Noè e il diluvio universale
Written by Ileana Mortari   
Saturday, 22 January 2022 17:36

 

NOE’ E IL DILUVIO UNIVERSALE

11-5-20. In un gruppo FB ci fu una grossa disputa sulle misure dell’arca di Noè e i problemi pratici creatisi in quell’occasione.

MIO INTERVENTO

Oltre alla fede, Dio ci ha dato un dono bellissimo, che è la ragione, grazie alla quale l’uomo, a differenza degli animali, conosce il progresso. Anche nell’interpretare la Bibbia occorre la ragione, almeno fin dove può arrivare, per capire davvero il messaggio divino; rifiutarsi di usarla significa disprezzare il testo sacro, e questo a mio avviso è un torto verso Dio!

Segnalo che nel mio sito www.chiediloallateologa.it c’è un file con un mio corso su Genesi capp.1-11, scaricabile gratuitamente da Home. Dalla sezione su Noè e il diluvio ho estratto quanto segue.

Gen 6,5-7,24: il diluvio universale.

v.5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.

v. 7 Il Signore disse: «Cancellerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame ecc.».

Ora non va attribuita direttamente a Dio la catastrofe del diluvio, perché Dio è la causa prima di tutto, essendo il Creatore; poi la natura segue una sua logica e vede un succedersi di cause ed effetti che si spiegano al loro interno, senza ricorrere continuamente a Dio. Ma nella mentalità semitica non c’era questa distinzione, ecco perché per lo più si attribuisce direttamente a Dio ogni evento.

Gen 7,6-12 (J)

v.6 Noè aveva 600 anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

v.7 Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.

A questo punto, mi stacco dal mio testo e riporto qualcosa di A.Valdès, Cosa sappiamo della Bibbia?, 1° vol.p.17: E' esistita l'arca di Noè? Ci sono stati molti tentativi, dal 7° sec. d. Cr. fino al 1955 di trovare quel famoso monte Ararat dove si sarebbe fermata l'arca con il ritiro totale delle acque. Tutte le prove che riportarono i ricercatori-esploratori risultarono infondate. Tutto a causa di un errore di base. Per la Bibbia Ararat non è un monte, ma, come si vede da altri passi della Scrittura, è una nazione: l'antico Urartu, cioè l'attuale Armenia, un vasto altopiano di 230.000 km. Dunque, con un'indicazione così vaga, è praticamente impossibile compiere quel tipo di ricerca.

Quanto poi all'arca, è evidente che non si tratta di una cronaca, ma di un racconto didattico. Le misure indicate risultano assolutamente esorbitanti: sono quelle di un transatlantico moderno, mai conseguito dall'ingegneria navale fino al 1800. Basta pensare poi all'assurdità di trovare una coppia di tutte le specie esistenti, che sono milioni. E per salvare dall'estinzione una specie animale non basta certo una coppia! E poi neanche l'autore biblico vuole presentare un fatto di cronaca; ma perchè allora - dirà qualcuno - l'autore non avverte i suoi ascoltatori (tradizione orale) e lettori (tradizione scritta successiva) della cosa, come Garcia Marquez scrive all'inizio di un suo romanzo: "Attenti. Si tratta di invenzione"? Risposta: per il semplice fatto che non occorreva dirlo; gli ascoltatori-lettori capivano benissimo di non trovarsi di fronte a una cronaca giornalistica, ma a una narrazione didattica. Siamo noi che, se impreparati, attribuiamo storicità a racconti che non pretendono di averla

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Passiamo ora al diluvio; per capirlo dobbiamo tener presente la cosmologia ebraica: ci sono le acque primordiali in alto, il grande abisso in basso, e le cateratte, le porte del cielo. È evidente che, secondo il racconto biblico, il diluvio appare come una catastrofe universale, per cui l’intera terra venne invasa dalle acque superiori e inferiori. Essa fu totalmente sommersa e tutti gli esseri viventi vengono distrutti, eccetto quelli che si trovano nell’arca.

Poi c’è il numero 40 che è ben noto come numero biblico con un valore simbolico, come hanno i numeri nella Bibbia: 40 è un tempo in sé compiuto ed è anche simbolo della maledizione, come si vede appunto in questo caso del diluvio, dove il diluvio è una punizione per la malvagità degli uomini.

Gen.7 suscita indubbiamente alcune domande: come va interpretata questa pagina? alla lettera o no? C’è stato veramente un diluvio universale, come pare di vedere da 7,19 (le acque coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo)? Fu sterminato ogni essere che era sulla terra? rimasero solo Noè e chi stava con lui nell’arca?

Cominciamo dalla questione “diluvio”; non poteva essere accaduto in Israele, in quanto tale flagello non può avere come cornice il paese arido e montagnoso di Canaan. L’argomento e anche la sua espressione letteraria non sono di origine palestinese, vanno cercate nel mondo mesopotamico.

Prendiamo la zona che sta tra il monte Ararat (anzi i monti dell’Urartu) a nord e il Golfo Persico a sud est; qui non solo so conserva il ricordo di un’inondazione catastrofica che risaliva ad un passato lontanissimo, ma si conservano leggende sumero-babilonesi che hanno tramandato e ingrandito tale ricordo e che sono più antiche dei racconti della Bibbia. Israele ha conosciuto i tre testi babilonesi che parlano del diluvio durante il suo esilio in Babilonia (VI sec. a. Cr.). E la Bibbia presenta ben 17 punti in comune con questi testi, in cui anche i dettagli sono identici. Se ne deduce una sicura dipendenza letteraria del testo biblico dai testi mesopotamici.

C’è di più: non solo in Israele e in Mesopotamia, ma in altri popoli di tutt’altra parte del mondo troviamo vari miti e leggende riguardanti un diluvio universale. Pare che un ricordo ancestrale stia alla base di queste leggende diffusesi dal III millennio in poi.

Il punto di partenza è forse una catastrofe naturale legata ai due fiumi mesopotamici Tigri ed Eufrate, una grande inondazione che deve aver ricoperto i territori della pianura mesopotamica e altre regioni vicine e che accadde intorno al 6.000-5.000 a.C.

Il diluvio biblico è pertanto accertato dai biblisti nella nuova accezione di diluvio mesopotamico. Questo, per la Mesopotamia, ma anche per il Perù, la Persia, l’India, ecc. segna sempre la fine della glaciazione, causata dall’innalzamento della temperatura.

