7-2-18 2° Giornata Nazionale contro il bullismo
Written by Ileana Mortari   
Monday, 05 February 2018 09:06

 

7-2-18        GIORNATA ANTI-BULLISMO  Newsletter n.51 di Ileana Mortari - segue una MiniNewsl. per bambini e ragazzi

VITTIME DEL BULLISMO, UNITEVI E…….DATE UNA LEZIONE DI VITA

AI VOSTRI PERSECUTORI

 

Ho scelto un titolo provocatorio, che non riguarda solo i ragazzi, ma i loro genitori e parenti adulti, gli educatori in generale, la società tutta.

Sappiamo bene che, dicendo “società”, diciamo tutto e niente, perché tendenzialmente la “società” sono “gli altri”, quelli che la amministrano e governano, quelli che gestiscono i luoghi di aggregazione, non noi presi singolarmente. EBBENE NO: proviamo a riflettere sul fatto che la società è costituita da CIASCUNO DI NOI e che l’insieme delle sue caratteristiche non viene dal cielo, ma appunto dalla somma delle nostre persone.

A mio modesto avviso, occorre che ciascuno si prenda le sue responsabilità, non solo per la sua vita personale e la sua famiglia, ma proprio nell’ambito del contesto sociale. Si dirà: la solita retorica! NO e fornisco subito un esempio personale. Ero piccola, ma me lo ricordo: dal 1960 al 1968, la RAI mandò in onda dal lunedì al venerdì il programma NON E’ MAI TROPPO TARDI, “Corso di istruzione popolare per il recupero dell'adulto analfabeta”, curato dal famoso maestro Alberto Manzi con due collaboratori. Un altro particolare che mi ricordo è che tutti i venerdì, per anni, alla TV c’era sempre il teatro (da Aristofane a Pirandello passando da Alfieri, Shakespeare, Goldoni, Cechov, Ibsen, etc): anche una persona che non aveva potuto studiare si faceva una cultura nel campo!

Ora, com’è successo che, nel volgere di 60 anni, pure accanto ad ottimi programmi culturali e a splendidi film, purtroppo ci ritroviamo anche davanti per ore e ore a palinsesti di una vuotezza, superficialità, immoralità inqualificabili? E per quest’ultima non intendo solo quella relativa ai comportamenti sessuali (dove sono accuratamente estradati ritegno, pudore e soprattutto rispetto per il pubblico), ma quella dispersione di cifre elevatissime nel corso di vari giochi a fronte di una fame nel mondo che nel frattempo è aumentata invece di diminuire (e pensare che con 57 € si può salvare un bambino denutrito nel Burkina Faso, vedi Avvenire del 19-1 scorso!) E poi almeno per “Lascia o raddoppia” uno studiava, faticava, si faceva una competenza (pur se prevalentemente nozionistica) nella materia scelta! Non tocco nemmeno il tasto della pubblicità, che ha da tempo superato ogni limite di sopportazione (ah, Carosello!)

Ebbene, qual è stata la mia personale responsabilità al riguardo? Non ho fatto niente, non ho protestato, non ho scritto alle sedi opportune, non ho coinvolto persone che potevano arrivare a chi decideva i programmi, e così via. Magari non sarebbe servito a nulla, ma almeno ci avrei provato.

Certo, nel frattempo non sono stata con le mani in mano, ho fatto altro, molto altro, per il prossimo e il 3° mondo; ma quel “nulla di tentato” resta un piccolo peso sulla mia coscienza.

E TUTTO QUESTO COSA C’ENTRA COL BULLISMO? Si chiederà qualcuno.

