Comm.Vang.Nativ.Gv.Batt. rom.24-6-18 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 12 July 2018 05:27

 

24 giugno 2018 Natività di San Giovanni Battista – Rito romano

“Che sarà mai questo bambino?”

(Luca 1,57-66.80)

di Salvatore Schirone

La chiesa festeggia tutti i propri santi nel giorno della loro morte: l’ingresso alla vera vita: Per il precursore di Gesù si fa un’eccezione. La figura del Battista, come quella di Maria, è strettamente legata alla missione di Gesù. Giovanni Battista fu santificato già nel seno della madre, come annunciato dall'angelo a Zaccaria (cfr. Lc 1,15) poiché doveva svolgere una grande missione nella storia della salvezza: preparare il popolo alla venuta dell'atteso Messia.

Ed è per questo che la data della celebrazione, il 24 giugno, è stata fissata esattamente sei mesi prima del Natale, come ci risulta dalla cronologia fornita da Luca (cfr. Lc 1,26.56).

La solennità della nascita del Battista ci permette di tracciare i lineamenti essenziali di questa sorprendente figura.

1) Innanzitutto il nome. Tanti uomini e donne ancora oggi lo portano: Giovanni.

L'imposizione del nome, nella cultura ebraica del tempo dei Vangeli, aveva un valore particolare, perché indicava la futura missione del bambino. Nel Vangelo odierno Luca dedica ben 7 versetti (Lc 1, 60-66) alla questione dell'attribuzione del nome al bambino, nell'ottavo giorno dalla nascita.

Avrebbero voluto chiamarlo Zaccaria, come suo padre, ma la madre dice: “No, si chiamerà Giovanni” (Lc 1,60). Zaccaria, reso muto dall'angelo, conferma quel nome scrivendolo su una tavoletta. Quel nome infatti era stato rivelato dall'angelo, quindi era stato Dio stesso a indicarlo (cfr. Lc 1,13).

Ma cosa significa «Giovanni»? Il termine «Giovanni» è legato ad un verbo ebraico che è alla base del sostantivo «grazia» (hanan in ebraico). Quando un re ha davanti un suddito particolarmente amato, prova tenerezza e lo colma di «grazia», per cui il suddito diventa «grazioso», trasfigurato, glorificato. Questo è il significato del nome «Giovanni», che naturalmente è da intendersi in senso religioso: per usare un'espressione applicata da Luca a Maria, «Giovanni» è (pieno di grazia) avvolto dall'amore di Dio fin dalle sue origini, naturalmente in grado e forma diversi rispetto a quelli della Madre del Signore.

Il Vangelo ci dice che, appena viene attribuito questo nome al bambino, Zaccaria riacquista la voce (cfr. Lc 1,64). È la consapevolezza della vera identità di quel bambino che gli permette di parlare, lodare Dio, testimoniare la Sua volontà. Per questo Luca racconta che la gente fu presa da grande timore (Lc 1,66), cioè fu invasa da un grande senso di stupore perchè si rese conto che Dio stava agendo nella loro storia. Anche per ognuno di noi c'è un momento di scoperta della propria identità e della specifica missione nella Chiesa: siamo attenti ad ascoltare la voce del Signore che si manifesta nei modi più vari!

2) Un profeta “originale”

Della vita di Giovanni sappiamo poche cose. Sappiamo che era chiamato il Battista, perché fu inviato principalmente a battezzare. La tradizione cristiana, secondo quanto riferito dagli stessi evangelisti, lo ha chiamato anche «Precursore», cioè «colui che corre innanzi», l'araldo del Messia sulla base della profezia di Isaia (40,3-5). Ma della sua vita, in fin dei conti sappiamo pochissimo, esattamente come della vita di Gesù prima del suo ministero pubblico.

Molti hanno cercato di ricostruire l'identità di quest'uomo rifacendosi ad altre fonti. Infatti, oltre ai quattro Vangeli e agli Atti degli Apostoli, ne parla anche lo storico giudaico Giuseppe Flavio, contemporaneo di Paolo. Quest'ultimo nella sua opera “Antichità Giudaiche” ci presenta Giovanni come un maestro nobilissimo di pietà e di virtù, battezzatore, ma solo in senso rituale, incarcerato e decapitato dal re Erode Antipa nel forte di Macheronte sul mar Morto, per timore che attorno alla sua figura si coagulasse il malcontento popolare contro il regime erodiano.

Alcuni studiosi hanno sottolineato anche i punti di contatto della predicazione e del battesimo di Giovanni con la vita e le credenze della comunità «monastica» giudaica di Qumran, insediatasi sulla sponda occidentale del mar Morto, nota per le sensazionali scoperte dei testi della sua «biblioteca» a partire dal 1947. Tuttavia le distanze del Battista da questo ambito sono considerevoli.

