Comm.Vang.Dedic.Duomo MI ambr.A 15-10-17 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 11 October 2017 22:17

 

 

15/10/2017 Dedicazione del Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli ambrosiani

Rito ambrosiano – Anno A

“Osanna al figlio di Davide!”

(Matteo 21, 10-17)

 

di Ariel Alvarez Valdés

 

 

Secondo i sinottici, a determinare la morte di Gesù pare proprio che sia stato un incidente che Egli provocò nel Tempio, quando, in una certa occasione, Gesù si trovò dinanzi ad un gruppo di mercanti di animali e di cambiavalute e li scacciò con ira dal Luogo Sacro……..………….Perchè quei mercanti si trovavano presso il Tempio? Perché quando un ebreo voleva offrire un sacrificio a Dio, non poteva portare un animale qualunque per celebrare l’offerta. Quell’animale doveva essere senza difetti, privo di impurità o macchie: insomma, un animale certamente piuttosto raro da rintracciare dappertutto. Molti ebrei, inoltre, arrivavano a Gerusalemme da molto lontano ed era scomodo che, oltre ai propri effetti, dovessero portare con sé anche tutto l’occorrente per celebrare nel Tempio un’adeguata offerta.

 

Per questi, e certamente per altri motivi senza dubbio speculativi, i mercanti del Tempio garantivano nello stesso tempo un servizio utile, ma, in particolare, la purezza dell’animale oggetto dell’offerta sacrificale. C’è pure da sottolineare che gli Ebrei d’età maggiore di anni 20 erano tenuti al pagamento di un’imposta annuale al culto, ma la moneta romana (l’unica che avesse corso legale in tutta la Palestina occupata dall’Impero Romano) non era accettata presso il Tempio, perché vi era raffigurato l’Imperatore; e ciò non era consentito dalle Leggi ebraiche molto severe nell’osservanza delle norme in materia di religione. Né potevano essere accettate monete straniere che gli Ebrei importavano da altri Paesi a causa dei loro viaggi. Erano ammesse soltanto alcune monete molto speciali, denari coniati presso la città di Tiro, e i cambiavalute (speculando fortemente su questo tipo di servizio ad hoc e in loco) rifornivano i pellegrini proprio di quelle monete.

 

Questo commercio religioso, più o meno lecito, era tollerato dai Sacerdoti, ovviamente perché avevano interesse che quel traffico si compisse in un luogo sacro, seppure presso l’atrio esterno del Tempio (soprannominato Atrio dei Gentili o dei pagani): infatti, essi percepivano una percentuale di quei guadagni.

 

La cacciata dei mercanti è uno degli episodi più singolari della vita di Gesù, perché ci mette di fronte ad un moto d’ira che non esiste altrove nella vita del Messia e, in particolare, è molto lontano dal tipo di carattere che siamo abituati a percepire in Lui…….L’episodio è insolito soprattutto perché non ci permette di capire quali precise intenzioni Gesù avesse in quella particolare circostanza, tanto più che, di per sé, mercanti e cambiavalute non facevano alcunché di male, anzi aiutavano i pellegrini ad assolvere i loro impegni cultuali. Non solo oggi, ma già nella Chiesa primitiva non si ricordava il motivo di quell’episodio. Così, quando gli evangelisti misero per iscritto l’esperienza del Messia (almeno 30-40 dopo la sua morte), circa quell’episodio tanto oscuro ognuno tentò di dare una spiegazione personale, adattandolo ai suoi intendimenti catechetici e pastorali.

 

Secondo Marco (65 d. Cr. circa), l’Atrio dei Gentili era da considerarsi luogo sacro tanto quanto quello degli Israeliti, dal momento che la preghiera degli ebrei e quella dei pagani aveva lo stesso valore di fronte a Jahvè; per questo Gesù se la prende con l’indecoroso commercio che vi viene fatto.

 

Luca (85 d. Cr. circa) ha una versione molto breve dell’episodio e lo presenta come una purificazione del Tempio per convertirlo in luogo adatto agli insegnamenti di Gesù, che infatti da quel momento insegnerà permanentemente nel Tempio (cfr. Lc. 21-22-23).

 

Quanto a Matteo (85 d. Cr. circa), occorre tener presente che egli scrive per lettori di origine ebraica: gente che attendeva la venuta di un nuovo (e definitivo!) Messia. Così innanzitutto egli scrive che Gesù scacciò i mercanti del Tempio nello stesso giorno in cui entrò in Gerusalemme (e non il giorno dopo, come Marco). Il dettaglio non è secondario (come potrebbe sembrare), perché il giorno in cui Gesù entrò in Gerusalemme è quello in cui l’intera città lo acclama nelle due accezioni di Re e Messia. In questo modo l’evangelista intende dire, con sottile intendimento giustificativo della sua versione che quel Gesù che è appena entrato nel Tempio (e non un altro) è il Messia che Israele ha sempre atteso.

 

La portata del messaggio non è cosa di poco conto, visto che, ancora oggi (seppure in un aperto clima dialogico tra le religioni, soprattutto monoteiste), gli Ebrei hanno difficoltà a vedere in Gesù il Messia riconosciuto dal cristianesimo.

 

Occorre poi ricordare che nel 167 a. Cr. l’empio re Antioco Epifane aveva profanato e dissacrato il Tempio offrendo in esso sacrifici agli dei pagani. E secondo un’antica profezia di Malachia gli Ebrei attendevano che il Messia in persona venisse a purificarlo dall’onta.

 

Matteo, presentando Gesù come Messia e per di più mentre esige la purificazione del Tempio, insinua che egli lo purifica non solo dai mercanti e dai cambiavalute, ma anche dal suo antico e vergognoso oltraggio subìto ad opera del re siriaco.

 

Per riaffermare questa idea, l’evangelista aggiunge lo fa soltanto lui) due dettagli:

 

a) scrive che, dopo aver cacciato i mercanti, si avvicinarono a Gesù alcuni ciechi e paralitici ed egli li curò, proprio perché il Messia tanto atteso si sarebbe fatto riconoscere grazie a quel tipo di miracoli (cfr. Mt.11,5);

 

b) afferma che un coro di bambini ebrei si mise ad acclamare Gesù come Messia, cosicchè non rimanesse alcun dubbio sulla sua identità.

 

 

 

(tratto da “Cosa sappiamo della Bibbia?” vol.10°, pp.58-65 passim)

 

Last Updated on Thursday, 12 October 2017 11:08
 


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