C’entra moltissimo, perché, come ben scrive Maurizio Patriciello su Avvenire del 30-1 scorso (vedi alleg.ARTICOLI), “a Napoli – dopo tanti episodi di violenza da parte di minori su minori - arriveranno altri cento poliziotti. Cosa buona, anzi ottima; meglio ancora se ne arrivassero il doppio, il triplo; ma, nessuno si illuda, questo intervento, da solo, non cambierà la situazione nemmeno di una virgola.” Certo, perché, se le forze dell’ordine svolgono il loro compito (e bene ha fatto l’Arcivescovo di Milano, mons. Delpini, a ringraziarle nel discorso di S. Ambrogio), si tratta comunque di un’opera di repressione e punizione, che tra l’altro non potrebbero mettere in atto se non ci fossero denunce formali.

Invece, se vogliamo davvero andare alla radice del problema, accanto alle forze dell’ordine è assolutamente necessario UN SUSSULTO DI COSCIENZA, che interroghi CIASCUNO di quella maggioranza (che dovrebbe ancora esistere nel nostro paese) di gente onesta e laboriosa, e che tuttavia è una MAGGIORANZA UN PO’ TROPPO SILENZIOSA e che magari tende, giustificandolo con il pomposo termine “filosofia spicciola”, a farsi i fatti propri, violando così clamorosamente l’art.4 bis della Costituzione Italiana.

Tra gli altri, il grande Don Puglisi disse una volta che “se ognuno di noi fa qualcosa, insieme possiamo fare molto”. E tornando al discorso di Mons. Delpini a S.Ambrogio: “Ai cittadini chiedo di partecipare non con , bensì con POSSIBILE.”

E IL BENE POSSIBILE, nella ormai vergognosamente troppo lunga “emergenza” che stiamo esaminando, QUAL E’?

I bulli ci sono sempre stati. Chi non ricorda Franti del De Amicis? In quale paese non c’è il “michelaccio” di turno noto a tutti? Quando mai non ci sono state famiglie difficili, con problemi magari a loro volta di origine pregressa? Ma almeno in passato la società civile teneva, c’erano valori condivisi, c’erano divieti rispettati; e quello che non poteva fare la famiglia, lo faceva la scuola, l’oratorio, il centro sportivo, il dottore, il datore di lavoro e via dicendo.

Nella situazione attuale, inedita, mi vengono spontanee le seguenti considerazioni:

 

- Se siamo una società civile, non deve mai più accadere di dover leggere su un giornale o un libro: “…a Varese uno studente di 17 anni avrebbe sopportato in silenzio e per anni ogni tipo di abuso e violenza da parte di suoi coetanei;……… a Pordenone una ragazzina di 12 anni per mesi è stata sottoposta dai suoi compagni di classe ad ogni genere di vessazioni e torture psicologiche, fino a intimarle di uccidersi, perché così avrebbe fatto un favore a tutti!!!!....” (pp.11-12 di Bullismo e Cyberbullismo, di S. Sebastiani, ed.Transeuropa).

Non deve mai più succedere che si lascino andare avanti le cose! Ma a chi non ribollono i visceri a leggere quanto sopra e anche gli articoli dell’allegato a questa Newsl.? In una società “civile” possibile che non ci sia uno/a (compagno/a di scuola, professore, genitore, bidello, l’addetto alla pulizia delle strade..…) che, di fronte a fatti di violenza gratuita su un innocente, immediatamente avverta la polizia o i carabinieri?

 

Si temono ritorsioni ed effettivamente può succedere; so anch’io che non è il caso di affrontare direttamente degli assatanati, tutti muscoli e zero cervello, perché è lapalissiano che poi uno se le busca a sua volta; ma il modo di avvertire le forze dell’ordine c’è sempre, se si vuole.

E nel frattempo, oltre a cercare se possibile di sottrarre la vittima alle vessazioni, è indispensabile che nessuno stia lì a guardare o peggio a ridere o peggio ancora a filmare. Questo è un comportamento da disgraziati, che non ha nulla da invidiare a quello dei bulli e che dimostra una realtà tristissima: non saper distinguere il bene dal male, non provare empatia, voler godere facendo leva sugli istinti più bassi, in modo grossolano, ma soprattutto disumano.

