Comm.Vang.9°d.Pent.B ambr.22-7-18 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 12 July 2018 05:45

 

22 luglio 2018 IX° domenica dopo Pentecoste B – Rito ambrosiano

“Chi perderà la propria vita per causa mia la salverà”

(Marco 8, 34-38)

 

di Mons. Bruno Maggioni

 

 

Il brano odierno si trova dopo il 1° annuncio della Passione nel vangelo di Marco. Vi troviamo quattro parole di Gesù, radunate qui secondo una disposizione senza dubbio avvenuta nel corso del tempo: le prime tre illustrano il progetto cristiano, diciamo la logica della Croce che il discepolo deve far propria (perciò trattano il tema della sequela, della rinuncia e della donazione); l’ultima attira l’attenzione sulla gloria del Figlio dell’uomo.

 

1° - Il discepolo deve “rinnegare” se stesso (Marco 8,34): deve cioè accettare, a differenza di Pietro (cfr.Mc.8,32-33), il progetto messianico di Cristo, capovolgendo in tal modo l’immagine di Dio che si è costruito e convertendo radicalmente le speranze che ha coltivato. E’ una conversione che va alla radice e raggiunge il centro della propria mentalità, capovolge i criteri di fondo, indiscussi, delle proprie valutazioni. A ragione si può dunque parlare di “rinnegamento”.

 

2° - Il discepolo (Mc.8,35) deve progettare l’esistenza in termini di donazione, non di possesso: “Chi crede di salvare l’esistenza la perde, chi la dona la ritrova”. Bisogna evitare, nel modo più assoluto, di leggere queste parole in chiave dualistica: rinunciare alla vita terrena per quella celeste, ai valori materiali per quelli spirituali. Nulla di tutto questo. Gesù afferma che la vita intera, materiale e spirituale, si possiede unicamente nel dono di sé. Vale la pena di insistere: Gesù non comanda la rinuncia alla vita (a questa vita per averne un’altra), ma esige che si cambi il progetto di questa vita. Non rinuncia alla vita, ma progettazione di essa nella linea dell’amore.

 

3° - In definitiva, che serve guadagnare il mondo se poi si perde la vita? (Mc.8,36-37). Siamo sempre nella stessa linea di pensiero. Nessuna opposizione fra anima e corpo, spirito e materia. L’opposizione è fra il progetto dell’uomo e il progetto di Dio, fra due modi possibili di condurre l’esistenza. Non è in gioco una vita al posto di un’altra, e la scelta non è semplicemente fra la vita presente e quella futura. E’ in gioco tutta l’esistenza, e la scelta è fra una vita “piena” e una vita “vuota”. Puoi giocarti l’ esistenza puntando sul possesso, nella logica dell’avere sempre di più; oppure puoi giocarti l’esistenza puntando sulla solidarietà, secondo la logica del discepolo. La prima scelta, a dispetto del suo fascino iniziale, contiene la negazione della vita: perché nella sua stoffa più profonda l’uomo è fatto di amore, non di solitudine. La seconda, a dispetto del suo apparente fallimento, contiene la pienezza della vita.

 

4° - Nell’ultimo detto (Mc.8,38) la prospettiva sembra cambiare. In realtà una connessione con i pensieri precedenti è visibile. Unitamente al versetto successivo (Mc.9,1), esso ha lo scopo di facilitare al discepolo la comprensione del suo destino di sofferenza, evocando il “giudizio” del Figlio dell’uomo e affermando che il trionfo del Regno è “vicino”. Ma ha anche lo scopo di attirare l’attenzione del lettore sull’importanza della scelta che ora si compie di fronte a Gesù: la forza della frase non sta nell’affermazione del giudizio futuro, ma nella constatazione che il comportamento ora nei confronti di Gesù condiziona il futuro.

 

 

(da B. Maggioni, Il racconto di Marco, Cittadella Editrice, pp.128-130)

 

Last Updated on Thursday, 12 July 2018 05:47
 


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