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Written by Ileana Mortari   
Thursday, 12 July 2018 05:30

 

24 giugno 2018 V° domenica dopo Pentecoste B – Rito ambrosiano

“Sebbene avesse compiuto segni così grandi, non credevano in Lui”

 

(Giovanni 12, 35-50)

di Ileana Mortari

Il brano evangelico odierno chiude la 1° parte del testo di Giovanni, che viene chiamata il “Libro dei segni o delle opere” (1,19-12,50), mentre la 2° parte viene denominata il “Libro dell’Ora o della Gloria”

Ho pensato di soffermarmi sui vv.39-40 della pericope, perché hanno sempre suscitato interrogativi e perplessità: “39Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:

40Ha reso ciechi i loro occhi

e duro il loro cuore,

perché non vedano con gli occhi

e non comprendano con il cuore

e non si convertano, e io li guarisca!”

Ricordiamo che “il cuore” era considerato dagli ebrei come la sede della vita mentale non meno che fisica.

Certamente le parole sopra riportate sono enigmatiche, per non dire inaccettabili: com’è possibile che Dio stesso accechi gli occhi e indurisca il cuore di certe persone, perché non capiscano e non si convertano?

Qui per intendere correttamente la citazione di Giovanni, è necessario ricorrere ai testi originali.

Come in genere notano i critici, pare che Giovanni, avendo a disposizione il Testo Masoretico (ebraico), la traduzione della Settanta (greco) e forse anche qualche altra traduzione greca del N.T., abbia mischiato le citazioni, prendendo una parte dal TM e la finale dalla Settanta; per questo, come spesso nel N.T., la citazione non ha un corrispettivo letteralmente identico nel Primo Testamento.

La frase di Giovanni si può spiegare così: anzitutto va tenuta presente la mentalità biblica, secondo cui (complice una conoscenza ovviamente assai limitata dei fenomeni naturali) ogni avvenimento dipende direttamente da Dio; in secondo luogo occorre ricordare che il termine greco “ina” (qui reso con “perché” più il congiuntivo, che indica una frase finale) in greco ha entrambi i significati finale e causale e dunque il “perché” può essere inteso come seguito dall’indicativo, con il significato: dal momento chenon vedono con gli occhi, non comprendono con il cuore, etc.”

Del resto è significativo che in Matteo 13,14-15 (un passo parallelo) l’evangelista dica: “Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice: “Udrete, ma non comprenderete…….perchè il cuore di questo popolo è diventato insensibile….etc.

Matteo riprende Isaia nel contesto delle parabole, per spiegarne la natura e il significato; Giovanni invece vuole rispondere a un grande interrogativo, che percorre tutto il N.T. e che egli stesso aveva preannunciato nel Prologo (“….il mondo non lo ha riconosciuto . Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto Gv.1,10-11): com’è possibile che, con tanti “segni” evidenti di riconoscimento, con tante parole chiare da Lui pronunciate, con tanti gesti straordinari da Lui compiuti, com’è possibile che tanti NON Lo abbiano riconosciuto come il Figlio di Dio e addirittura Lo abbiano perseguitato e ucciso?

Dal cap. successivo (il 13°) fino al 19° avremo infatti il racconto dell’Ultima Cena, della Passione e morte in croce di Gesù.

Giovanni ha trovato la risposta proprio nella Scrittura, che dall’inizio alla fine sottolinea questo mistero della durezza di cuore e dell’incomprensione da parte dell’uomo.

Infatti, un’altra spiegazione del v. 40 può essere quella di Mons. Ravasi: “ l’autore potrebbe aver adottato la forma finale, per mostrare quale sarà il risultato della predicazione profetica, che Dio certamente non vuole, ma che gli è già nota”.

Tutta la storia di Israele e della Chiesa ha visto in questo la non comprensione o addirittura l’opposizione e il rifiuto al piano divino. Basti pensare, oltre ad Isaia (il maggior profeta dell’A.T.), a Mosè, in Deut.29,2-3: “Nonostante i molti segni compiuti in Egitto, il popolo ancora non comprendeva.

Nei quattro vangeli, oltre ai due citati, abbiamo Marco 4,11-12 e Luca 8,9-10.

E poi S. Paolo in Atti 28,24 dice (a conclusione del suo apostolato): “Vi fu chi si lasciò persuadere da ciò che Paolo diceva, ci fu chi non credette” (At.28,24). L’apostolo affronta il problema dell’incredulità del giudaismo ufficiale anche in Rom.9-11.

Ora, il piano di Dio (e la vita di Gesù non fa eccezione) ha sempre incontrato ostacoli e incomprensioni, proprio perchè Dio ha creato l’uomo con una intelligenza, una coscienza e una libertà e le rispetta sempre, anche quando si orientano verso il negativo, verso il male, contro di Lui. Dio non costringe mai nessuno, nemmeno per il suo proprio bene. Per questo c’è tanto male nel mondo: è frutto della libertà umana.

Ed è anche per questo che la società odierna ha poco di cristiano: è il risultato di tante scelte di singoli e di istituzioni.

Ma nello stesso tempo il piano di divino è così straordinario che Dio continuerà lo stesso ad instaurare il suo Regno di amore e di pace e – cosa ancor più stupefacente – Egli sa perfino trarre il bene dal male, come si vede dalla famosa risposta di Giuseppe d’Egitto ai suoi fratelli: “Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso.” (Gen.50, 20)

L’esempio più lampante è quello di Gesù stesso. Nonostante i rifiuti e i tradimenti da parte del popolo eletto, Dio manda il Messia, che compie le promesse profetiche; anzi, realizza una Nuova Alleanza. E, nonostante l’opposizione a Gesù e la sua uccisione, il regno di Dio si è instaurato sulla terra e proseguirà fino alla fine dei tempi.

 

Last Updated on Thursday, 12 July 2018 05:32
 


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