- E’ assolutamente inammissibile che degli adulti dicano di questi fatti che, in fondo, sono ragazzate! C’è perfino chi ritiene tali atteggiamenti abusivi un modo di scherzare o un passaggio inevitabile della crescita. O addirittura suggerisce alla vittima di contrattaccare fisicamente e dimostrare così chi è veramente! Forse non sa che il Far West dovrebbe aver fatto il suo tempo da un pezzo. In un recente passato una preside, dopo aver punito adeguatamente i responsabili di un fatto gravissimo di bullismo, constatò desolata: “Dopo i provvedimenti presi, alcuni, figli e genitori, hanno capito la gravità dell’episodio. Molti, ma non tutti!”

3°- ALLORA, CHE FARE?

Anzitutto spiegare bene ai ragazzi che cos’è il bullismo: un’attività svolta da chi, benchè giovane o giovanissimo, con estrema e disumana cattiveria si diverte a bersagliare solo vittime percepite come incapaci di difendersi adeguatamente, camuffando la propria essenziale vigliaccheria in apparente forza e prepotenza.

La scuola, essendo per eccellenza luogo di socializzazione, svolge un ruolo fondamentale nell’inserimento sociale di ciascun individuo. Ha l’importante compito di mediare i rapporti sociali in modo da evitare pregiudizi, intolleranza e discriminazione e di orientarli invece al rispetto reciproco e alla sana convivenza. Tra i banchi si sviluppa quel senso di appartenenza a una comunità che getta le basi per una società solidale. Talvolta però i rapporti che vi si stabiliscono sono improntati non al rispetto, ma alla prevaricazione. La diversità, anziché essere vista come un’opportunità di arricchimento, diventa motivo di esclusione e si manifestano azioni violente soprattutto ai danni di chi viene percepito come più debole. E ricordiamoci di sviluppare una certa sensibilità riguardo anche all’abuso verbale. Se la reazione degli adulti è più chiara quando l’abuso è fisico, non sempre diamo il giusto peso a quello verbale. Come se non sapessimo che a volte le parole colpiscono più delle pietre!

Nella Mini-Newsl. ho elencato atteggiamenti e comportamenti che un bambino o un ragazzo possono assumere nei confronti dei bulli e delle loro vittime.

4° - FONDAMENTALE E’ ANCHE, SECONDO ME, CHIEDERSI CHI E’ IL BULLO E COME MAI E’ DIVENTATO TALE.

Per questo 4° punto mi sono servita di un’ottima Guida per insegnanti di Padova e di un intervento del dr. Costa, psicoterapeuta.

IL BULLO. Generalmente è aggressivo, fisicamente forte, pronto a ricorrere alla violenza, povero nella comunicazione interpersonale, scolasticamente al di sotto della media, con un basso livello di autostima, insicuro. Ha bisogno di sentirsi rispettato, ma non sa distinguere tra rispetto e paura, può venire da un ambiente domestico disfunzionale, è emotivamente immaturo, non accetta responsabilità. Ha bisogno di attrarre l’attenzione; stabilisce il suo potere sui membri più deboli del gruppo. Domande essenziali dovrebbero essere: perché questo bambino o ragazzo è così aggressivo? Perché non ha imparato a stare con gli altri senza usare la violenza? I bambini non nascono bulli, ma imparano ad esserlo”. (Matt Bomer)

Il nostro bullo potrebbe essere un bambino/ragazzo frustrato a causa di una difficoltà che non è stata identificata. Un problema come la dislessia, la parziale sordità, l’autismo, o qualche difficoltà di apprendimento, che non gli consente né di vivere la scuola, né di rendere scolasticamente, come vorrebbe, potrebbe portarlo a combattere la frustrazione con il senso di potere che gli dà l’essere bullo.

A sua volta potrebbe essere stato vittima di bullismo. Magari, avendo subito abusi in famiglia, tende ad esprimere in questo modo la sua rabbia. O può essere stato trascurato, o deprivato, non amato, o ipercontrollato, tanto che il suo sviluppo emotivo ha subito un ritardo.

