando Gesù come Messia e per di più mentre esige la purificazione del Tempio, insinua che egli lo purifica non solo dai mercanti e dai cambiavalute, ma anche dal suo antico e vergognoso oltraggio subìto ad opera del re siriaco.

 

Per riaffermare questa idea, l’Evangelista aggiunge (lo fa soltanto lui e nessun altro) due dettagli:

 

a) scrive che, dopo aver cacciato i mercanti, si avvicinarono a Gesù alcuni ciechi e paralitici ed egli li curò, proprio perché il Messia tanto atteso si sarebbe fatto riconoscere grazie a quel tipo di miracoli (Mt.11,5);

 

b) afferma che un coro di bambini ebrei si mise ad acclamarlo come Messia, cosicchè non rimanesse alcun dubbio sulla sua identità.

 

A Matteo non interessano per nulla, come invece a Marco, né l’Atrio dei Gentili né quello d’Israele ed è per questo motivo che egli non racconta il dettaglio che Gesù impediva il passaggio della gente al Tempio, né fa dire al Messia che il Tempio è “Casa di preghiera per tutte le nazioni”. A lui interessa il Tempio e il ripristino della sua integrità sacra, ma, non ultimo, il presentare Gesù nelle vesti del Messia tanto atteso da generazioni e generazioni: colui che giunge per prenderne possesso e per purificarlo definitivamente.

 

Questi, secondo l’Evangelista Matteo, sono i motivi per i quali Gesù fu messo a morte.

 

 

(da “Cosa sappiamo della Bibbia?”, vol.10°, pp.62-64, Ediz. Istituto San Gaetano, Vicenza)

 

Last Updated on Thursday, 12 July 2018 05:51
 


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