Comm.Vang.1°d.mart.S.Gv.ambr.A 3-9-17 PDF Print E-mail
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 30 August 2017 14:28

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3 settembre 2017 domenica dopo il martirio di S. Giovanni il Precursore

Rito ambrosiano – Anno A

“Chi è costui, del quale sento dire queste cose? ”

(Luca 9, 7 - 11)

di Ileana Mortari

Il brano contenuto nei vv.7-9 della liturgia odierna è presente in tutti e tre i sinottici, ma – come sempre – con accentuazioni diverse.

Ad esempio lo storico Luca è più preciso di Marco (la sua fonte) e designa Erode Antipa non come re (titolo che peraltro egli stesso cercò di ottenere – invano! - dall’imperatore romano), ma tetrarca, cioè principe con prerogative regali, ma inferiore ai re, che governava la quarta parte di un territorio, nella fattispecie quello ereditato dal padre Erode il Grande: la Galilea e la Perea.

E poi, a differenza di Marco, secondo cui anche Erode pare credere che Gesù sia il Battista risorto (cfr. Marco 6,16), Luca sottolinea nel tetrarca il suo scetticismo da sovrano ellenista illuminato: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; non può esserci nessun Battista redivivo!”

Così in questa circostanza il terzo evangelista fa conoscere al lettore la fine tragica di Giovanni Battista, di cui aveva parlato al 3° capitolo; a differenza di Matteo e Marco, egli omette il racconto della fine del Battista, forse per una sua tendenza a tralasciare fatti troppo scandalosi o scene troppo violente e passionali.

Il brano ha altresì una sua collocazione diciamo così “strategica” nell’ambito del racconto lucano; siamo già a buon punto del ministero di Gesù, la sua fama si diffonde sempre più e la gente si è fatta alcune diverse opinioni di Lui: Luca le riporta lasciando intendere chiaramente la loro natura “popolare” e semplicistica, priva di conferme nella religiosità giudaica del tempo; si tratta dunque di pareri poco credibili.

Si dice che Gesù è il Battista resuscitato o un antico profeta pure resuscitato; ma nel giudaismo si aspetta una resurrezione di morti generale e alla fine dei tempi; nel corso della storia potevano tornare o apparire solo personaggi non deceduti, ma rapiti in cielo, come Enoch ed Elia.

Più plausibile poteva essere l’identificazione con Elia, figura di grande rilievo nelle attese escatologiche dell’ebraismo; ma quest’ultimo era già stato identificato da Gesù con la figura di Giovanni Battista, che ha avuto la funzione di presentare il Messia al mondo giudaico (cfr. Luca 3,16-18).

Le tre ipotesi hanno infine in comune un elemento importante per Luca: se da un lato le varie opinioni mostrano che la gente afferra qualcosa della grandezza di Gesù, dall’altro esse rinchiudono il Nazareno in categorie già conosciute, lo collegano a figure già note del passato. Non intuiscono l’assoluta “novità” del rabbi di Galilea.

L’evangelista intende così porre con forza l’interrogativo messo in bocca ad Erode: “Chi è dunque costui?” e si ricollega ai numerosi passi in cui già molti (il Battista in 7,20, i commensali nell’episodio della peccatrice perdonata – 7,49, i discepoli dopo la tempesta sedata - 8,25) si erano posti la domanda provocata dalla straordinaria novità delle parole e delle azioni di Gesù.

La risposta autentica, che coglie nel segno, sarà data di lì a poco da Pietro, a nome anche degli altri discepoli: “Tu sei il Cristo di Dio” (Luca 9,20). Ben diversa sarà invece la reazione di Erode, quando, nel corso del processo romano a Gesù, egli si troverà finalmente di fronte al personaggio “che cercava di vedere” (v.9 c). Siamo al cap.23° di Luca, vv.6-12: ben lungi dal cogliere la divinità e la missione di Gesù, fondamentalmente egli si rallegra di vedere Gesù, perché “spera di vedere qualche miracolo fatto da lui” e a tale scopo lo tempesta di domande; ma Gesù tace, non si presta al gioco; “allora anche Erode lo insultò e si fece beffe di lui” (c.23,v.11).

E’ evidente la grande attualità di questa pagina evangelica. Anche oggi ricorre l’interrogativo “Chi è Gesù di Nazareth?” e anche oggi sono tante e diverse le risposte. Specie tra i giovani, è frequente sentir dire che Gesù è indubbiamente un personaggio di grande levatura, un modello di moralità, il più profondo fondatore di religioni, un uomo che ha davvero messo in pratica l’amore del prossimo. E pure dall’inchiesta di Edgarda Ferri di alcuni anni fa emerge che Gesù è mediamente rispettato, amato e ammirato come uomo, ma non interessa come Figlio di Dio (cfr.”Alla fine del secolo ventesimo, che cosa resta di Cristo?”).

La “pietra d’inciampo” è proprio qui: riconoscere in Lui il Figlio di Dio fattosi uomo e morto per la nostra salvezza dal male e dal peccato. Eppure – scrive il card. Angelo Comastri in “Gesù……e se fosse tutto vero?” – “non c’è nulla di più bello, profondo, ragionevole, coraggioso e perfetto del Dio fatto uomo”. Il cardinale ha avviato il suo discorso con tre illustri personalità: Napoleone, Dostoevskij e Pascal, tre intelligenze superlative che si sono inginocchiate davanti a Gesù e hanno in sostanza esclamato all’unisono: “Fra il cristianesimo e qualsiasi altra religione c’è la differenza dell’infinito: Cristo è unico! E’ unico perché è Dio fatto uomo”.

 


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