Osserva inoltre lo psicoterapeuta Mario Di Pietro:

freccettaI bulli hanno livelli relativamente bassi di empatia, per cui il prepotente è insensibile all'evidente sofferenza degli altri. .freccettaSono stati influenzati da "modelli" aggressivi, nella vita e/o guardando film e video violenti. ** Una monotonia cronica a scuola può portare a comportamenti prevaricanti come mezzo per rendere la vita scolastica più interessante (sic !!!!!!!!)

freccettall raggiungimento dell’obiettivo desiderato è considerato più importante dei brutali mezzi impiegati per ottenerlo.

5° - INFINE OCCORRE RITROVARE UN’ALLEANZA EDUCATIVA, UNANIME E COMPATTA, TRA TUTTI I SOGGETTI INTERESSATI ALLA CRESCITA DEI MINORI

Gli obiettivi da raggiungere in ogni tappa della vita, specialmente durante l’età evolutiva – spiega lo psicologo e docente Javier Fiz Perez – richiedono la presenza di genitori attenti e presenti, di educatori competenti e di gruppi di coetanei con cui condividere un sano stile di vita. In questo contesto un fenomeno così devastante come il bullismo diventa decisamente deleterio per lo sviluppo di ogni bambino e adolescente. La ricerca scientifica è molto sensibile al fatto che dopo la seconda infanzia ci sono delle priorità psico-educative come l’affermazione della propria identità e personalità, l’autostima, l’accettazione da parte del gruppo dei coetanei. In questa ottica la creazione e tutela di contesti sani di socializzazione diventa essenziale per il raggiungimento di taluni obbiettivi.

6° - PER I GENITORI

E’ evidente che l’impegno principale spetta a loro, dato che hanno l’onore-onore dell’educazione primaria dei propri figlioli. Non mancano libri e articoli ben fatti, incontri e scuole per genitori a vari livelli. Quindi, dato lo scarso spazio che mi rimane, mi limito a questi consigli, che ho trovato in una rivista di Telefono Azzurro e in altre fonti.

COMPITO DEI GENITORI E ’ EDUCARE:

- a comportamenti relazionali positivi, dando l’esempio in famiglia.

- all’accettazione, all’ascolto e al rispetto dell’altro.

- a non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie, anche a quelle che non riguardano i propri amici.

- a coltivare i VALORI essenziali della vita: il rispetto, la cultura, la sobrietà, l’amicizia, l’amore, la spiritualità.

E POI E’ NECESSARIO prestare attenzione ai segnali di malessere del figlio.

Se il figlio racconta una situazione di bullismo, ascoltare attentamente e cercare insieme che cosa si può fare per contrastarla.

E’ anche importante evitare la schiavitù da smarthphone e stimolare il ragazzo a trovare attività nuove e gratificanti, anche al di fuori della scuola, che possano aumentare la sua autostima.

Spiace dirlo, ma per completare il quadro, occorre anche ricordare che il bullismo può iniziare ad essere promosso involontariamente nella tranquillità della propria casa, con i commenti mordaci, spregiativi o ingiuriosi che i genitori fanno davanti ai figli parlando di altre persone, col rischio di promuovere nei ragazzi xenofobia, razzismo, intolleranza, abuso di forza, discriminazione, scherno per l’aspetto fisico o l’immagine… Da qui, basta un piccolo passo per scatenare la scintilla del bullismo. Più precisamente genitori e familiari dovrebbero prima riflettere ** Quando dicono delle vittime del bullismo: “Avranno fatto qualcosa”, “Non sanno neanche difendersi. ** Quando criticano le persone pacifiche e che non vogliono attaccare briga: “Sono dei codardi, permettono che tutti facciano ciò che vogliono, non impongono la propria autorità”. ** Quando rifiutano tutto ciò che riguarda inclusione, flessibilità, generosità, comprensione, carità, rispetto, aiuto fraterno……** Quando criticano affermando che gli altri fanno tutto male, mentre loro fanno tutto bene. ** Quando con espressioni facciali o con il linguaggio corporeo fanno ben capire il fastidio di stare con qualcuno che non va loro a genio. ** Quando giudicano negativamente i professori che puniscono i responsabili del bullismo.

