Newsl.N.32 B Crimini effer.e prop.etiche
Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 17 January 2017 11:46

 

NEWSLETTER “ALLA RICERCA DELLA VERITA’ “ N.32 B del 15/1/17

di Ileana Mortari

CRIMINI EFFERATI E PROPOSTE ETICHE

Ho deciso di scrivere una Newsletter “intermedia” prima di proseguire l’analisi del “CREDO”, perché troppo grandi sono lo sgomento e lo sconcerto provocati dal terribile fatto di qualche giorno fa a Pontelangorino (Ferrara) e da altri due crimini dello scorso anno.

GENITORI UCCISI CON L’ASCIA PER COLPA DEI BRUTTI VOTI

Come noto, per 1.000 € un sedicenne ha convinto un amico diciassettenne ad uccidere a colpi d’ascia nella notte tra il 9 e il 10/1 i propri genitori. “Si tratta di un fatto particolarmente efferato – sottolinea il procuratore di Ferrara – perché perpetrato da minori, ma anche per le modalità con cui è stato eseguito”. Al culmine di un rapporto ormai devastato, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe stata la telefonata del padre al preside dell’ITI, che il sedicenne frequentava con scarsi risultati. Certo, il motivo è molto più complesso di un brutto voto. Ci sono problemi adolescenziali sottovalutati.

 

Lo psichiatra Vittorino Andreoli, già perito nel processo a Pietro Maso, che nel 1991 massacrò i genitori per averne l’eredità, osserva: “Purtroppo non è certo positiva l’influenza dei videogiochi, dove spesso la missione è di eliminare esseri fantastici o sagome umane e vince chi ne abbatte di più. Nel mondo virtuale, il concetto dell’ammazzare perde il senso della corporeità…ma anche nella vita reale la morte è diventata banale, ha perso pathos; con i defunti ci puoi giocare, come nella festa di Halloween.”

 

A sua volta la criminologa Anna Maria Giannini, in un’intervista su Avvenire del 12/1, fa le seguenti considerazioni: “L’efferatezza più incredibile si trova non a caso nei delitti intrafamiliari, i più contro natura, quelli in cui l’amore si capovolge in odio e ne assume tutta la forza contraria, scatenando un’aggressività estrema. Premesso che per fortuna sono casi molto rari, si tratta di ragazzi che amplificano, come in una cassa di risonanza, la reazione a quelle che vivono come “ingiuste frustrazioni”, ad esempio il divieto di fare tardi la sera o l’obbligo di studiare, cioè i normali aspetti educativi.

 

Alla base c’è la difficoltà di accettare i limiti. I genitori sono visti allora come ostacolo intollerabile al loro ego e perciò vanno eliminati. Oggi non c’è dubbio che i giovani siano abituati a ricevere tutto; sia la società che gli stessi genitori accontentano ogni loro richiesta, o per sensi di colpa in quanto sono spesso assenti, o per l’incapacità di dosare la quantità di frustrazioni e gratificazioni. Però non tutti diventano assassini (per fortuna!), semmai bamboccioni. La domanda allora è: perché invece questi sono arrivati ad uccidere? Bisogna guardare nella loro vicenda personale, come si è sviluppata la loro personalità, vagliare la loro storia evolutiva”, nella quale – aggiungiamo noi - non è mancata la

droga, visto che dopo il fermo sono risultati positivi ai cannabinoidi (pare che gli spinelli fossero all’ordine del giorno per entrambi) e lo stesso sedicenne si era vantato più di una volta di aver sniffato cocaina, perchè “Mi ha fatto sentire più potente”.

 

II° IL LENTO OMICIDIO DELL’ANZIANO DI SIRACUSA

 

 

Già nel mese di dicembre ero stata sconvolta da un altro fatto terribile, che vi comunico attraverso la penna di Marina Corradi, giornalista di Avvenire, la quale ha pubblicato il seguente articolo in data 20-12-16

Si chiamava Giuseppe Scarso, ma lo chiamavano tutti “don Pippo”. Aveva 80 anni ed è morto pochi giorni fa, dopo due mesi e mezzo di agonia. La notte del 1 ottobre, a Siracusa, era stato dato alle fiamme da una banda di tre ragazzi appena maggiorenni. Per gioco.