La figura di Giovanni Battista appare davvero unica. Egli, infatti, si erge soprattutto come colui che proclama una svolta radicale, una conversione dell'esistenza e non una semplice purità rituale e sacrale, come sembra far capire Giuseppe Flavio. Egli è poi colui che annunzia non solo dei generici “ultimi tempi” o un'era messianica, ma una precisa figura di

Messia, Gesù di Nazaret. Costui è «i1 più forte» nei cui confronti egli non si sente degno neppure di essere i1 semplice schiavo, colui che scioglie al suo signore i legacci dei sandali (Mt 3,11).

Sappiamo anche che attorno al Battista si era costituita una comunità di discepoli dei quali alcuni si metteranno con gioia alla sequela di Gesù, mentre altri si arroccheranno attorno a Giovanni anche dopo la sua morte in una specie di “comunità battista” autonoma e di stampo
rigorista. Infatti nei Vangeli leggiamo frasi di questo genere: “Perchè i discepoli di Giovanni digiunano?... Signore, insegnaci a pregare come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli” (Mc 2,18: Lc 11,1).

La fisionomia spirituale del Battista è legata ad alcuni tratti fondamentali. Innanzitutto il suo concepimento segnato dal miracolo, narrato da Luca in una pagina molto intensa di cui la liturgia odierna ci offre il brano centrale. Egli é per eccellenza dono di Dio, dato che nasce dalla vecchiaia ormai sterile di Elisabetta e dall'incredulità “muta” di Zaccaria.

Egli è i1 profeta definitivo: 'Tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo... Giovanni un profeta? Sì, vi dico, e più che un profeta“ (Lc 1,76; 7,26). Egli è ricolmo dello Spirito di Dio fin dal grembo materno perché la sua missione sarà totalmente consacrata a Dio e al suo Cristo.

Il secondo lineamento caratteristico della sua figura sta nella sua voce, tempestosa come quella dei profeti antichi, e nella testimonianza che non conosce esitazioni. Come dirà Gesù, Giovanni non è una canna che si piega al vento, è una quercia che può essere solo spezzata.

Ma c'è un terzo tratto legato ad un atto preciso, quello del battesimo di Gesù. La voce del Battista e la sua mano puntano diritte su quell'uomo che è nella folla degli ascoltatori: “Ecco l'agnello di Dio che toglie il peccato del mondo!' (Gv 1, 29). E il battesimo che egli compie su Gesù si trasforma in una grandiosa epifania divina. Canterà l'evangelista suo omonimo
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce. Non era lui la luce...” (Gv 1,7-8).

È facile la tentazione di inquadrare qualcuno in schemi prefissati, e spesso anche noi ci collochiamo in quelli che la società o la Chiesa stessa ci forniscono. Ma l'azione dello Spirito va ben al di là. Bisogna lasciarsi sorprendere dalla novità della sua azione, che spesso rompe ogni schema. Portare il nome di Giovanni, o qualsiasi altro nome, è scoprire l'unicità e l'originalità della propria vocazione e del proprio ruolo insostituibile nel progetto di salvezza di Dio.

3) La donazione totale di sé

C'è ancora un ultimo tratto del Battista su cui non si deve mai finire di riflettere: la sua donazione totale, nello stile del grandi profeti, alla propria missione di precursore del Messia.

I Vangeli, infatti, ci riferiscono la passione e la morte di Giovanni in un racconto ampio e carico di venerazione. La sua era stata la storia di un uomo straordinario che aveva avuto la coscienza della grandezza della sua vocazione, ma anche del limite della sua missione.

Bellissimo, a questo proposito, è l'autoritratto che egli abbozza sulla base di un uso giudaico, quello dell'”amico dello sposo”, cioè del mediatore ufficiale tra lo sposo e la sposa prima delle nozze: “Non sono io il Cristo. Chi possiede la sposa è lo sposo: ma l'amico dello sposo esulta di gioia alla voce dello sposo... Bisogna che lui cresca e che io diminuisca” (Gv
3,28-30). La donazione totale del Battista è tutta nella sua gratuità, presente già nel nome che porta, l'essere cioè consacrato a servire lo sposo, a fare la sua felicità e quella della sposa.

Egli gioisce della gioia dell'altro. Che il Signore ci dia oggi di contemplare questo grande profeta nella sua originalità di amore per Gesù Messia, sposo della Chiesa. La sua intercessione ci aiuti a consacrarci al Signore, attraverso la particolare vocazione da noi ricevuta nel popolo di Dio.

 

Last Updated on Thursday, 12 July 2018 05:37
 


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