Ma all’autore biblico non interessava fare un discorso geo-storico. Egli voleva dare una risposta agli interrogativi fondamentali degli uomini di tutti i tempi. E qui la domanda era: perché l’uomo nella sua vita sperimenta la catastrofe, la distruzione di ciò che aveva costruito nel suo ambiente di vita? Perché questi grandi sconvolgimenti cosmici che attentano sistematicamente alla vita dell’uomo, che di fronte alla natura impazzita, si sente sempre canna fragile e instabile?

Ora, per dare la risposta a questa domanda, l’autore SI SERVE DI MATERIALE MITICO che trova nel suo ambiente, lo reinterpreta e demitologizza, cioè gli conferisce un significato diverso da quello del mito.

Il diluvio ci ricorda come il mondo sia davvero fragile e come, a causa della violenza e del peccato dell’uomo, possa comunque ripiombare nel caos dal quale è uscito ed essere così distrutto: in tal caso si parla di decreazione e anticreazione. Ma nello stesso tempo il racconto del diluvio ci richiama al fatto che, per opera di Dio, il mondo può essere purificato e uscire rinnovato dall’acqua, “ricreato”. Infatti Dio torna a pronunciare gli elementi di benedizione così come era stata pronunciata il 5° giorno della creazione: Siate fecondi e moltiplicatevi. Così in 8,17: Tutti gli animali d’ogni specie falli uscire, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino. Sono quasi le stesse parole. Del resto ci sono moltissimi elementi che collegano il racconto della creazione e il racconto del diluvio: lo stesso termine tehôm parla dell’abisso in Gen 1,2 e Gen 7,11; la superficie delle acque ‘al-penȇ hammājim: Gen 1 e Gen 7,18; anche il ruolo del vento, rûah, Gen 1 e Gen 8,1.

Quindi il diluvio è una decreazione, un’anticreazione, un ritorno al caos. Il mondo ha avuto un inizio e può anche avere una fine, non è eterno. La malvagità dell’uomo ha provocato la catastrofe, ma – come sappiamo nella logica di Dio – Dio punisce, ma dà sempre una possibilità di ricominciare. Dio perdona. Dio interviene in senso positivo. Aveva lui stesso intessuto le vesti di pelle per i due progenitori, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, aveva messo il segno sulla fronte di Caino perché non venisse ucciso, secondo la legge del taglione; e qui salva un “resto”. Restò solo Noè e chi era con lui nell’arca. Il verbo “restare”, šā’ar usato in 7,23 è affine al vocabolo “resto” š’ērȋt, che è il termine tecnico della letteratura profetica per designare il “resto salvato”, cioè la porzione che all’interno del popolo, sia pur degenere, resta fedele a Dio. Davvero l’episodio del diluvio spezza a metà i capitoli di Gen 1-11, perché si tratta di una distruzione della terra, di un ritorno al caos; ma per la bontà di Dio e il perdono (e un’altra possibilità che vuole dare all’uomo), anche di una ri-creazione, di una rinnovata creazione.

È Dio che indica a Noè le misure dell’arca, il materiale che deve impiegare, perfino la forma della costruzione. Come va inteso questo? Non certo preoccupandosi dell’arca come tale. Questo significa piuttosto che chi costruisce la sua vita con le misure di Dio, sopravviverà sempre a qualsiasi tempesta.

Enzo Bianchi (della comunità monastica di Bose – Piemonte) ha delle riflessioni veramente interessanti: egli estrae come insegnamento perenne, generale da questa pagina che abbiamo letto, il fatto che anche le disgrazie, le catastrofi più gravi non devono abbatterci completamente. Il cristiano non può chiudersi in se stesso, rifiutare la vita anche dopo le tragedie più grandi, come può essere la perdita di un familiare. Certo soffre indicibilmente, fa il lutto, ma poi questo lutto deve rielaborarlo, perché la vita va avanti. Nessuna tragedia può abbattere completamente tanto da non vivere più, come purtroppo si sa di alcune persone che però non hanno questa speranza cristiana. Enzo Bianchi diceva: Nei momenti di maggior sconforto io vado a rileggermi proprio questa pagina biblica in cui Dio benedisse Noè e i figli, e dice: siate fecondi.

Nonostante il più grande flagello, il turbamento della natura, i dolori che possono coglierci a causa della malvagità dell’uomo, Dio ci è vicino. Il bene di Dio, il perdono, la misericordia e la compassione di Dio è sempre più grande di qualsiasi tragedia che possa abbattersi su di noi.

 

 

Last Updated on Saturday, 22 January 2022 17:46
 
Se e come superare l'indottrinamento
Written by Ileana Mortari   
Sunday, 08 August 2021 06:30

SE E COME SUPERARE L’INDOTTRINAMENTO E LA MANIPOLAZIONE MENTALE DI CUI SONO VITTIME I TESTIMONI DI GEOVA

Ileana Mortari teologa 24-3-22

Il problema cruciale di chi ha una persona cara nei TdG e vorrebbe che “aprisse gli occhi” è: POSSO FARE QUALCOSA? O la partita è persa fin dall'inizio?

La domanda è più che lecita, dal momento che vari autori come Raymond Franz, celeberrimo ex, già membro del Corpo Direttivo in USA, ritengono che i Testimoni di Geova abbiano le caratteristiche proprie di quei movimenti religiosi che esercitano il controllo mentale.

Del resto è ormai usuale paragonare i paradigmi culturali dei Testimoni di Geova al romanzo 1984 di George Orwell, dove viene descritta una dittatura nella quale vengono meccanicamente regolate l'informazione, il pensiero e la vita di tutti i membri della società. La leadership del movimento fondato da Russell è stata descritta come autocratica e totalitaria; le critiche si incentrano sulla richiesta da parte della Società Torre di Guardia ai propri fedeli di obbedienza e fedeltà, sull'intolleranza verso il dissenso e l'aperta discussione di pratiche e princìpi dottrinali e sulla regola di isolare ed espellere coloro che non aderiscono alle prescrizioni del movimento.

Credo che sia abbastanza noto questo esempio: immaginiamo un’aragosta messa in pentola con acqua fredda. L’acqua viene scaldata molto lentamente e l’aragosta non si allarma perchè ha il tempo di abituarsi alla temperatura; quando percepisce il pericolo e il dolore, l’acqua sta già bollendo ed è troppo tardi per fuggire e salvarsi. Analogo è il “principio della rana bollita” utilizzato dal filosofo americano Noam Chomsky.