Il signor Giuseppe non dava fastidio a nessuno: viveva solo, girava per il quartiere appoggiandosi al suo bastone, era un po’ sordo, ma sempre gentile, con il sorriso fragile e benigno che gli davano i suoi anni. I tre ragazzi, invece, avevano un problema: si annoiavano. Studenti o disoccupati, stavano in giro per il quartiere tutto il giorno, a cercare un modo per tirare sera. Per ammazzare il tempo. Finché un giorno, magari dal tavolino di un bar, non hanno visto passare il signor Giuseppe, claudicante, solo. Perché hanno scelto proprio lui? Per quella sua aria inerme, perché era così chiaramente indifeso e impotente. La vittima ideale. L’agnello da immolare alla devastante noia di tre ragazzi sbandati. Hanno cominciato col seguirlo a casa, con uno spintone, con una parola offensiva. Il signor Giuseppe non capiva. Poi sono passati alle sassate tirate contro alle finestre della sua casa.

Ma quella voglia maligna di fare del male non si appagava di poco, anzi cresceva ogni giorno, vorace. Una sera di fine settembre i tre buttarono dell’alcool sotto la porta, e appiccarono il fuoco. Il vecchio, sgomento, riuscì in qualche modo a spegnere le fiamme. Bussò ai vicini, chiedendo smarrito: “Ma perché ce l’hanno con me?” La voglia di male però ora premeva, ossessiva. Ritornarono, la sera dopo. Entrarono e buttarono l’alcool addosso al vecchio, sulla faccia, sui vestiti. Tanto alcool. Un fiammifero, e l’uomo prese fuoco come una torcia…………

Ci pensi, ci ripensi. E tanto male ti pesa addosso come piombo. Tanto male gratuito e atrocemente stupido, contro un uomo fragile e inerme. Il male allo stato puro. Un male, ti dici, imperdonabile. Come ci si consola di un male così? Non ci si consola. Al massimo, si cerca di non pensarci, direbbe qualcuno, soprattutto ora che è Natale, e si vuole essere sereni. Invece il grande male accaduto in una città del Sud c’entra, con il Natale. Perché umanamente, quel gesto è imperdonabile. Proprio per questo, occorre qualcosa di molto più grande della nostra giustizia, per stare di fronte alla storia del signor Giuseppe. Occorre una misericordia molto più grande: quella di un Dio che si incarna fra gli uomini, che nasce bambino, nasce da una donna, per caricarsi sulle sue spalle tutto il nostro male. Il nostro Dio morto in Croce può perdonare ogni male, se gli si chiede perdono. Lo ricorda il Papa in un tweet di ieri: «Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio rimane senza perdono».

Niente. Nemmeno dare fuoco a un vecchio? Si esita a una simile domanda, manca il fiato. Eppure se, per una grazia, quei tre, mentre saldano i conti con la umana giustizia, capissero cosa hanno fatto, e davvero domandassero perdono, il perdono di Dio abbraccerebbe anche loro. In una lunga conversione, nel cammino di una vita, potrebbero un giorno essere uomini diversi. Potrebbero essere, un giorno, uomini nuovi.”

Andrea Mavilla aggiunge:Grazie alle immagini riprese dalla telecamera di un vicino distributore, la polizia è riuscita ad identificare solo due del gruppo. Ma quando i due ragazzini vengono portati davanti agli inquirenti d’istinto negano: “Non siamo stati noi. Non ne sappiamo niente”. Lo dicono con sicurezza e senza esitare. Gli inquirenti a questo punto mostrano loro il video. Uno inventa almeno tre versioni diverse. L’altro con totale ingenuità, ma una innocenza malata, ammette:“Sì, siamo stati noi, ma era un gioco, abbiamo preso un foglio di giornale e dell’alcol, poi gli abbiamo dato fuoco, gettandolo su quell’uomo e siamo scappati convinti che non accadesse nulla di grave.” (!!!!!!!!!)

Vedete, l’aspetto più inquietante di questo atto barbarico è stato chiarito; il movente è: giovanissimi che per noia, gioco o semplicemente curiosità… si divertono nel vedere che cosa si prova a bruciare un altro essere umano! A tutt’oggi i due ragazzi sono in carcere.

III° UCCIDERE SOLO PER VEDERE CHE COSA SI PROVA AD

AMMAZZARE QUALCUNO

 

Le morti assurde di cui sopra non possono non richiamare un altro fatto successo nel marzo 2016.

