Comm.Vang.Palme B ambr.25-3-18 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 20 March 2018 21:20

 

25 marzo 2018 Domenica delle Palme – Rito ambrosiano

La liturgia ambrosiana della domenica delle Palme prevede due forme celebrative. La prima, che unisce processione delle palme e S. Messa, ricorda l’ingresso di Gesù a Gerusalemme e proclama il vangelo di Giovanni 12,12-16; la seconda ci propone l’unzione di Gesù a Betania, tratta sempre dal vangelo di Giovanni, cap.11,55-12,11. Il commento evangelico si riferisce alla seconda.

“Era vicina la Pasqua dei Giudei”

(Giovanni 11,55 – 12,11)

di Ileana Mortari

 

 

Siamo a Betania, sei giorni prima della Pasqua. Gesù e i suoi discepoli sono ospiti di Lazzaro e durante la cena Maria, sorella di quest’ultimo, compie un gesto insolito: versa una enorme quantità di preziosissimo profumo per ungere i piedi di Gesù, asciugandoli poi con i suoi capelli.

 

Perché Maria compie questo gesto? Certamente è mossa da grande affetto e gratitudine verso Gesù che è stato il suo Maestro (cfr. Luca 10,39) e ha messo in pericolo la sua stessa vita venendo in Giudea per richiamare dai morti l’amico Lazzaro, suo fratello. La sua riconoscenza è tale che nessuna parola potrebbe adeguatamente esprimerla, e allora la manifesta utilizzando un profumo molto raro e prezioso e in una quantità abnorme.

 

Questo suscita subito la riprovazione di Giuda, secondo cui sarebbe stato meglio vendere quel profumo e darne il ricavato (il corrispettivo dello stipendio annuo di un agricoltore e di un operaio!) ai poveri.

 

E’ un’obiezione fondata, se pensiamo che a Pasqua era consuetudine dare ai poveri un’elemosina più consistente, per consentire anche a loro un festoso banchetto pasquale. Ma Gesù la respinge recisamente, prendendo le difese di Maria e con una spiegazione enigmatica per i presenti, ma non per il redattore e i lettori: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”.

 

Maria, ignara di quello che sarebbe successo, era stata spinta solo dall’immenso affetto per colui che ella e i suoi familiari avevano già riconosciuto come il Figlio di Dio (cfr. Giov.11,27) e se mai nel suo gesto c’era il desiderio di onorare degnamente un tale Ospite. Ma Gesù svela un senso più profondo di quel gesto. Egli sa bene che ormai i suoi giorni sono contati, perché l’Ora della Sua suprema testimonianza è vicina. Per questo fa un esplicito riferimento alla sua sepoltura.

 

Il suo destino di Messia non è la gloria, il trionfo potente che gli Ebrei si aspettavano, ma l’amore e la dedizione di sé fino alla morte. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti.” (Marco 10,45), realizzando la misteriosa profezia del Servo di Jahvè contenuta nella 1° lettura della liturgia odierna: ”Disprezzato e reietto dagli uomini………si è caricato delle nostre sofferenze,…..è stato schiacciato per le nostre iniquità….ha consegnato se stesso alla morte”; ma “egli intercedeva per i peccatori……” e “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”.

Alle parole di spiegazione del gesto di Maria Gesù aggiunge poi un confronto tra sé e i poveri (“i poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”) che non implica un’alternativa tra l’attenzione ai primi (un importante elemento della pietà giudaica) e quella dovuta a Lui. Si tratta di due ordini differenti, da osservarsi entrambi in egual misura; solo che in quel preciso momento della storia di Gesù veniva in primo piano la circostanza della sua morte vicina e dunque la Sua persona e la giusta priorità del gesto di Maria.

 

A ben vedere, poi, non solo non c’è una contrapposizione, ma c’è addirittura un nesso per cui, alla fine, l’onore reso a Gesù finisce per ricadere proprio sui poveri.

Anzitutto c’è un legame inscindibile tra Gesù e la povertà. Egli, che ha detto “Beati i poveri!”, è il primo povero, il primo che ha vissuto, ed esemplarmente nella sua vita, questa beatitudine.

 

Anche in quel momento, a Betania, e più che mai in quel momento, Egli è “il” povero per eccellenza, è in un certo senso il rappresentante di tutti i poveri della storia, è l’emblema della povertà inerme, che ha dalla sua solo la forza della verità e dell’amore e che di lì a pochi giorni si spoglierà persino della vita fisica per amore verso gli uomini, verso tutti gli uomini.

 

In secondo luogo l’amore per Gesù precede in un certo senso quello per i poveri, ne è il fondamento e la sorgente. Egli, come dice S.Paolo, “da ricco che era, si è fatto povero per noi….(2 Cor. 8,9) ed ha affermato che l’avremmo incontrato e avremmo potuto soccorrerlo in ogni povero trovato sulla nostra strada: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare….”(Matteo 25,35).

 

Ne consegue che anche noi, quanto più sapremo riconoscere il volto di Gesù nella preghiera e nel silenzio dell’adorazione - come ha fatto Maria a Betania e come siamo particolarmente invitati a fare nella prossima Settimana Santa - tanto più sapremo riconoscerLo e amarLo nella persona del povero.

 

Notiamo infine che il brano esaminato è preceduto e seguito da due annotazioni dell’evangelista che sottolinea l’ostilità crescente dei farisei e dei sommi sacerdoti, i quali, irritati perché la situazione sta sfuggendo loro di mano, fanno addirittura propositi criminali (uccidere anche Lazzaro) pur di evitare, o almeno ridurre, in tutti i modi la popolarità di Gesù.

 

Vediamo così nettamente delineati dall’evangelista i “tipi” che incarnano nelle loro reazioni e nel loro comportamento le diverse possibili prese di posizione di fronte a Gesù.

 

La folla, venuta a Gerusalemme per la festa di Pasqua, cerca di poter almeno “vedere” quello straordinario rabbi di cui ormai tutti parlano per i gesti prodigiosi che ha compiuto; l’unica molla del suo interesse è la curiosità; soddisfatta questa, in Gesù non cerca niente altro.

 

Farisei e sommi sacerdoti esemplificano invece l’odio allo stato puro di chi vede messa seriamente in pericolo la propria autorità e il proprio potere politico e religioso.

 

Poi c’è Giuda, cui Giovanni attribuisce l’osservazione sui poveri, sottolineando la sua totale ipocrisia, ammantata di perbenismo, nonché l’egoismo e l’avidità senza limiti.

 

Egli è evidentemente l’emblema del falso discepolo che giungerà a tradire il Maestro, cui si contrappone chiaramente Maria, modello di “vera discepola”, che manifesta senza mezzi termini la sua fede, la sua fedeltà e il suo immenso affetto per il Signore.

 

 

 

 

Last Updated on Tuesday, 20 March 2018 21:24
 


Powered by Joomla!. Designed by: business hosting virtual private server Valid XHTML and CSS.