Purtroppo, quando la manipolazione ha raggiunto l'ultimo gradino, senza che ci siano state reazioni da parte del soggetto, e quando quest'ultimo è assolutamente CONVINTO di aver scelto LIBERAMENTE la congregazione e di seguire altrettanto LIBERAMENTE TUTTE LE DIRETTIVE impartitegli, siamo al classico PUNTO MORTO, o “punto di non ritorno”.

Quest’ultimo - secondo Randall Watters - si spiega così: << Il Testimone impara che servire l'Organizzazione equivale a servire Dio… .. Poiché non può né vedere né incontrare Dio, il legame con Lui avviene tramite l'Organizzazione. E così, essa è "Dio" per il Testimone; EGLI NON LO AMMETTERÀ MAI; ma di fatto è convinto che, se l'Organizzazione non fosse realmente guidata da Dio, non avrebbe nessun'altra sicurezza. Dice: "dove posso andare altrimenti"? Allora rimane aggregato ad essa, continuando ad ignorare la gran massa di informazioni che scardinano l'intera struttura della Torre di Guardia. Più ignora i fatti, più diventa mentalmente ristretto, rischiando di non cambiare più, e convincendosi sempre più di possedere la verità. Si scava una trincea alzando barricate contro il grande nemico: IL DUBBIO >>

Insomma, se non succede qualcosa di veramente grave che lo scuota e lo stordisca, il soggetto può passare il resto della vita seguendo Geova e i suoi comandamenti, convinto di essere felice, ma vivendo in realtà in una sorta di "bolla" e deprivandosi di qualsiasi confronto con l'esterno. (Si veda in appendice la mia risposta a una TdG felice).

Dall’osservazione di quanto succede nelle congreghe ho ricavato una sorta di “teoria” che ho chiamato “teoria delle tegole”. Siccome i TdG sono scientificamente manipolati, c'è un solo modo perchè si accorgano di quello che (anche se sono in buona fede) fanno “su comando”. Quando all’adepto cade in testa una bella tegola pesante (fuor di metafora: la scoperta di ipocrisia e inganni, l'espulsione ingiusta di una persona retta, l'accorgersi di quanto è farlocca la TNM, etc.), questa tegola crea una crepa o anche una spaccatura nel cervello sovrapposto dalla manipolazione ed ecco che riemerge il cervello originario, che, vivaddio, non era stato sostituito (è impossibile), ma solo messo in mora. Così uno ricomincia ad usare la SUA TESTA e inizia a vedere le cose in modo diverso. Ci siamo mai chiesti perchè i TdG vietano di informarsi al di fuori della congregazione? certo, loro dicono che fuori ci sono le calunnie e le invenzioni dei nemici; ma, se una tesi tiene, ha le gambe per reggersi da sola, senza temere confronti.

Di fatto il soggetto manipolato può cominciare ad uscire SOLAMENTE SE E’ LUI /LEI AD AVERE DUBBI E A PORSI DELLE DOMANDE; solo da lui/lei può venire una presa di coscienza per cui il soggetto comincia a fare ricerche su fonti diverse da quelle dei TdG e, una volta scoperto il mega-inganno, prima o poi può decidere di lasciare l'organizzazione. In buona sostanza, “per lasciare un gruppo una persona deve raggiungere un punto in cui non può più sopportare di essere lì, e non gli importa di qualunque cosa possa accadergli, se va via. Non sappiamo però quanto tempo può richiedere questo processo“, afferma l’esperta Susanne Schaaf, di Infosekta (Zurigo).

DOMANDA: Ma allora non c'è alcuna speranza per chi cercasse di far aprire gli occhi al proprio familiare o amico, finchè non sia lui medesimo a prendere l’iniziativa? Sembra di no, stando alle parole che ho udito tantissime volte; un solo esempio: “Negano l'evidenza. Sono mentalmente plagiati. Se un giorno il Corpo Direttivo americano dicesse che in cielo sono apparsi degli asini che volano, loro ci crederebbero! Appena capiscono che entri nel merito di cose per loro scomode e intoccabili, ti bloccano e cambiano discorso.”

Questo accade perchè la mente umana è eccezionale nel trovare giustificazioni a tutto! se uno non vuole, non ci sono ragionamenti che possano convincerlo del contrario! Visto che questo è uno dei tantissimi drammi connessi alla Watch Tower, ho fatto ricerche in proposito e redatto questo mio contributo.

Comincio con una nota positiva, non solo perché sono convinta che davvero “la speranza è l'ultima a morire”, ma perché fortunatamente, anche se sembra impossibile, qualche ESPERIENZA POSITIVA in tal senso non manca. Cioè qualcuno è riuscito, con certe motivazioni, a “far aprire gli occhi” al proprio caro. Dunque è certamente difficile riuscire nell’impresa, MA NON E' IMPOSSIBILE.


Non ripeto qui le note raccomandazioni che si fanno ad amici e parenti di non insistere nel voler dimostrare i lati negativi della W.T., perché gli adepti reagiscono sentendosi perseguitati e via dicendo.

Qui si fermano i risultati della mia ricerca. E NELLO STESSO QUI NON SI FERMANO.

Che significa? Significa che nella realtà estremamente variegata delle esperienze geoviste ho incontrato scelte, decisioni, prese di posizione che mai avrei immaginato, attuate per lo più da inattivi o da ex. Ne ho elencate qui di seguito parecchie, perché le persone interessate a far aprire gli occhi a qualcuno le tengano presente, come se avessero in mano un mazzo di carte da gioco. E quando si trovano in un’occasione favorevole, possano dire a se stesse: "Ecco, forse ora è il caso di giocare questa o quella carta!"

Come ho fatto per l'articolo “Positivo e negativo nei TdG”, reperibile nel mio sito www.chiediloallateologa.it , le frasi qui elencate sono di persone che le hanno scritte sui social o le hanno dette/scritte a me e di cui conosco nome e cognome, che tuttavia ho tralasciato per motivi di privacy e di spazio. Ovviamente garantisco personalmente la loro veridicità. In pratica queste frasi-risoluzioni corrispondono a quelle “tegole” che ho teorizzato nel mio libro e ripreso in questo articolo.