CRONACA

Sono pentiti, vogliono collaborare, ma si scaricano le responsabilità l’uno sull’altro. Manuel Foffo e Marc Prato sono i due ragazzi arrestati a Roma per l’omicidio del ventitreenne universitario Luca Varani, che è stato ucciso durante un festino a base di alcol e cocaina perché “avevano voglia di capire cosa si prova ad ammazzare (!!!!!!!)

La scelta cade su Varani. Ma è un caso. Al suo posto poteva esserci chiunque. Il 3 marzo 2016 i due, fuori controllo per la cocaina, organizzano un festino inviando 23 SMS ad amici e conoscenti per invitarli alla festa. Accetta solo Luca Varani (probabilmente attratto dal compenso per un rapporto sessuale), cui a un certo punto dicono: “Abbiamo deciso di ucciderti”.(!!!!!) Varani viene reso inoffensivo e subito torturato con coltelli e un martello. L’agonia dura ore, fino all’ultima ferita, decisiva, al cuore.

Foffo, che ha confessato il delitto sabato, e Prato sono accusati di omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà, le sevizie e i futili motivi.

COMMENTI

La cocaina, mescolata all’alcol, predispone a comportamenti violenti. Ma, di base, ci deve essere un individuo con problemi psichici. Si chiamano “disturbi della personalità borderline”: colpiscono chi, per esempio, trae godimento dalle sofferenze altrui e, nella droga, trova un mezzo per esprimere queste tendenze. (Massimo Clerici, psichiatra dell’Università Bicocca di Milano)

La violenza e la crudeltà sono comportamenti, non malattie. Nei tragici fatti di Roma le azioni sono perseguite con lucidità, la ricerca della “novità emotiva” viene perseguita attraverso l’uso di sostanze che facilitano il superamento di qualunque freno inibitore, costruendo sulla persona che ne fa uso un clima di anestesia emotiva. La “triade nera”, cioè il mix di antisocialità, narcisismo e sadismo, declina tutti i suoi effetti negativi su vittime sempre fragili, esposte, emotivamente o economicamente raggirabili.

Troppo spesso si sceglie la via più facile e si giustificano degli episodi di violenza con “supposti disturbi psichici”, dimenticando che si tratta il più delle volte di persone non sofferenti psichicamente, ma con scarsissima tolleranza alla frustrazione, con tendenza all’impulsività, alla cattiveria, all’antisocialità. Uomini che non riescono a sentire e a riconoscere il dolore altrui, ma solamente a godere nel poter infierire. (Claudio Mencacci, psichiatra, docente universitario a Milano)

IV° CHE FARE PER PREVENIRE SIMILI ATROCITA’ ?

 

Non ho certo la pretesa di rispondere esaurientemente a tale colossale domanda, ma la coscienza mi ha spinto alle seguenti riflessioni, che desidero condividere con voi.

 

Dai tre fatti riportati emergono chiaramente due fattori, sui quali si può lavorare molto: la NOIA e

la DROGA.

 

LA NOIA. Chiunque, genitore, nonno, zio, insegnante, fratello, compagno di scuola e di giochi, prete dell’oratorio, etc. può accorgersi che degli adolescenti e/o giovani “tirano a campare” e quindi proporre loro delle alternative. Specie nelle grandi città, ma anche nei paesi, non mancano certo iniziative, centri culturali, di volontariato, sportivi, di danza, etc. Ci sono mille e più modi per trascorrere il tempo libero dalla scuola o dal lavoro in modo proficuo e divertente, ovviamente delimitando con chiarezza i tempi dei cellulari, videogiochi, etc. (sull’argomento vedi la Newsl. N.24 del 6-10-16 sulla Home del mio sito www.chiediloallateologa.it sotto Download).

 

Quanto alla DROGA, sarebbe proprio ora di sfatare certi miti (ovviamente alimentati da chi ci lucra sopra);

- non esistono distinzioni tra droghe leggere e pesanti, ora gli esperti sono d’accordo: tutti i tipi di droga fanno danni.

- Riprova: la cànnabis era pane quotidiano dei due adolescenti del 1° articolo riportato;

inoltre mi ha colpito il fatto che l’infelice cantante pop George Michael, morto di

infarto (o overdose?) il giorno di Natale 2016, avesse, tra le altre cose, fatto una cura di disintossicazione dalla marijuana (come mai, se tanto la suddetta “non fa niente”?)

