Vang.f.giov.Palme rom.B 25-3-18 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 20 March 2018 21:24

 

Breve riflessione sul vangelo festivo per giovani

25 marzo 2018 – Domenica delle Palme B – Rito ambrosiano

Marco 14,1-15,47 di Ileana Mortari

Nei secoli passati si spiegava la “necessità” della morte in croce di Gesù per la nostra salvezza con la cosiddetta “teologia della soddisfazione”: Gesù, con la sua morte in croce, avrebbe offerto a Dio, l’Infinito, e infinitamente offeso dal peccato dell’uomo, l’unica “riparazione” adeguata, in quanto realizzata dall’uomo-Dio, che in quanto tale, partecipa dell’infinito. Ma questa teoria non ha niente di biblico; infatti è nata nel Medioevo, sulla scorta di categorie giuridiche del tempo.

Fortunatamente, nel 1972, Moltmann, con “Il Dio crocefisso”, avviò il superamento di tale teologia ed oggi si è recuperato il retroterra biblico del sacrificio di Gesù: anzitutto non c’è alcuna contrapposizione tra il Figlio che “paga” il fio all’ira del Padre e il Padre stesso che in Lui punisce l’intera umanità! In secondo luogo c’è piuttosto una compresenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, mirabilmente espressa nella famosa “Trinità” di Masaccio, che si trova a Firenze, nella chiesa di S. Maria Novella. E’ chiaro che, nell’ambito della Trinità, è solo Gesù che subisce la passione, perché è la sola Persona della Trinità che si è incarnata, che è Dio e uomo ad un tempo; ma il Padre e lo Spirito sono accanto a Lui e soprattutto soffrono con Lui.

Ora non fa più scandalo parlare di “sofferenza di Dio”; Egli non è mai la controparte cui chiedere “Perché l’hai permesso ? Perché l’hai voluto? Perché non l’hai evitato?”, dal momento che mai Dio manda la sofferenza e il male, i quali sono piuttosto connessi con la limitatezza del nostro essere creature e spessissimo sono frutto di malvagità, peccati, scelte scellerate, o anche solo insensatezze commesse dagli uomini, di cui peraltro il Padre rispetta la libertà.

Ora si è chiaramente capito che non è la sofferenza in sé, ma è l’AMORE con cui Gesù ha vissuto la Sua passione e morte che ci ha salvati. Come è sempre questo amore incredibile che Lo ha spinto a condividere in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana.

 

Last Updated on Tuesday, 20 March 2018 21:29
 


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