1° La consapevolezza non arriva quando cade il velo, ma quando si smette di avere PAURA, paura di satana, paura di Geova, paura delle punizioni divine, paura di perdere i propri cari. SOLO ALLORA SI RIESCE A VEDERE LE COSE CON RAZIONALITÀ. E allora esortiamo a non avere paura

2° La fedeltà sia verso una persona (Dio incluso) che verso un'organizzazione decade come valore dal momento che la esercitiamo per PAURA ......... Il vero valore è l'AMORE ... quando amiamo ciò che facciamo, non abbiamo bisogno di nessuna imposizione per farlo.

3° Molti di coloro che hanno deciso di uscire dai TdG sono spaventati, pieni di terrore dell'ignoto e si chiedono come lo faranno "là" nel grande mondo. Te la caverai bene, ma la cosa non sarà immediata. Avrai momenti in cui ritorni ai vecchi schemi mentali e inizi a dubitare, ma questi si ridurranno di numero nel tempo. Per me i primi due anni sono stati i più difficili, poiché ho dovuto costruire nuove reti, fare nuove amicizie e scoprire chi ero veramente! Ma poi ci sono riuscito.

4° Per quasi tre anni sono stata pioniera regolare. Poi MI SONO ASCOLTATA e ho smesso di mentire a me stessa.

5° Ho ripreso a leggere, documentarmi, approfondire e soprattutto a guardarmi dentro e a non voler più forzarmi nel fare cose che andavano in contrasto con il mio IO.

6° Per alcuni anni ero addirittura portato al fanatismo ossessivo per l’organizzazione, ma in seguito conobbi una ragazza dolcissima, che ho poi sposato. Il mio primo scopo era quello di convertirla, ma essa con amore riuscì a smussare le esaltazioni morbose che mi caratterizzavano, portandomi piano piano a ragionare, confrontare e decidere con il mio cervello. E così ho capito ciò che prima non potevo o non volevo vedere: il modo di vivere settario del pianeta 'Testimoni di Geova'

7° Una persona di mia conoscenza aveva scritto che l'amore incondizionato provato di fronte al suo bimbo appena nato le aveva aperto gli occhi, perché l'aveva spinta a pensare che l'amore di Dio non può essere da meno, e quindi l'amore descritto dai TdG, così fortemente condizionato dai comportamenti umani, non poteva essere la verità.

8° Un amico fuoriuscito, senza attaccarmi, mi fece semplicemente questa domanda: "ti sembra giusto che noi possiamo leggere le vostre riviste e voi non potete leggere le nostre"?

9° Con l'avvento di Internet sono venute a galla molte falle che la WT teneva ben nascoste: ONU, intendimento progressivo (in realtà opinioni umane), la generazione del 1914, il nome di Dio che sarebbe Geova. Molto grave il fatto che l'AMORE (principale messaggio di Gesù Cristo) nelle congregazioni è un'utopia, salvo rare eccezioni; persone del mondo, ritenute dai TdG malvagie e peccatrici, mi hanno mostrato molto più amore dei seguaci di Geova.

10° Ho “dentro” una figlia di 18 anni e mi hanno dato questo consiglio: “Anzitutto informati bene tu sulla WT, leggendo Franz, Polidori, etc. E' ancora molto giovane, incìtala a frequentare gli amici esterni, fare un viaggio, studiare… si accorgerà che il mondo non è “satanico”.

11° In tempo sono riuscita a comprendere l'enorme sbaglio che stavo commettendo; infatti, entrando nella loro colossale organizzazione, non potevo più pensare e agire con la mia testa. Non provavo più amore per la famiglia o per i vecchi amici. Passavo le giornate con l'ossessivo e costante pensiero di essere come loro volevano.

12° La fede in Geova è crollata dopo che ho scoperto come è stata manipolata e tradotta la Bibbia.

 

13° Il campanello d’allarme scattò in me quando, dopo un anno e mezzo, il mio mentore mi accennò che dopo il battesimo avrei dovuto mettere in pratica l’odioso ostracismo verso chi avesse rifiutato la “verità”.

14° Quando mi sono dissociata, mi dicevano: tu non vuoi stare con noi; se non ritorni, vedrai cosa ti accadrà .... Hanno la mente offuscata. Per fortuna l'istinto materno, la coscienza, l'umanità, e l'amore dei miei genitori ha prevalso, e stanno dando prova di vero amore.

15° Sono figlia di testimoni cresciuta lì dentro e sono stata molto attiva. Mi sono sposata a vent'anni con un testimone e ho avuto due figli che ho cresciuto dando loro la stessa educazione che ho ricevuto e questo è il mio più grande rimpianto.

16° Io ero TdG; ma i miei due figli non volevano venire in sala; era una lotta continua: io volevo, loro no. Poi ho capito che la felicità dei miei figli è più importante e ho smesso di andarci pure io e solo vedendo le cose al di fuori dalla sala, ho capito tante cose e mi sono dissociata.

17° Una mattina, mentre ero in servizio, incontro una persona che mi rivolge alcune domande alle quali non so rispondere; e sì che avevo letto la Bibbia più volte! In quel preciso momento mi resi conto che per tutta la vita avevo assorbito passivamente tutto ciò che mi veniva detto annullando completamente la mia capacità critica. Avevo sempre accettato tutto, senza mai sincerarmi se le cose stavano realmente così e ora stavo facendo la figura dell'asino, tipo quello che firma un documento senza prima averlo letto! Allora cominciai a informarmi e lessi il celebre libro di R. Franz.

18° Anche il fidarsi reciprocamente... quanti ce ne sono che si son fidati dei loro "fratelli" per poi avere fregature? Sono esperienze che, se va bene, SVEGLIANO.

19° Ero sempre stato un anziano irreprensibile; mi sono trovato a subire dei torti enormi e nessun sorvegliante mi ha reso giustizia.

20° Ci sono entrata per scelta, ma ben presto ho cominciato a sentirmi come “incastrata”. Poi mi é capitato di conoscere una persona che viveva una DOPPIA VITA, mi ha coinvolta e mi ha svegliata.......

21° Scrissi una lettera a chi doveva dare protezione e invece non l'ha fatto. È bastato negare l'evidenza: questo è stato uno dei motivi principali per cui capii che non c’era niente di autentico e religioso.

22° Io ho aperto gli occhi dopo la disassociazione forzata di un caro fratello, uno di quelli veramente bravi e sinceri che si spendono altruisticamente per gli altri: disassociazione pianificata a tavolino con una cattiveria inaudita per vendetta personale, visto che il fratello aveva "pestato i piedi" a qualche "pezzo grosso" della Betel di Roma.