 

- quello che più mi spiace è la stra-colossale contraddizione che vedo nel nostro tempo tra gli accaniti difensori della natura (mari puliti, balene, specie in estinzione, barriera corallina, etc.) che fanno benissimo a lottare contro l’inquinamento e la distruzione della nostra bella Terra,

e il fatto che invece, paradossalmente, non ci si preoccupi altrettanto di difendere la natura dell’uomo, l’essere più perfetto della natura stessa.

 

Sappiamo bene quale varietà di doti, attitudini, capacità caratterizzano l’essere umano ed è stupefacente vedere a quali livelli di abilità, performances artistiche in vari campi, genialità inventiva, primati sportivi l’uomo e la donna possano giungere. Perché contaminarli e inquinarli con quelle droghe che vengono gabellate come mezzo per migliorare ulteriormente le esibizioni (e magari accorciare la via della preparazione e degli esercizi tanto faticosi e impegnativi?) e che invece rovinano a volte irrimediabilmente l’organo più perfetto e strabiliante che abbiamo: il CERVELLO ? Vale la pena ridursi così? Le morti di famosi personaggi dello spettacolo periti nello scorso anno per questa ragione “docent”.

Come pure è significativo che nelle comunità di recupero ci siano molti ex-tossicodipendenti che con la loro esperienza (fortunatamente superata e rifiutata) possono essere più convincenti di psicologi e psichiatri, che peraltro sono indispensabili nel cammino di recupero.

 

Vanno tenute ben presenti le sagge parole pronunciate dal Presidente Mattarella nel suo discorso di Capodanno  2017.

 

Bene ha fatto Fiorello il 12 gennaio scorso a gridare “Basta cronaca nera in TV”: “Parlate di libri, parlate di storia. Non potete ammorbare il pubblico per ore con dettagli di cronaca nera….. Chissà che, data la fama del personaggio, finalmente si metta in pratica quello che da anni molti vanno chiedendo?

Questa è una delle tantissime iniziative che si possono prendere, o che addirittura sono già in atto. Chi mi conosce sa che sono una patita di “cronaca bianca” e “buone notizie”, perché “il bene non si vede, ma c’è” (A. Moro) e “In ogni individuo c’è almeno un 5% di bene che va sviluppato” (Baden Powell).

Intanto è bene sapere che a Milano (come penso nelle altre città) c’è un Presidio Criminologico Territoriale (in via Correggio 1) per la prevenzione e il trattamento delle condotte lesive e violente. Servizio gratuito. N. verde 800667733

In 2° luogo si è svolta il 16 dicembre scorso la 2° Giornata della “generatività sociale”, organizzata dall’ “Archivio della generatività sociale”, progetto nazionale promosso dal Centro di ricerca Arc dell’Università Cattolica, diretto dal sociologo Mauro Magatti) e dal mensile “Vita”, in partnership con il gruppo Unipol e il sostegno di Intesa San Paolo. Ne parla “Avvenire” del 18-12-2016.

Qualche anno fa Ferruccio De Bortoli, in seguito a un grave fatto criminoso, scrisse sul “Corriere”: “Gli strumenti efficaci nel contrasto di fenomeni mafiosi e criminosi, oltre all’impegno della politica e delle forze dell’ordine, sono molti altri: una coscienza civile vera e diffusa, una maggiore coesione sociale, un più vivo spirito di legalità, un forte senso dello Stato. Occorre dare risposte immediate sul versante della lotta alla criminalità, alla corruzione e al malaffare e sul piano dell’etica pubblica e della certezza del diritto.”

Ma soprattutto vorrei ricordare che la nostra speranza in un futuro migliore si basa sulla presenza silenziosa, ma vastissima (più di quanto si pensi), di genitori degni di questo nome che con amore e fatica sanno ancora educare le nuove generazioni. Mi collego all’intervento di D.Sequeri che, insieme a quelli di Monaco, don Patriciello, Alessia Rastelli e a un comunicato diocesano per il 25 marzo prossimo, trovate qui di seguito.

CONCLUSIONE. Com’ è noto, questa Newsletter va a credenti (di varie religioni) e non credenti. I primi hanno una “marcia in più”, visto che per loro il mondo non finisce qui: la preghiera e la richiesta di aiuto a Dio per i gravi problemi che affliggono. Io mi sono data da fare per informarmi (e informarvi) adeguatamente, ma so bene che “senza di Me non potete far nulla!”, come dice Gesù ai suoi discepoli in Giov.15,5.

