Comm.Vang.6°Pasqua ambr.B 6-5-18 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 02 May 2018 06:36

 

6 maggio 2018 VI° domenica di Pasqua B – Rito ambrosiano

“Il Paraclito darà testimonianza di me”

 

(Giovanni 15,26 – 16,4)

 

di Ileana Mortari

 

 

E’ noto che Giovanni parla dello Spirito Santo in modo assai più ampio e approfondito rispetto ai vangeli sinottici.

 

Dio è Spirito (così Giov.4,24); scendendo su Gesù e rimanendo su di lui in forma stabile, lo Spirito realizza nella sua condizione umana il progetto divino, fa di Gesù il modello di Uomo che possiede la pienezza della ricchezza (gr.”doxa”) del Padre, fa di lui l’Uomo-Dio, il Messia tanto atteso. Nella morte di Gesù la manifestazione dell’amore-gloria del Padre coincide con la donazione dello Spirito.

Lo Spirito è simboleggiato dall’acqua viva (cfr. Giov.7, 38-39) ed è donato dal Cristo nel momento della sua morte sulla croce, quando dal suo costato trafitto sgorgano sangue e acqua, appunto. Solo da questo preciso momento è possibile ricevere lo Spirito e in concreto Gesù risorto lo effonderà sui discepoli nella sua prima apparizione, nel Cenacolo (cfr.Giov.20,22).

 

Giovanni mette in rilievo soprattutto i rapporti che intercorrono tra Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Padre sta all’origine di tutta la realtà, il Figlio possiede le stesse cose del Padre (cfr. Giov.16,15) e compie le sue medesime azioni; ecco perché può donare lo Spirito; anzi il Padre dona lo Spirito proprio per mezzo di Gesù, una volta che Egli è risorto e glorificato.

 

Lo Spirito, principio vitale, produce nell’uomo una “nuova nascita” e porta a compimento in lui l’opera creatrice, donandogli soprattutto quella capacità di amare che è propria di Dio.

 

Nella pericope odierna leggiamo però: “quando verrà il Paraclito, che io vi manderò dal Padre”(v.26a); il termine Paraclito (proprio di Giovanni) ritorna quattro volte nell’ultimo vangelo, è sinonimo di Spirito Santo e ne indica alcune caratteristiche e funzioni. Il vocabolo (in greco “paraklétos”) significa infatti: avvocato, intercessore, protettore, consolatore, esortatore, testimone.

 

Giovanni usa questo termine quando vuole designare lo Spirito Santo in un ruolo speciale: la presenza personale di Gesù nel cristiano mentre Gesù è con il Padre.

 

Ci troviamo qui di fronte ad un aspetto della fede cristiana assolutamente originale, che non ha nessuna analogia, nemmeno parziale, in alcun’altra religione.

 

Già nel cap.6 Giovanni ci ha fatto la grande rivelazione della possibilità di entrare in comunione con Gesù “mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue” (cfr. Giov.6,56), non certo al modo dei riti magico-religiosi della “cardiofagia” o simili, perché Gesù non dice “chi mangia…..diventa me”, ma “dimora in me e io in lui”: è la totale reciprocità, non immedesimazione, tra due persone che si amano; ma questa “comunione” può avvenire al massimo una volta al giorno, quando ci si accosta al banchetto eucaristico.

 

Ora invece ci viene svelato un altro modo in cui Gesù può essere presente in noi sempre, di continuo, se siamo disposti ad accoglierlo: con il dono appunto dello Spirito Santo Paraclito, il cui compito è quello di prendere in un certo senso il posto del Gesù terreno.

 

C’è identità tra Gesù e lo Spirito, tant’è vero che in Giov.14,16 noi leggiamo “il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”; il primo “paraclito” è dunque Gesù stesso, che nella sua vicenda terrena è stato intercessore, consolatore, difensore dei discepoli; con la sua morte egli ha donato il suo “successore”, il cui ruolo è fondamentalmente quello di ricordare ai discepoli quello che ha fatto Gesù, non nel senso di un semplice ricordare le sue parole, ma nel senso di aiutare i discepoli a penetrare il senso profondo di quanto ha detto e fatto il Redentore, così da giungere alla verità tutta intera (infatti al v.26b il Paraclito è detto “Spirito della verità”)

 

Questo perché “la rivelazione cristiana si trova già tutta nelle parole e nelle azioni di Gesù, nella sua persona, nella sua vita e nella sua morte; ma non si trova esplicitata in tutta la sua ricchezza e profondità: è come un grande tesoro consegnato ai discepoli di Gesù, cioè alla Chiesa, ma ancora in gran parte sigillato. Sarà compito del Paraclito aprire i sigilli e illuminare la mente dei discepoli, affinchè comprendano e sperimentino le ricchezze della rivelazione di Gesù” (G. De Rosa, Lo Spirito Santo Consolatore, LDC, pag.32).

Ecco perché troviamo più volte nel quarto vangelo, scritto almeno sessant’anni dopo la morte di Gesù, parole tipo: “sul momento i suoi discepoli non compresero ciò, ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che aveva detto questo e credettero alla parola di Gesù”; constatiamo così l’effetto dell’azione dello Spirito Santo.

Oltre al compito di ricordare e insegnare, il Paraclito ha anche quello della testimonianza: “Egli darà testimonianza di me” (v.26c). Come si ricorda subito dopo all’inizio del cap.16, i discepoli saranno perseguitati per la loro sequela di Gesù, e il “mondo” porterà avanti una linea opposta a quella del Salvatore.

Ma lo Spirito Santo sarà presente per mostrare l’inconsistenza del “mondo”, nonostante il fascino delle sue apparenze e il peso della sua potenza. Di fronte a tanta ostilità i discepoli sono esposti al dubbio, allo scandalo, allo scoraggiamento: di nuovo lo Spirito difende Gesù nel loro cuore, spiega loro la fortuna di essere discepoli, nonostante tutto; e rende quindi possibile anche la loro testimonianza di fronte al mondo.

 

Last Updated on Wednesday, 02 May 2018 06:41
 


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