23° Dopo 22 anni ho capito che dovevo aprire gli occhi. Perché? Perché i capi dicono che devi pensare sempre positivo sull’organizzazione, mai dire male, se no sono guai per te. Cosa ti può succedere? Che ti mettono contro i familiari che stanno dentro, non ti saluta più nessuno; usano l’ ostracismo per farti ritornare. Poi sono ipocriti e bugiardi: ne ho viste di tutti i colori.

24° Mi ponevo alcune domande, ma AVEVO PAURA DI CHIEDERE e poi alla fine le risposte erano sempre le stesse e dovevo accettarle così com’erano, senza che mi dessero soddisfazione, e queste domande mai soddisfatte nel tempo mi hanno fatto aprire gli occhi; pieno di dubbi, ho realizzato che lì non avrei più trovato alcuna risposta soddisfacente e così ho deciso di andarmene.

25° Può succedere anche che a innescare il processo critico sia una ba­nalità. “Un amico chiede a un testimone come mai egli non risponde agli auguri che gli ha fatto. Non potendo dare una risposta, perché non scritta da nessuna parte, né riuscendo a trovare una giustificazione plausibile, il testimone comincia a informarsi presso gli anziani della congregazione. Così per la prima volta inizia a porsi delle domande sugli aspetti organizzativi e giuridici della WT. Scopre pure l’esistenza di uno Statuto, di cui nessuno gli aveva mai parlato.

26° Basta con le previsioni “cannate” sulla fine del mondo! Non ha senso prevedere la fine. Io sono uscito proprio perché dopo 150 anni di previsioni non ho più ritenuto opportuno dare fiducia ad un’organizzazione.

27° Grazie a un amico e a dei video io mi sto allontanando perché non mi hanno mai convinto su tante cose …..non c’è libertà di pensiero là dentro e questo è gravissimo.

28° L'organizzazione di Geova indirizza, attraverso il senso di colpa, ogni giovane alla loro dottrina. Personalmente è stato lo stress emotivo che vedevo in mio figlio a farmi cambiare strada in maniera decisiva. Al ragazzo veniva detto che malvagio poteva essere persino il desiderio di tirare un pallone contro un muro, in quanto non sarà il gioco a renderlo felice, ma l'essere impegnato per la sua organizzazione.

29° Sono rimasto scioccato, quando ho scoperto come sono stati trattati i casi di pedofilia. Dopo gli scandali scoppiati in Australia, l’organizzazione è dovuta correre ai ripari, però si continua a dare troppa enfasi alla riabilitazione del pedofilo e molta di meno alla protezione del bambino abusato. Insomma, credo esista ancora molta omertà al nostro interno. Se non vengono alla luce i casi di pedofilia, è per PAURA”. Paura di cosa? “PAURA di essere cacciati e di perdere familiari e amici.”

30° Alcune cause possono essere: la disassociazione ingiusta di un familiare o di un amico, la morte di un familiare o amico per aver rifiutato una emotrasfusione indispensabile, il trattamento ricevuto ad un comitato giudiziario, la nomina di una persona implicata in peccati gravi, constatare l’ipocrisia e l’incoerenza dei capi, l’essere vittima di un carrierismo esasperato, riscontrare dottrine sbagliate o cambiamenti, tipo 1925, 1975, generazione, 607.

31° Nella rivista “Torre di Guardia” del 10-1-16 c'è la contrapposizione di un'adolescente che
è tentata tra "scegliere l'amicizia delle compagne di scuola e la verità ". Confidandosi con i suoi genitori, viene indirizzata verso amicizie della congregazione. Mi sembra una contrapposizione che cela un evidente pregiudizio nei confronti di altri. Invece di esortare la figlia a cercare una base per un dialogo sano che cerca di comprendere le ragioni delle persone, così da sviluppare ragionamenti, si creano figli "zoppi”, incapaci. Invece è meglio addestrare i figli ad "esercitare le facoltà mentali per distinguere il bene e il male " e ad "amare il prossimo tuo come te stesso ".

32° Quando ero TdG e leggevo nella Bibbia che bisogna amare il prossimo, interpretavo questo comando come un’esortazione a predicare la "buona notizia" della WTS. Tuttavia c'era una barriera psicologica fra me e le persone a cui "predicavo". Adesso questa barriera è scomparsa e mi rendo conto di riuscire ad amare in maniera spontanea ed autentica il mio prossimo, senza quei pregiudizi e condizionamenti mentali che mi erano stati inculcati in seguito alla mia adesione al "geovismo”.

33° Chi entra a far parte dell'organizzazione di Geova darebbe la vita per non morire, chi sceglie di uscirne comprende invece che “morire non è nulla, ma è NON VIVERE ad essere spaventoso”. All'interno di questa società ogni individuo dimentica che la COSCIENZA è l'unica cosa che non deve conformarsi al volere della maggioranza.

34° Molti pensano che bisogna smentirli con le loro stesse pubblicazioni, facendo notare come cambiano pensiero; vedi vaccinazioni sì, poi no, etc.

35° Sono nauseata al pensiero delle infanzie e adolescenze negate, sono furiosa per il disprezzo che la WT ha nei confronti della cultura e la totale incapacità di coltivare attitudini e talenti dei ragazzi (ma pensate un attimo a quanti Villeneuve, Pellegrini, Fracci, Bolle, Callas, Rita Levi Montalcini, Tom Hanks, John Ford e via andare ci saremo persi?????). Non ho parole adeguate per esprimere lo sdegno all'ennesima potenza circa l'ostracismo e tutto il resto.

36° Ricordo un episodio. Era brutto tempo e due tdg con due bimbi bussano; io li faccio entrare, pioveva. Dico: aspettate che smetta un po’ la pioggia; ci sono i bambini; gli voglio offrire un thè, un caffè caldo. Mi rispondono: no, noi non accettiamo nulla da chi é del mondo.

37° Di fronte all’invito della Congregazione di non generare figli, perché il mondo ormai è alla fine, ed è meglio aspettare il Nuovo Mondo, un fuoriuscito ha scritto: ne ero convinto anch’io, finché il desiderio di diventare padre ha prevalso e ha fatto saltare tutti gli schemi.

38° Sono una ex TdG, fierissima di non essere più tra di loro. Penso di aver passato più cose mostruose e visto più cose impensabili negli anni passati lì dentro che stando come dicono loro nel “mondo”….. falsità a tutto andare e ne avrei tante da dire.

