Comm.Vang.23°rom.A 10-9-17 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 05 September 2017 16:02

10 settembre 2017 XXIII° domenica A – Rito romano

Matteo 18, 15-20: vang. merc. 19°settim. Rito rom.

“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo”

(Matteo 18, 15 – 20)

di Ileana Mortari

Il brano evangelico odierno è costituito da una pericope del cap.18° di Matteo; tranne i primi 14 vv., che hanno paralleli nei sinottici, il resto del capitolo è solo di Matteo, che ha qui riunito una serie di gesti, sentenze e parabole di Gesù, per illustrare il comportamento dei fedeli all’interno della comunità cristiana; infatti questo capitolo è stato chiamato il “Discorso ecclesiale” o la “Regola della comunità” e, con gli altri quattro ampi discorsi, concorre a formare le cinque “colonne” che reggono tutta la struttura matteana.

Il discorso ecclesiale si può grosso modo dividere in due parti: la prima svolge il duplice tema dell’umiltà e della sollecitudine per i “piccoli”, che costituivano uno strato di credenti deboli, facilmente disattesi e in pericolo di perdersi; la seconda sviluppa il motivo della fraternità ecclesiale, con particolare attenzione alla correzione fraterna e al perdono generoso dell’offesa.

E’ in questa seconda parte che si colloca la pericope liturgica di questa domenica, dove troviamo sottolineate tre tematiche: la correzione fraterna, l’autorità degli apostoli e la preghiera comunitaria. Prenderemo in considerazione la prima.

Matteo analizza casi e situazioni che effettivamente si erano più volte presentati nelle comunità delle origini (singolari analogie si riscontrano con la chiesa locale di Corinto di cui parla S.Paolo) e quindi anche in quella matteana di Antiochia di Siria. Questa non è certo una comunità di puri e santi, ma al contrario vede con frequenza forme di arrivismo, sogni di grandezza e preminenza da parte di membri in vista, scarsa attenzione ai “piccoli” nell’accezione prima indicata, peccatori notori che suscitano gravi problemi. Che fare? Non resta che riandare alle parole e all’esempio del Maestro; ed è quello che l’evangelista fa, affrontando il grave problema della presenza di peccatori gravi.

Le istruzioni di Gesù sono connotate da sensibilità e gradualità: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo tra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello” (v. 15). Il primo passo è dunque quello di avvicinare il fratello (anziché isolarlo subito secondo la tendenza farisaica prevalente), assumendosi la responsabilità e anche il coraggio di segnalargli il suo errore, e fornendogli l’evidenza della colpa, questo alla scopo non di “metterlo alla gogna”, ma di recuperarlo alla salvezza.

Se non ti ascolterà – prosegue il vangelo – prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni” (v. 16) Il secondo passo è ispirato a una pratica giuridica giudaica di cui parlano Numeri e Deuteronomio, per cui la correzione avrà luogo davanti ad alcuni testimoni; il che conferisce maggior efficacia al procedimento.

Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.” (v. 17). L’ultima possibilità è data da una convocazione della comunità locale, che con il peso del suo prestigio cerca ancora una volta di mettere il peccatore di fronte alle sue responsabilità; ma, se neppure questo ha effetto, allora il

colpevole “sia per te come un pagano e un pubblicano”, espressione proverbiale giudaica molto dura, che indica la totale esclusione dell’individuo dalla comunità sacra. Nella situazione analizzata da Matteo, il fratello che giunge a peccare in modo grave e persevera nel suo errore, pur dopo molte e varie sollecitazioni alla conversione, rompe tutti i ponti con la comunità e si situa egli stesso fuori di essa. E anche allora, tuttavia, egli resta sempre oggetto della misericordia di Dio, come ben si vede nel vangelo nel comportamento di Gesù verso pubblicani e peccatori pubblici.

Degni di nota sono l’estrema discrezione e carità che devono connotare tutto il procedimento. Ben a ragione quel grande educatore che fu S. Francesco di Sales ammoniva: “Quando ci accingiamo a correggere un fratello, scriviamo prima su un foglio e ripetiamoci a più riprese queste due frasi bibliche: “Forse che io ho piacere della morte del malvagio – dice il Signore Dio – o non piuttosto che desista dalla sua condotta e viva?” (Ezechiele 18, 23) e Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Matteo 7, 3-5)

E un significativo testimone del nostro tempo, Dietrich Bonhoeffer, ha sottolineato che la comunità, per crescere, ha bisogno del contributo di tutti e soprattutto necessari appaiono alcuni ministeri: “quello di tenere a bada la lingua, quello dell’umiltà e della dolcezza, quello del saper tacere quando si è criticati, quello dell’ascolto, quello di essere sempre pronti a rendere un servizio nelle piccole cose della vita, quello di portare e sopportare i fratelli, quello di perdonare, quello di proclamare la Parola, dire la verità, esercitare l’autorità.” (da “Vita comune e Il libro di preghiera della Bibbia”, ed. Queriniana, termini illustrati nel cap. “Il servizio”, pag. 70)

 

Last Updated on Tuesday, 05 September 2017 16:04
 


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