CONCLUSIONE: “CONTRO IL BULLISMO L’UNIONE FA LA FORZA”

e "Se la lezione l’abbiamo capita,

è un grande tesoro per tutta la vita." (A. Pellai)

I have a dream: che questo testo e gli allegati diventassero “virali”, se non altro per portare un diversivo a quegli altri “virali” tristemente noti: ma è possibile che non siano ancora venuti a noia?

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MINI - NEWSLETTER “ALLA RICERCA DELLA VERITA’ “ N.51 del 2-2-18

di Ileana Mortari

PER ALUNNI DELLA SCUOLA DELL’OBBLIGO

GIORNATA NAZIONALE CONTRO IL BULLISMO

7 febbraio 2018:

VITTIME DEL BULLISMO, UNITEVI E…….DATE UNA LEZIONE DI VITA

AI VOSTRI PERSECUTORI

UNA FILASTROCCA PER I PIU’ PICCOLI

 

Gianvittorio pensa di essere il più tutto del mondo,

il più bello, il più forte, il più importante.

Non c’è mai un meno quando Gianvittorio parla di sé.

Può permettersi di prendere in giro Toni, un po’ grassottello.

Puntandogli un rametto sulla pancia:

“Cicciopalla, io sono un mago

e ti sgonfio col mio ago!”

Ma ecco che Rodolfo inventa una canzone:

“Si crede perfetto, ma il bullo è citrullo.

Se fosse a Firenze, sarebbe anche “grullo”…..

Sconfiggere il bullo anche ora tu puoi.

Unisciti al coro e canta con noi!........

Il bullo ci ha visti uniti e sicuri

e adesso va strisciando contro tutti i muri.

Se la lezione l’abbiamo capita,

è un grande tesoro per tutta la vita.

Il bullo è tornato e mi ha detto: “Se vuoi,

potrei unirmi anch’io a cantare con voi?”

 

da “Il bullo citrullo” di Alberto Pellai, Ed. Erickson – Prevenzione del bullismo e della prepotenza con le canzoni dello Zecchino d’oro.

Utile anche di A.Pellai, “Scarpe verdi d’invidia, una storia per dare un calcio al bullismo, Erickson

 

PER LA SCUOLA DELL’OBBLIGO

http://www.edscuola.it/archivio/parliamone/bullismo/bullismo_9.htm

Il bullismo è sempre sbagliato e non è mai accettabile, specie se fatto passare per innocuo scherzo o ragazzata. Le circostanze non hanno importanza, non ci sono scuse. Nessuno ha il diritto di abusare di un’altra persona, e i ‘bulli’ devono assumersi la responsabilità del male che fanno agli altri. Se sei stato bersaglio di bullismo, non è colpa tua. Anche se ti senti in colpa. Al contrario è il bullo che ha un problema e deve cambiare il suo comportamento sbagliato. Qualsiasi cosa tu decida di fare, non tenere segreto quello che ti sta succedendo. Può sembrarti difficile, ma devi continuare a parlare, anche molte volte, e raccontare quello che ti accade finché il bullo non viene fermato. Infatti ai bulli non piace che gli adulti sappiano quello che sta succedendo.

Cosa è il bullismo? Quando qualcuno pensa che farti piangere, o arrabbiare, sia una cosa buffa. ** Quando non smettono anche dopo che tu hai detto: “BASTA!”. ** Quando si dicono brutte cose su di te.** Quando si impedisce agli altri di parlarti. ** Quando qualcuno ti porta via tutti gli amici e ti lascia da solo. ** Quando ti picchiano, o ti fanno male, di proposito… Quello è bullismo

Perché certi bambini fanno i bulli? Forse il bullo è geloso di te. ** Forse si sente male dentro e vuole che tu ti senta nello stesso modo. ** Forse ha paura che, se non fa così, non piace a nessuno. ** Forse fa del male agli altri, così gli altri hanno paura di lui e non gli fanno male. ** Forse a casa fanno del male a lui e lui pensa che sia normale fare del male agli altri. **Forse pensa che sia un modo di essere intelligente. **Forse è solo uno stupido viziato.