39° Furono tanti piccoli tasselli: unti che aumentavano, uso spasmodico del sito, video e cartoni animati che parevano un brand commerciale e non una religione, cose che non andavano e che venivano imputate ai singoli anzichè all'organizzazione; le dieci, cento, mille regole inutili e farisaiche…..furono questi piccoli tasselli a svegliarmi botta dopo botta...

40° La scintilla che accende qualcosa di nuovo può essere o un torto subito o l’essere venuti a conoscenza di qualcosa che non va, che stona, che turba.

41° Io ci sono nato e finché non assistetti ad un raduno Amway, non mi rendevo conto di come i tdg e le tattiche di approccio Amway erano pressoché identiche; facevano le stesse scenette dimostrative sul palco e i discorsi persuasivi di come imporsi per pubblicizzare con entusiasmo e convincimento i prodotti: idem le adunanze infrasettimanali che tengono i tdg per il medesimo scopo.

42° L’Organizzazione sa che deve costantemente alimentare i propri adepti con lo stesso materiale, settimana dopo settimana, perché ha paura che un affiliato cominci a pensare con la propria testa e ad agire nuovamente come gli estranei che lo circondano. Qualche volta il Testimone si estranea per un lungo periodo dalle attività della Sala del Regno, a causa di una depressione o di una brutta esperienza avuta con un altro Testimone, e tutto questo fa scattare nella sua mente il dubbio. Molti semplicemente si stancano di essere condizionati e la propria identificazione col movimento perde ogni attrattiva.

43° E’ importante essere il più rassicuranti e distaccati possibile, quando si ha a che fare con il Testimone di Geova. Poiché egli è addestrato a resistere ad ogni genere di critica, dovete evitare di parlare della Torre di Guardia quando cercate di richiamare delle analogie nella sua mente. Se, per esempio, state cercando di spiegare come viene esercitato il controllo delle informazioni da parte dei seguaci di Moon, non fate immediatamente paragoni con la Torre di Guardia. Lasciate che sia il Testimone a trarre le proprie conclusioni! Dategli il beneficio del dubbio che sia abbastanza sveglio da scoprire, a suo tempo, le analogie ... e ciò di cui il Testimone di Geova ha particolare bisogno è proprio il tempo.

44° In genere i TdG hanno la mente offuscata. Per fortuna l'istinto materno, la coscienza, l'umanità e l'amore dei miei genitori hanno prevalso, e stanno dando una prova di vero amore a chi si sente l'interprete dell'amore divino.

45° Io ho lottato due anni con il senso di colpa. Quando chiamavo mia figlia che era disassociata e viveva all'estero, non stavo male fino a quando andavo alle adunanze per tornare con tanti sensi di colpa per aver visto video e ascoltato discorsi che dicevano chiaramente che quello che facevo era sbagliato; dopo tanta sofferenza ho capito che non era Dio a volere questo e mi sono dissociata.

46° Nato e cresciuto nei TdG, il mio percorso era indirizzato a quella fede; ma con l’adolescenza ho capito che tante cose non erano “normali”: la 1° era l’ostracismo e io ero obbligato a non salutare più e a far finta di non conoscere gli ostracizzati. Rispettavo le regole, ma capivo che non era normale.

47° "Dopo circa dieci anni dal mio ingresso nei TdG e il battesimo forzato da parte loro perché dicevano che seguire senza battezzarsi non ha senso e Gesù non ti accetta perché tu non dimostri di amarlo davvero (ricatto), cominciai a notare cose poco cristiane, tipo: per avere privilegi interni dovevi fare tutto quello che ti dicevano, non mancare mai alle adunanze, essere puntuale, predicare, presentare le ore dedicate... ed altro... quando queste cose non le facevi (ricatto), ti riprendevano e ti emarginavano come lavativo... fino al punto di condizionarti psicologicamente e metterti in una situazione di farti sentire inutile e inferiore. Ed è stato quello il momento in cui ho capito che qualcosa non quadrava, il momento in cui ho capito che era tutto un apparire... e quindi che dovevo lasciar perdere. Ma purtroppo da qui non si esce nella stessa maniera in cui sei entrato. Se decidi di andartene, sei un apostata, perché hai rifiutato di fare quello hai promesso prima del battesimo e cioè che avresti accettato tutto (senza ancora conoscerlo!).

48° Per me quello che conta è come ti comporti. I TdG vivono nella completa menzogna perché davanti a te dicono che la sincerità nelle cose che fai è essenziale, mentre loro stessi dietro si comportano come vogliono. Io ne ho abbastanza di queste persone. Se vai in sala e in servizio, ti mettono su un piedistallo; se invece ci vai una volta ogni tanto, sei ai margini.

49° Consiglio di una fuoriuscita a un giovane fidanzato: << L'unica cosa, secondo me, è "spulciare" il sito https://www.infotdgeova.it/ dove troverai ricchezza di informazioni. Scegli un argomento che pensi possa interessare alla tua ragazza e poi stàmpalo e possibilmente conségnalo personalmente. Non stampare troppo materiale, dàlle una piccola dose perchè la assimili più facilmente. Se lei ti dirà molto probabilmente che è "roba" di apostati, cerca di farle capire che, siccome lei è intelligente, capirà subito se sono sciocchezze o se invece hanno una base logica. Aspettare che sia lei a darsi una "svegliata" è praticamente impossibile. Sei tu, quasi fossi un medico, che dovrai "curarla", somministrandole piccole dosi di autentica oggettività. Ti aspetta un duro e lungo lavoro, ma ce la puoi fare.>>

50° Parlando da "studente", mi dava fastidio che, ogni qual volta se ne presentava l'occasione, amavano parlare male dei cattolici, cosa che, tra l'altro, stavo iniziando a fare anch'io...e questo mi portò a fare un bell’esame di coscienza.

51° Dapprima vissi un bellissimo “love bombing”. Poi iniziai lo studio e qui sono iniziati i miei guai. Cominciavo vedere le cose strane. Che si predicava molto bene, ma si razzolava malissimo. Ero delusa. Alle mie domande mi ripetevano che anche loro sono imperfetti.
Poi tanti pettegolezzi. Tante cose nascoste che riuscivo a scoprire grazie a mio marito che non è mai stato un tdg, ma ha sempre convissuto con loro. Il fatto che mi irritava tantissimo era che alle mie domande dirette rispondevano in una maniera molto generica senza mai rispondere veramente. Capitava che dopo questo tipo di risposta mi sentivo molto offesa. Mi sentivo presa in giro. La cosa che mi ha fatto tanto male è che non sono mai riuscita a costruire un'amicizia vera con nessuno di loro, anche se sono diventati i miei familiari stretti.

