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Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 07 March 2018 11:34

 

11 marzo 2018 IV° domenica di Quaresima – Rito ambrosiano

“Siamo forse ciechi anche noi?”

(Giovanni 9,1-41)

di Ileana Mortari

Nei Vangeli sinottici troviamo quattro episodi di guarigioni di ciechi, interpretate come segni dell’arrivo dei tempi messianici, perchè dimostrano il realizzarsi della profezia di Isaia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno le orecchie dei sordi.” (Isaia 35,5)

In Giovanni, invece, troviamo un solo episodio di questo tipo e, come gli altri sei miracoli narrati dall’evangelista, esso ha soprattutto valore di “segno”, cioè ha eminentemente la funzione di condurre al riconoscimento di Gesù come Messia e Figlio di Dio.

In particolare poi l’episodio del capitolo 9 è mirabilmente condotto dall’autore in modo da far risaltare plasticamente quello che succede tra gli uomini alla venuta di Gesù, luce del mondo; e cioè quanto afferma Gesù stesso al termine dell’episodio: “Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi.” (v.39) E’ questa una frase a prima vista enigmatica, per non dire assurda. Che cosa può voler dire che Gesù viene perché qualcuno che era cieco ora veda e i vedenti non vedano più? Evidentemente le parole non vanno prese alla lettera, o meglio, occorre intendere bene il significato di “vedere” e “diventare ciechi”: non si tratta di un vedere o meno sul piano fisico, ma sul piano della fede.

Poiché l’offerta di salvezza viene rivolta da Dio ad uomini liberi, la venuta del Figlio nel mondo li sollecita, anzi li “costringe” a svelare completamente quello che hanno nel cuore e a prendere una posizione pro o contro Gesù. Questo Giovanni lo dice ripetutamente nel suo vangelo: di fronte a Lui non è più possibile stare in una posizione neutrale, occorre per forza prendere posizione, schierarsi, dichiararsi, e ovviamente portarne le conseguenze.

Così nella vicenda del cap.9 possiamo chiaramente vedere le diverse reazioni di fronte al miracolo della guarigione: incertezza e perplessità tra la folla (v.9: alcuni dicevano “E’ lui”, altri “No, ma gli assomiglia”); dissenso tra i farisei (v.16); prudente distanza dei genitori (v.21: “come ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi”).

Ma soprattutto le due possibili e antitetiche posizioni contrapposte circa il giudizio su Gesù sono rappresentate dall’uomo guarito e dai farisei. Per tre volte questi dicono: “Noi sappiamo” e per tre volte invece l’altro afferma di non sapere. Eppure proprio dallo svolgersi dei dialoghi e dall’incrocio delle argomentazioni risulta esattamente il contrario!

Il povero mendicante, rassegnato alla sua disgrazia (forse collegata a una dimensione morale – cfr. i vv.2-3), quando un uomo chiamato Gesù, dopo avergli impiastricciato gli occhi con del fango, gli ordina di andare a lavarsi, obbedisce senza obiettare. Esegue quanto gli viene detto e si ritrova di colpo guarito da un male assolutamente incurabile. Poi, sollecitato dai vari interrogativi che gli vengono posti, si ritrova in pratica a ripercorrere nel giro di poche ore l’esperienza di cammino spirituale e di incontro con Jahvè fatta dal popolo ebreo nel corso della sua storia, quando ha saputo nutrire fiducia in Dio ed è quindi diventato esemplare per ogni credente.

Anche quell’uomo è aperto ad accogliere la verità e ragiona correttamente a partire dalla realtà del fatto accaduto; è insomma un bell’esempio di quella che chiamiamo “onestà intellettuale”.

E così succede che proprio lui, comunemente ritenuto ignorante, disgraziato e “nato tutto nei peccati” (v.34), mostra di aver raggiunto una assai più profonda comprensione dell’insegnamento di Mosè rispetto ai farisei, al punto che può impartire loro una vera e propria lezione di teologia! Egli infatti si fa portavoce della linea ortodossa dei rabbini: “Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.” (v.31) Gesù è appunto uno che fa la volontà del Padre e quindi il Padre lo ascolta (come possiamo vedere da vari passi di Giovanni: 8,26; 8,42; 11,41-42).

Tutto il contrario succede ai farisei che tanto credono di sapere!

Anzitutto si contraddicono (come è evidente se si confronta Giov.9,29 con 7,27); in secondo luogo hanno talmente idolatrato la Legge, da arrivare a negare l’evidenza dei fatti (la indubitabile guarigione di uno cieco dalla nascita) pur di non recedere di fronte al fatto che Gesù “deve” essere un peccatore, dal momento che ha violato il sabato! (viene proprio da pensare che la loro sia non tanto una “osservanza”, ma una “ossessione” della Legge!) Infine, come sempre succede in questi casi, quando non hanno più argomenti validi da opporre, passano all’insulto e cacciano ignominiosamente l’uomo dalla sinagoga.

Ecco dunque come la presenza di Gesù-luce ha manifestato ciò che era celato nei cuori e nelle coscienze! Nei due “tipi” rappresentati dal cieco guarito e dai farisei abbiamo la palmare contrapposizione tra la semplicità del vedere e riconoscere ciò che è avvenuto e la cieca ottusità dell’orgoglio che pretende di sapere senza lasciarsi minimamente sfiorare dal dubbio.

Come ben sappiamo, la validità di ogni pagina evangelica è perenne e, dopo aver ascoltato la Parola di oggi, è anche ciascuno di noi che, onestamente, deve porre a se stesso la domanda: “Sono forse cieco anch’io?”. Gli elementi per dare una risposta onesta non ci mancano davvero!

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Last Updated on Wednesday, 07 March 2018 11:38
 


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