Perché fanno del male a te? I bulli si comportano così perché hanno un problema e, per affermarsi a tutti i costi, scelgono: **Bambini che sono tranquilli e che non parleranno. **Bambini che sono impauriti. **Bambini che reagiscono piangendo. **Bambini che sono bravi a scuola, o che non sono bravi a scuola. **Bambini che sono simpatici agli altri, o bambini antipatici. ** Potremmo dire senza sbagliarci, che, per i bulli, qualsiasi scusa è buona. Certo, può darsi che tu abbia una caratteristica che ti rende un po’ particolare; ma, credi, anche se non ce l'avessi, il bullo ne inventerebbe una.

Cosa dovresti fare? Comincia a tener presente che ognuno di noi ha il diritto di essere trattato con rispetto ** di sbagliare e di essere responsabile dei propri sbagli ** di dire di NO senza sentirsi in colpa ** di chiedere, sapendo che l’altro ha il diritto di rifiutare **di essere ascoltato e di essere preso seriamente ** di dire “non capisco” ** di chiedere informazioni. E poi: Affronta il bullo stando ben dritto in piedi ** Guardalo dritto negli occhi ** Voltati e vai via senza dire una parola. **Il bullo potrebbe annoiarsi del fatto che tu non reagisci.
Se continua, prova questo: allenati, anche per diversi giorni, davanti ad uno specchio - Stai ben dritto in piedi, di fronte allo specchio **
Guarda la tua immagine e concentrati sullo sguardo, dritto e fermo. ** Prova ad essere deciso con tutto il tuo corpo, non sorridere e continua a guardarti allo specchio come se guardassi il bullo negli occhi. Il bullo prende di mira le persone che gli sembrano timide, riservate, che stanno per conto loro. Se il tuo aspetto è quello di una persona sicura e decisa, il bullo non riuscirà a tormentarti facilmente. Anche se in realtà ti senti piccolo e sei spaventato, fai finta di non esserlo. ** Ricorda, quando dici di no a qualcuno, stai solo rifiutando di fare quello che chiede, non stai rifiutando lui come persona.

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Da: Mario Di Pietro, Monica Dacomo, Manuale di autodifesa positiva per gli alunni, Erickson

Possibili soluzioni per mettere fine ai comportamenti di prepotenza di un bullo

Riferire all’insegnante quello che accade. **Incoraggiare chi sta subendo la prepotenza di un bullo a parlarne con gli insegnanti. ** Consigliare a chi ha visto qualcuno fare il bullo con un altro di raccontare tutto agli insegnanti ** Chiedere che qualcuno venga a scuola a parlare del bullismo e spiegare come affrontarlo.

Se la tua scuola non presta attenzione al bullismo o non lo considera un problema, non devi accettare di subire. Hai molte altre possibilità per affrontare la situazione e ci sono molte altre persone da cui puoi ottenere aiuto. Prova a dire al bullo “Basta!” in modo molto chiaro e sicuro, poi girati e allontanati. Non ti preoccupare se qualcuno pensa che stai scappando o ti dice che sei un fifone. Ricordati che è molto difficile che il bullo continui a fare il prepotente con chi non lo sta nemmeno ad ascoltare. ** Prova a non farti vedere infastidito o arrabbiato per quello che ti fa o ti dice. Il bullo adora vedere qualche reazione, lo trova molto divertente. Diversamente si stancherà presto e ti lascerà in pace.