I miei testi sono sul mio sito www.chiediloallateologa.it e su

Qumran2: http://www.qumran2.net/indice.php?autore=3366

**************************************************

 

Dopo il referendum. Per ricucire si deve educare alla coscienza costituzionale

Franco Monaco* Avvenire, mercoledì 28 dicembre 2016

Caro direttore, con il referendum alla spalle, sine ira ac studio, si può convenire che la impropria politicizzazione della contesa ha concorso a esasperarne e ad alterarne il senso. Ciononostante, in uno spirito di pacificazione nazionale, merita rimarcare il lato positivo di un confronto che, al netto di tali forzature, ha concorso a fare della nostra Costituzione un oggetto di conoscenza e di discussione.

Io ho sostenuto le ragioni del No. Ma dissento dall’idea, coltivata da qualche comitato del No, di sopravvivere all’appuntamento referendario, di immaginare una propria proiezione politica. Sarebbe un errore e una contraddizione. Proprio il No ben motivato si ispirava a una idea della Costituzione come patto di convivenza, come la Regola comune nel quadro della quale possano e debbano convivere tutte le parti e tutti gli indirizzi politici. Di qui il dissenso di metodo, prima che di merito, su una grande riforma espressione di una contingente maggioranza di governo.

Intendiamoci: la massima che mi ha guidato e che ho cercato di argomentare era condensata nello slogan nonbastaunNo. Mi spiego: quale che fosse il giudizio di merito sulla riforma, quale che fosse l’esito del referendum su di essa, su politici, uomini di cultura, educatori incombe ora il compito di coltivare e promuovere la «coscienza costituzionale». Essa, notava con finezza il vecchio Giuseppe Dossetti, è concetto ancor più pregnante e impegnativo di quello più noto proposto da Jurgen Habermas di «patriottismo costituzionale». Trattasi dell’appropriazione personale e collettiva del senso/valore della Legge fondamentale (così amano definirla i tedeschi) intesa come patrimonio di princìpi e di regole che presiedono alla vita dentro la «casa comune» che è la Repubblica.

Dunque, dopo il tempo dei politici e dei costituzionalisti, è il tempo degli uomini di cultura e delle agenzie educative. Ha fatto bene Luciano Corradini ('Avvenire' di venerdì 16 dicembre 2016) a ricordare che una dimenticata legge dello Stato impegna la scuola a promuovere «conoscenze e competenze» relative a cittadinanza e Costituzione. Dalle rilevazioni risulta che, tra i giovani, il No ha registrato una larga maggioranza. È verosimile che le ragioni siano soprattutto attinenti al loro disagio, a una condizione di precarietà e di incertezza circa il loro futuro, assai più che al merito della riforma.

Resta il fatto che, specie nei loro confronti, si richieda di svolgere un’azione di lunga lena per instillare quella coscienza costituzionale della quale si diceva. Mi sovviene l’accorato appello ai giovani che proprio Dossetti levò nel 1994: «Vorrei dire ai giovani: non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del 1948 solo perché opera di una generazione ormai trascorsa (...). Non lasciatevi influenzare da seduttori fin troppo interessati non a cambiare la Costituzione, ma a rifiutare ogni regola (...) e non lasciatevi influenzare da un rumore confuso di fondo che accompagna l’attuale dialogo nazionale. Perché semmai è proprio nei momenti di confusione e di transizione indistinta che le Costituzioni adempiono alla loro più vera funzione: cioè quella di essere per tutti punto di riferimento e chiarimento. Cercate quindi di conoscerla, di comprenderne in profondità i princìpi fondanti e quindi di farvela amica e compagna di strada». Parole da meditare con l’intento di ricucire le lacerazioni di ieri e di porre le basi per rinsaldare il patto di convivenza che ci tiene insieme oggi e domani. *Deputato del Pd

II°

Mai fare male, a nessuno. Indietro non si torna

di Don Maurizio Patriciello Avvenire, 17 agosto 2016

Non sempre so ciò che debbo fare, ma sempre ho bisogno di aver chiaro che cosa non posso assolutamente fare. All’inizio di una discussione o di una lite, nessuno può sapere come andrà a finire. Per questo la prudenza, l’educazione, il rispetto non debbono mai mancare. Vieni coinvolto in un incidente stradale, hai ragione da vendere, l’altro non ha rispettato lo stop, eppure impreca, si agita, minaccia. Occorre avere sangue freddo e tanta pazienza. Le parole vanno misurate, pesate. Meglio non esasperare gli animi.