52° Qualcuno mi aveva messo in guardia sulle bassezze comportamentali caratteristiche di ogni gruppo chiuso e settario. Mi chiedevo inoltre: se questa è la "verità", perchè non dovrei leggere ciò che scrivono gli "apostati"? Di che cosa dovrei avere paura? ...... fino al giorno che, preso il coraggio a due mani, ho comperato il libro di Franz "Crisi di coscienza". E' come aprire una finestra e veder comparire davanti agli occhi un panorama splendido! ad un tratto i miei dubbi sull'organizzazione diventarono certezze. Ora sto aiutando altri a prendere coscienza del loro stato e vi confesso che si prova una grande soddisfazione quando vedi qualcuno che di nuovo inizia a ragionare.

53° Ciò che ho imparato piano piano e che mi ha fatto decidere di chiudere per sempre, è stato il vedere come il 90% dei Tg non vivono la propria vita, ma vivono secondo ciò che gli altri vogliono secondo i canoni stabiliti. La vita di un Tg è un circolo vizioso: nasci Tg, frequenti solo Tg, rinunci a sport, divertimenti, università, buon lavoro etc. A 18-20 anni ti sposi con il primo che ti fa leggermente vibrare qualcosa, poi piano piano cresci (dopo esserti sposato), inizi a capire che qualcosa non va e che le rinunce fatte sono troppe. A questo punto iniziano i sensi di colpa e le repressioni! Che fare? se sei forte, dai una svolta alla tua vita; se non sei abbastanza forte, la svolta la prendi al momento della vita che arrivi alla disperazione!

 

54° <anche il peggior fratello è meglio di uno del mondo"!!!! Una volta constatato che non era affatto così......... ci si apre a nuove amicizie, in presenza e....sul web! Oggi una delle mie migliori amiche è una persona conosciuta su fb.>> Alessia (pseudonimo)

 


APPENDICE

RISPOSTA A UNA TdG FELICE 28-4-21 pag. fb “Emarginazione e ostracismo”

Donatella Rostagno

Ileana Mortari << Io, da esterna mai stata TdG, studiosa al di sopra di ogni sospetto, ti dico che una persona che parla come te non sa neppure di essere manipolata e ovviamente io non cerco di fartelo capire, perchè negheresti tutto: il mio sarebbe fiato sprecato. So bene che ci sono persone felici e beate di essere TdG per tutta la vita; ma esse si trovano in una dimensione diversa dalla normalità del vivere umano, sono tipo alieni.

Infatti passano la loro esistenza dentro una bolla impermeabile, in cui vedono solo il "positivo" dei TdG e ignorano tanti fatti gravissimi e disumani: 1008 bambini abusati in Australia, più tutte le altre migliaia nel mondo; 50.000 morti per mancata emotrasfusione dal 1950, mentre la Bibbia, letta correttamente, non vieta affatto la trasfusione di sangue; un gran numero di deceduti per mancato trapianto tra il 1968 - quando le riviste ufficiali TdG sostenevano che il trapianto era una forma di cannibalismo - e il 1980, quando un "nuovo intendimento" permise ai singoli di decidere. La strategia teocratica consente ai TdG di mentire in tribunale, senza alcun problema, perchè è giusto nascondere la verità ai nemici di Dio (!!!??).

Milioni di bambini/ragazzi hanno avuto le ali tarpate nelle loro aspirazioni, attitudini e magari talenti nell’arte e nella scienza perché la cultura, facendo parte del satanico “mondo”, è “satanica” pure lei. E mi fermo qui. Quelle che sto dicendo sono REALTA', documentate da esperti autori di saggi e dai mass media: non dimentichiamo che i giornalisti professionisti che firmano gli articoli, se scrivessero menzogne, rischierebbero grosso, magari pure il posto di lavoro!

E’ troppo comodo per gli 8 capi USA far credere ai TdG che perfino l'opera di esperti (storici, biblisti, psicologi, sociologi, religionisti, teologi? a livello mondiale sia solo diffamazione della Società!!!!!!!!!!!!! E comunque i TdG nella bolla DEVONO SAPERE che l’eventuale loro vivere felice ha un prezzo altissimo: milioni di vite rovinate, infanzie negate, famiglie distrutte, suicidi, ricoveri psichiatrici, psicoterapie anche di 10 e più anni......Ora, vivere in una bolla è comodo, soprattutto quando l'ignoranza nasconde ai soggetti felici e beati che, anche se personalmente non sono dei criminali, però, per la loro stessa appartenenza alla Watch Tower, sono in qualche modo conniventi con i responsabili di quanto ho prima elencato. Non a caso lo psicologo sociale Philip Zimbardo sostiene che l’Organizzazione "porta i singoli stessi a compiere azioni che, fuori dal sistema, farebbero inorridire loro stessi!" Io, se fossi TdG, un pensierino ce lo farei. >>

 

 

Last Updated on Monday, 25 April 2022 11:07
 
TdG e sensi di colpa
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 22 July 2021 17:05

Testimoni di Geova ed uso dei sensi di colpa, della dott. Grazia Ricci


APPENDICE a  p. 275  del saggio critico  “I tdG. Analisi critica della W.T.” di Ileana Mortari

Un elemento che accomuna la maggior parte dei fuoriusciti dall’organizzazione dei Testimoni di Geova è indubbiamente il senso di colpa. In molti, anche dopo anni dalla loro uscita volontaria o meno dall’organizzazione, denunciano l’enorme difficoltà nel riuscire a convivere con i sensi di colpa. Riferiscono di sentirsi irretiti dai sensi di colpa, che chiaramente hanno preso forma nel contesto dell’organizzazione e lì dove già sussistevano, sono stati enormemente amplificati proprio dalle caratteristiche intrinseche a questo contesto.

Cos’è il senso di colpa?

Innanzitutto il senso di colpa è un sentimento non solo necessariamente negativo come si è soliti pensare. Esso è un costrutto mentale, cognitivo ed emotivo al tempo stesso, che consente all’individuo in determinate situazioni di “fare i conti” con se stesso.

Il senso di colpa consente quindi alla persona di valutare il suo operato nella vita e lì dove lo ritiene possibile, migliorarsi. Quando ci si auto esamina , si cerca di capire se si stanno affrontando gli eventi della propria vita in modo adeguato e funzionale al proprio ed altrui benessere o se si può migliorare su determinati elementi. Il senso di colpa, nella sua accezione positiva, funge dunque da leva al miglioramento della propria persona.

