Comm.Vang.1°Avv.ambr.B 12-11-17 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 08 November 2017 17:49

 

12 novembre 2017 I° domenica di Avvento B – Rito ambrosiano

 

“Quando accadranno queste cose?“

 

(Marco 13,1-27)

 

di Ileana Mortari

 

 

Siamo in prossimità della Pasqua e Gesù, come ogni pio giudeo, si reca a Gerusalemme e al Tempio per il pellegrinaggio pasquale. Mentre esce dal luogo sacro, uno dei suoi discepoli lo invita ad ammirare la straordinaria bellezza del tempio (che era stato ricostruito dopo l’esilio babilonese nel 515 circa a.Cr. e ampliato negli anni 20-64 a.Cr. da Erode il Grande), un edificio che fin dal tempo di Geremia era ritenuto indistruttibile, in quanto segno della fedeltà di Dio verso il suo popolo.

 

Ma Gesù osserva che, come tutte le cose umane, anch’esso cadrà, anzi “non sarà lasciata pietra su pietra che non venga distrutta” (v.2) ed ecco allora la domanda di tre discepoli: “Quando accadranno queste cose?”. Chiaramente il venir meno del tempio indicava per gli ebrei e l’evangelista Marco la fine del mondo e l’avvento del Regno di Dio in grande potenza e gloria: proprio all’epoca di Gesù del resto c’era un gran discutere, specie in certe correnti apocalittiche, circa il tempo in cui sarebbe accaduto tutto ciò.

 

Il Nazareno, come è nel suo metodo, non risponde a questa domanda, perché – come dirà alla fine - ”quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, nè gli angeli nel cielo nè il Figlio, eccetto il Padre”(13,32).

 

Piuttosto la sua lunga risposta è costituita dal cosiddetto “discorso escatologico”, cioè relativo agli ultimi tempi e alla fine del mondo, che occupa l’intero cap.13 di Marco ed è in gran parte riportato nella pericope odierna. In tale discorso (comune ai sinottici) ogni redattore compendia i vari insegnamenti dati dal Maestro sull’argomento nel corso del suo ministero.

 

Allora, più che della data di questa temuta “fine”, di che cosa si preoccupa Gesù? di dare indicazioni chiare su come comportarsi e come discernere i veri dai falsi profeti.

 

Anzitutto esorta a non lasciarsi ingannare da falsi messia e questa Parola è forte e inequivocabile anche a proposito di tutte le date annunciate come quelle della fine, a partire dal millenarismo medievale su su fino agli ultimi due secoli, quando gli Avventisti del 7° giorno prima e i Testimoni di Geova poi invano annunciarono almeno quattro date (ogni volta regolarmente smentite!) della catastrofe finale.

 

In ogni tempo sorgono infatti sedicenti messia o profeti o persone che a loro dire avrebbero il privilegio di conoscere cose normalmente ignote. “Badate che nessuno vi inganni!” dice Gesù (v.5).

 

In secondo luogo il Maestro dice: “Quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi” (v.7). Assodato che non è assolutamente possibile, oggi come allora, sapere quando sarà il tempo della fine, è evidente che tutto il discorso di Gesù verte sul tempo della storia in quanto tale, quella immediatamente seguita alla sua Ascensione e successivamente fino a noi; e il tempo storico è purtroppo sempre, in ogni epoca, percorso da conflitti e rivolte di vario genere e a questo proposito l’indicazione di Gesù è ancora molto chiara: “Non allarmatevi!”, cioè non cadete nel panico, nell’ansia, nella precipitazione che è sempre cattiva consigliera.

 

Gesù compie varie predizioni, sia di fatti che storicamente sarebbero accaduti subito dopo il suo ritorno al Padre (come le persecuzioni degli apostoli), sia di sventure e flagelli di ogni tipo (terremoti e carestie - v.8), sia di fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo, come detto nei vv.24-25 il cui linguaggio è chiaramente apocalittico ed allude alle prove del “cattivo

ultimo tempo” (Volz), nonché a quei fenomeni celesti quali oscurità, tempeste, caduta delle stelle, etc., che già nei libri apocrifi intertestamentari erano stati indicati come premonitori della fine.

 

Qual è allora l’atteggiamento giusto da tenere? Purtroppo non mancheranno persecuzioni dei cristiani in ogni tempo: “sarete odiati da tutti a causa del mio nome” (v.13 a); ma ogni fatto anche negativo sarà un’occasione di dare testimonianza (cfr. v.9). E in tutto questo non mancherà mai la presenza, l’assistenza e l’aiuto dall’alto: “dite ciò che in quell’ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo” (v.11 b) e soprattutto ”chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato” (v.13 b).

 

Qui sta la fede del discepolo, la ragione della sua vittoria sulla paura e sull’ansia: l’assoluta certezza che l’amore e la protezione di Dio sono più forti di qualsiasi male.

 

Soprattutto consolante è che “allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria………Egli radunerà i suoi eletti….”. La fine del mondo (che in pratica a livello individuale coincide con la propria morte) sarà soprattutto l’incontro con il Signore glorioso.

E intanto il tempo della nostra vita sarà segnato dalla vigilanza (cfr. Marco 13,33-37), cui soprattutto ci esorta questo tempo di Avvento, che inizia con l’odierna domenica.

 

Chiediamoci: quanto siamo vigili, attenti, critici nei confronti dell’andazzo comune? Quali strategie mettiamo in atto per evitare di “addormentarci” nella situazione corrente, fare come tutti fanno, cadere nel triangolo mortale di pigrizia, avidità, superficialità?

 

Cerchiamo allora di vivere il tempo che ci separa dal Natale trovando a tutti i costi – e anche se ci “costa” molto - più spazio per il silenzio, la meditazione, l’ascolto della Parola, l’adorazione e il dialogo con il Signore..…e anche il Natale, proponiamoci di viverlo almeno “un po’ meno consumisticamente”, visto che non è facile eliminare del tutto l’aspetto consumistico!

 

Qualche idea: perché non orientarsi a regali di tipo “solidale”, con i quali tra l’altro si sensibilizzano i destinatari circa gravi situazioni di indigenza, violazione di diritti, oppressione di fratelli più sfortunati?

 

Si può anche decidere di destinare la stessa quota, o almeno la metà, di quella che usiamo per fare regali, a favore appunto di situazioni d’emergenza.

 

O ancora, si possono fare regali solo “simbolici”, facendo presente al destinatario che la somma corrispettiva al regalo “costoso” è stata destinata a fratelli più sfortunati di noi.

 

 

Last Updated on Wednesday, 08 November 2017 17:51
 


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