Ci sono sentimenti orripilanti, spaventosi che andrebbero cacciati via a pedate al loro primo apparire, ma che, sovente, vengono accolti e accarezzati. L’odio, la gelosia, l’invidia sono veleni potentissimi che distruggono la famiglia, la società e chi li alberga in cuore. Purtroppo il portatore non sempre se ne rende conto.

Non sempre so che cosa debbo fare, ma sempre so con certezza che cosa non debbo fare. E questo 'qualcosa' deve diventare il binario sul quale viaggia il treno della mia esistenza. Ad esso debbo essere fedele. Costi quel che costi, anche l’umiliazione e la calunnia.

Non fare del male. Mai. A nessuno. Per nessun motivo. Anche quando il prossimo non è facile da amare. Persino quando qualcuno si accanisce contro di me.

In Sardegna, nei giorni scorsi, un anziano ha ucciso due fratelli quarantenni. Avevano problemi, e dei peggiori. Questioni di eredità. Che andavano affrontati con serenità, pazienza, intelligenza. Quasi sempre nelle liti tra vicini, parenti, amici c’entra il denaro. Il dio mammona dal quale Gesù ci mise in guardia. Sembra che questo feticcio abbia una forza di attrazione incredibile e rovinosa. Sono convinto che questa attrazione insana sia una prova dell’esistenza di Dio.

È la dimostrazione che il cuore dell’uomo non si accontenta mai. Che non è mai sazio. Un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare. Un vuoto che ha la forma stessa di Dio, il solo Indispensabile. L’anziano ha sparato. Ha ucciso. Ha spento due vite. E con esse ha gettato nella disperazione tre famiglie e il paese intero. Lui ha perduto per sempre la serenità della sua tarda età. Un dramma enorme. Un’azione assurda. Adesso già si sarà pentito. Vorrebbe tornare indietro. Ma indietro non si torna nemmeno di un secondo. Possibile che questa elementare verità stenti a essere compresa? Indietro non si torna, ma avanti si deve andare. E basta saper aspettare. Tutto passa. Anche la rabbia e l’esasperazione. La sete di giustizia non deve mai trasformarsi in sete di vendetta.

Anita è ritornata ieri con un pancione enorme. Bella, raggiante, fiera della gravidanza ormai agli sgoccioli. Solo pochi mesi fa era sconvolta. Quella gravidanza non programmata, il lavoro precario, il marito distratto l’atterrivano. «Come faccio?», ripeteva. «Non lo so che cosa accadrà domani. Non so quanti e quali problemi potrai avere. Una cosa con certezza so: questo figlio non deve essere gettato. e Se lo fai, non potrai mai più ritornare indietro. Abbi il coraggio di farlo nascere e non te ne pentirai», le risposi. Ascoltò il consiglio del prete. Oggi è al settimo cielo. Non sempre so ciò che debbo fare, ma sempre ho bisogno di aver chiaro che cosa non posso assolutamente fare.

III°

GRAZIE, PER OGNI MIRACOLOSA NORMALITA’


di  PIERANGELO SEQUERI (Avvenire 31-12-09) Ritengo il testo del tutto attuale!

Ringraziamo per quello che ci ha portato fin qui. Ringraziamo perché, anche que­st’anno passato, milioni di giovani hanno i­gnorato gli sforzi di quell’accademia del futile che li catechizza ossessivamente sin dalla più tenera infanzia, preparandoli alla celebrazione della loro prima trasgressione. E si sono lascia­ti sedurre dal loro piacere di apprendere, dalla loro voglia di generosità, dalla loro capacità di sacrificio. Hanno coltivato gelosamente la loro resistenza all’illegalità, che li fa belli dentro (e anche fuori). Hanno considerato una qualità, non un complesso, la loro insofferenza per il volgare e l’ottuso.

Ringraziamo perché milioni di adulti, persino nelle nostre società evolute, ormai liberate da ogni inibizione nei confronti dell’avidità del­l’accumulo e dell’ossessione del godimento, hanno continuato imperterriti ad educare di­versamente i loro figli. Hanno condiviso con loro il piacere di parole che fanno pensare, e le frequentazioni emozionanti delle arti che al­largano la mente. Ringraziamo perché un numero enorme di pubblici funzionari – insegnanti, amministra­tori, custodi dell’ordine e della sicurezza, uo­mini e donne di legge, di medicina, di religio­ne – a dispetto dell’oscuramento che sanziona la dignità di un servizio alla comunità che non fa ascolti, ne ha semplice­mente conservato la passione e la pratica. E ha trovato la sod­disfazione più profonda nel piacere della responsabi­lità assolta al meglio, nel­la serena pulizia della propria coscienza.