 

Quand’è che i sensi di colpa rischiano di diventare un problema molto serio?

I sensi di colpa possono diventare un problema serio quando dall’accezione positiva di essi si passa a quella negativa, cioè quando diventano una base su cui uno o più soggetti esterni, si agganciano per rendere l’individuo asservito al loro potere.

Quando un individuo tende ad avere sensi di colpa costanti, che emergono per un nonnulla, bisogna iniziare a chiedersi da cosa e da dove derivano. Spesso la risposta a questi quesiti consiste in un livello di autostima molto basso dovuto alla scarsa valorizzazione delle proprie capacità, soprattutto in età infantile ed adolescenziale ed in traumi irrisolti del proprio passato.

La provenienza dei sensi di colpa è dunque plurima, non nascono mai dal nulla, ma dall’insieme dei contesti che si vivono contemporaneamente in ogni momento della propria vita.

Si è soliti affermare che l’essere umano è un animale sociale. Più che animale sociale, l’essere umano è un individuo nel contesto, non ne è mai avulso. Durante la vita ci si trova a vivere in contemporanea più contesti: familiare, lavorativo, religioso, eventualmente sportivo o hobbistico.

Una persona che di base ha avuto delle difficoltà nei contesti del suo vissuto, tanto da essere predisposta all’uso eccessivo dei sensi di colpa, è purtroppo maggiormente avvicinabile dall’organizzazione dei testimoni di Geova.

Quello dei Testimoni di Geova fa parte di quei contesti che tendono ad isolare gli individui che ne fanno parte. L’isolamento è sia dalle persone esterne all’organizzazione, sia dai contesti esterni ad essa. E’ a questo punto che, onde far leva sull’interiorità di una persona, vengono utilizzati i sensi di colpa. Coloro che sono stati Testimoni di Geova sanno benissimo quale peso hanno sull’interiorità pensieri come “questo mese non ho fatto abbastanza ore, Geova non è contento di me” o ancora “mi sono lasciato coinvolgere in attività non propriamente adatte ad un cristiano, ora Geova sarà risentito nei miei confronti”.

 

La conseguenza dei suddetti pensieri automaticamente genera sensi di colpa che porteranno al seguente e successivo pensiero, cioè: “in questo momento sto vivendo un periodo difficile della mia vita perché non sto dedicando abbastanza tempo a Geova, alla congregazione e ai fratelli di fede”. Quindi il non essere riusciti ad essere sufficientemente “zelanti” induce a pensare che le difficoltà che si incontrano nella vita siano “colpa” del proprio comportamento verso Geova e la sua congregazione.

 

Per comprendere come si giunge a tale dinamica psicologica bisogna partire dall’inizio, quando si entra in contatto con l’organizzazione. Tutto inizia con l’instillazione del dubbio.

 

Cosa vuol dire instillare il dubbio?

Significa insinuare in una persona il dubbio, sul fatto che ciò in cui crede ed ha creduto fino ad allora sia giusto. Si tratta di una insinuazione di cui spesso non ci si accorge, perché subdola e mascherata dietro l’apparenza delle “buone intenzioni”.

A quanti si sono accostati a questa organizzazione è indubbiamente capitato di sentirsi dire frasi come “dobbiamo accertarci che la religione a cui apparteniamo sia la vera religione”, oppure “dobbiamo accertarci che ciò che ci hanno detto fino ad oggi sia vero” o ancora, in questo caso in modo più diretto: “ma lei è veramente sicuro o sicura di ciò in cui crede?”.

Ecco, tutto ciò è finalizzato ad indurre un dubbio nell’interlocutore, in tal caso nel nuovo potenziale adepto.

A cosa serve l’induzione del dubbio? ad abbattere quel muro difensivo che ognuno di noi ha costruito nella propria mente durante gli anni, riguardo alle proprie credenze.

Muro che ovviamente, una volta abbattuto, verrà ricostruito con delle credenze diverse, nuove. Ovviamente per arrivare a questo risultato non basterà instillare un solo dubbio, ma ne saranno necessari diversi. Uno solo non basterebbe per riuscire a scardinare ed abbattere questo muro, questo baluardo difensivo che ognuno di noi ha.

Questa è la base da cui si parte, quella di distruggere un qualcosa per ricostruirlo con un qualcos’altro. Sta all’individuo essere allenato a riconoscere questo meccanismo.

Si dovrebbe essere capaci di comprendere quando qualcuno mira ad instillare un dubbio per arrivare ad altro e non perché gli sta a cuore il semplice e sano benessere dell’altro.

E’ importante allenare la propria mente a questa pratica in quanto nella vita di tutti i giorni sono presenti persone spesso vicine all’individuo (familiari e amici) che instillano un dubbio (sulla vita lavorativa e personale) perché notano che la persona si trova in difficoltà a causa di determinate situazioni e ritengono di poter aiutare attraverso questo meccanismo del dubbio il loro caro a riflettere ed uscire dalla situazione di empasse in cui si trova. In tali casi un esame della situazione in cui ci si trova insieme alla persona che ha instillato il dubbio può essere risolutivo e benefico.

Il problema subentra nel momento in cui qualcuno inizia ad utilizzare i dubbi che instilla per condurre l’individuo in una direzione non decisa realmente da lui, ma dandogli l’illusione di avere pieno potere nella sua scelta, in tal caso nella sua scelta di vita spirituale.

Una volta entrati in questo circolo vizioso il meccanismo sarà sempre lo stesso:

“ho il dubbio di non fare abbastanza perché Geova non mi sta benedicendo visto i problemi che continuo ad avere” = senso di colpa = “devo fare di più, devo dedicare più tempo alla predicazione, devo studiare più approfonditamente la Torre di Guardia, devo frequentare maggiormente i fratelli, ecc” e così via.

L’individuo si troverà alla fine attanagliato da sensi di colpa continui che lo spingeranno a spendere ogni angolo della sua vita e del suo tempo per Geova, tanto da non riuscire più a separare la vita quotidiana dall’organizzazione e privato delle proprie caratteristiche di personalità per essere reso conforme ai dettami dell’organizzazione stessa. A quel punto l’individuo sarà l’organizzazione.

Dott.ssa Grazia Ricci Psicologo Clinico

https://www.youtube.com/watch?v=5_YChKK3Jtw

 

 
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