Ringraziamo, perché un numero incredibilmen­te esorbitante di lavora­tori e di imprenditori ha continuato a sottrarsi al­lo spirito corrosivo del­l’indifferenza nei confronti delle responsabilità condi­vise. Battendosi coraggiosa­mente per la giustizia dei lega­mi sociali, per la lotta alla disone­stà, e per la qualità della loro vita e della nostra, che in molti modi ne dipende.


Ringraziamo per le alte testimonianze e per gli ammonimenti che ancora quotidianamen­te – e sembra a volte un miracolo – riusciamo a sentire. Persone, associazioni, istituzioni, che ci incoraggiano a resistere, spesso in luoghi e tempi terribili, nella tenacia di una più alta considerazione dell’umano. Un umano che non si lascia ridurre alla lotta per la selezione migliore, al potenziale di seduzione più alto, alla volontà di potenza più indiscriminata………….Ringraziamo tutti quelli che ci hanno insegna­to, senza riguardo per i fanatismi delle creden­ze e gli ideologismi delle scienze, il realismo sul quale poggia la sostanza spirituale di ogni essere umano, con tutta la commovente gran­dezza delle sue creazioni migliori.


Ringraziamo. E abbiamo appena cominciato. Da passarci la notte dell’ultimo dell’anno a ringraziare, invece di passarla a rimuovere.
L’anno trascorso è stato pieno di ordinaria miracolosità, grazie alla quale siamo ancora qui. La normalità della stoffa de­gli affetti dell’anima e delle invenzioni dello spirito, che tiene insieme il nostro mondo, è realmente miracolosa. È questo che noi cre­denti chiamiamo Provvidenza. Amore che tie­ne, non contabilità che esegue. La libertà è sal­va, due volte. Una prima volta, perché rimane nelle nostre mani il modo in cui ci giochiamo la vita del mondo. Una seconda volta, perché – letteralmente – all’inizio del nuovo anno, la li­bertà di non cedere al conformismo delle po­tenze mondane si rigenera. Nell’ordinaria esi­stenza, non tutto è grazia: ma la grazia è tutto.


Da ringraziare, commossi, anche per quelli che non lo fanno. Ed è grazia per tutti, anche questa.

Gariwo, il manifesto dei Giusti «Carta dei valori per il presente»

di Alessia Restelli Corriere della Sera 17-1-17

Il primo gennaio 1977 un gruppo di dissidenti cecoslovacchi guidati dal drammaturgo Václav Havel e dallo scrittore Pavel Kohout rendeva pubblica la dichiarazione di Charta 77. Un manifesto firmato da 242 personalità molto diverse per ideologia e fede, «unite dalla volontà di perseguire individualmente e collettivamente il rispetto per i diritti umani e civili». Quarant’anni dopo, l’associazione Gariwo, la foresta dei Giusti, presieduta da Gabriele Nissim, lancia la proposta di una Carta dei valori per il nostro tempo.

«A Praga si ritrovarono insieme liberali, socialisti, comunisti, ebrei, cattolici, protestanti: uomini diversi ma animati dalla fiducia nel dialogo e in un percorso comune contro il totalitarismo», spiega Nissim, presidente dell’associazione, che ha annunciato il progetto di quella che possiamo chiamare una nuova «Carta 2017» giovedì 12 gennaio, nella Sala Buzzati del «Corriere della Sera» a Milano.

«Il male estremo di oggi — prosegue Nissim — è il terrorismo, che avvelena e conduce al nichilismo. Come fece Havel, la nostra risposta è l’impegno morale, ancora prima che politico. Ecco perché vogliamo lanciare una riflessione collettiva che conduca alla Carta dei valori, a un codice di comportamento per persone di diversa appartenenza politica, religiosa, culturale, ispirato ai Giusti che ancora oggi si contrappongono alla cultura dell’odio e del nemico».

Cita tra gli altri Hamadi ben Abdesslem, la guida che nel 2015 a Tunisi salvò un gruppo di italiani nell’attacco al Museo del Bardo. Il termine Giusto, infatti, è tratto dal passo della Bibbia «chi salva una vita salva il mondo intero» ed è stato attribuito per la prima volta in Israele a chi salvò gli ebrei dalla persecuzione nazista. Il concetto viene poi ripreso per chi provò a fermare lo sterminio degli armeni e per tutti coloro che hanno cercato di impedire i genocidi, di difendere i diritti umani in situazioni estreme o che lottano per la memoria contro il negazionismo. Nel 2012 il Parlamento Europeo ha anche approvato la proposta di Gariwo di istituire il 6 marzo la Giornata dei Giusti per tutti i genocidi. «Chi salva vite negli attentati, chi si batte per integrare i migranti, chi reagisce al nazionalismo — chiarisce Nissim — è un Giusto di oggi. Ci richiama alle nostre responsabilità e ci insegna a vivere».

Il primo passo per elaborare la Carta è il ciclo di incontri «La crisi dell’Europa e i Giusti del nostro tempo», organizzato da Gariwo in collaborazione con il Teatro Franco Parenti-Accademia del Presente e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano e della Fondazione Corriere della Sera. La prevenzione dei genocidi (17 gennaio), la battaglia culturale contro il terrorismo fondamentalista islamico (14 febbraio), la crisi dell’Europa (30 marzo), i Giusti del nostro tempo (18 maggio), saranno i temi di quattro dibattiti ospitati, sempre alle 18, nella sala grande del Teatro Franco Parenti. Sul palco testimoni, intellettuali e studiosi come Yair Auron, Hamadi ben Abdesslem, Marcello Flores, Hafez Haidar, Gérard Malkassian, Alberto Negri, Olivier Roy negli appuntamenti di gennaio e febbraio; Massimo Cacciari, Gabriella Caramore, Ferruccio de Bortoli, Konstanty Gebert, Salvatore Natoli, Milena Santerini e lo stesso Nissim nelle date di marzo e maggio.

http://www.resegoneonline.it/index.php/articoli/papa-a-milano-la-diocesi-cerca-3-000-volontari-20170104/

4 gennaio 2017

Papa a Milano: la Diocesi cerca 3.000 volontari

Con lo slogan “L’accoglienza nelle tue mani”, sono già stati diffusi i volantini per il reclutamento di tutti coloro che si vorranno candidare per aiutare gli organizzatori nella buona uscita dell’evento.

La Diocesi di Milano, che si sta occupando della realizzazione della visita di Papa Francesco a Milano e nelle terre lombarde, sta cercando 3000 volontari per la giornata del 25 marzo 2017.

Per proporsi come volontari, è necessario essere nella fascia di età compresa tra i 18 e i 70 anni ed essere disponibili nella giornata del 25 marzo 2017. La candidatura va presentata entro il 31 gennaio.

Bisogna poi rivolgersi alla propria parrocchia; se in parrocchia è già attivo un gruppo di volontari per la visita del Santo Padre, si può entrare a farne parte. Qualora questo gruppo non esistesse, ci si può rivolgere al responsabile decanale dei volontari che valuterà se far entrare il volontario nel gruppo decanale oppure nel gruppo volontari per la visita del Papa presente in una parrocchia limitrofa.

I compiti dei volontari sono di vario tipo: sarà chiesto di occuparsi dell’accoglienza delle persone, dell’animazione lungo i percorsi, del servizio d’ordine, di favorire l’accesso ai luoghi della visita del Papa, della segnaletica stradale e del presidio dei varchi pedonali o carrabili.

I luoghi nei quali saranno impiegati sono quelli in cui è prevista la presenza del Santo Padre il 25 marzo 2017: percorsi papali (dall’aeroporto di Linate alla periferia della città, per poi transitare verso il centro di Milano), piazza Duomo per l’Angelus, il Parco di Monza in occasione della Santa Messa, lo Stadio Meazza San Siro per l’incontro di papa Francesco con i Cresimandi e i Cresimati.

La formazione dei volontari avverrà online e con sopralluoghi nei giorni precedenti la Visita pastorale del 25 marzo. Saranno organizzati alcuni incontri formativi nelle parrocchie, le cui date saranno comunicate a breve. Per favorire la partecipazione di tutti, le riunioni con i volontari si terranno prevalentemente la sera e nel fine settimana.

Tutte le informazioni sulla Visita pastorale di papa Francesco e sulle modalità di candidatura a volontario sono disponibili sul sito www.papamilano2017.it

 


 

Last Updated on Wednesday, 18 January 2017 15:58
 

I piu' letti


Powered by Joomla!. Designed by: business hosting virtual private server Valid XHTML and CSS.