  • Cerca di non reagire allo stesso modo, picchiandolo o prendendolo a calci: avresti la peggio. Non vale proprio la pena farsi male per non dargli la merenda o i soldi. Quando sei terrorizzato, dagli quello che vuole, le cose si possono essere sostituite, tu no!
  • Pensa in anticipo a delle risposte divertenti e furbe da dargli, prendilo un po’ come un gioco. Non serve che le tue risposte siano strabilianti, ma avere qualcosa da dire per ribattere subito può essere una strategia molto utile.
  • Ad esempio: “Le tue parole scivolano sui binari morti della mia indifferenza.”
  • “Nella vita tutto torna. La cattiveria torna al mittente, l’amore a chi l’ha donato, l’invidia a chi la prova. La ruota gira per tutti!” “Io non sono uno scherzo. Smettila di ridere di me!”
  • “Il coraggio è fuoco, il bullismo è fumo” (B. Disraeli)
  • Magari, insieme ai compagni di classe, aguzzate il vostro ingegno e componete altre frasi pungenti.
  • Evita di stare da solo in quei posti in cui è probabile che il bullo venga all’attacco. In pratica, prova a cambiare strada quando vai a scuola o torni a casa, non stare da solo in alcune parti del cortile, vai in classe o in bagno quando ci sono anche altre persone. Forse non è giusto che tu sia costretto a fare queste cose, ma se può evitarti la prepotenza di un bullo.. perché non farlo?
  • Chiedi al bullo di ripetere esattamente quello che ha detto, questo qualche volta può funzionare perché il bullo  non è così coraggioso da ripeterlo nello stesso modo e di solito dice qualcosa di simile, ma in modo meno aggressivo. Se il bullo ripete quello che aveva detto, allora gli avrai fatto fare qualcosa che non si aspettava e avrai avuto un po’ do controllo sulla situazione..
  • Tieni un diario e scrivi quello che ti sta capitando, usa molti dettagli per descrivere la situazione e i tuoi pensieri ed emozioni. Quando deciderai che è arrivato il momento di dirlo a qualcuno, potrà rivelarsi molto utile avere una descrizione scritta per far capire bene agli altri che cosa è successo.
  • Racconta tutto ai tuoi genitori o ad altre persone adulte, hai bisogno del loro aiuto. Non stare a soffrire in silenzio.

Cosa puoi fare se vedi che qualcuno è vittima di bullismo

Il bullismo è uno dei motivi più frequenti per cui, tra i 5 e i 14 anni, ci si rivolge a qualcuno per ottenere un aiuto a risolvere un problema. Anche tu puoi avere un ruolo importante!
Prima di tutto, se vedi qualcuno in difficoltà perché subisce la prepotenza di qualcun altro, non cercare di risolvere il problema da solo. Riferisci quello che hai visto ad un adulto o all’insegnante.
Comportati con lui come un amico cercando di ascoltarlo e rassicurarlo, è probabile che si senta solo e molto triste. Consiglia di esporre subito la sua situazione ad un adulto di fiducia, potrà essere aiutato ad affrontare e risolvere questo problema.


CONCLUSIONE
“CONTRO IL BULLISMO L’UNIONE FA LA FORZA”

 

 

 


 

 

Last Updated on Monday, 05 February 2018 09:38
 
Quel misterioso intreccio tra bene e male
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 18 January 2018 10:59

 

NEWSLETTER “ALLA RICERCA DELLA VERITA’ “ N.50 del 17-1-18

di Ileana Mortari

[NOTA IMPORTANTE: poiché da poco ho realizzato che sono ormai un centinaio le persone di mia conoscenza che per varie ragioni – non solo l’anzianità – non dispongono di un computer o di uno smartphone, ho deciso che, con l’aiuto di un collaboratore, potrei fare avere le Newsletter (ed eventualmente altro) in forma cartacea. Pertanto, se sapete di persone nelle suddette condizioni e interessate a leggere i miei scritti, che a quanto vedo trovano buoni riscontri, potete inviarmi i loro indirizzi postali e provvederemo. Grazie]

QUEL MISTERIOSO INTRECCIO TRA BENE E MALE

C’è un parabola del vangelo di Matteo (cap.13) che illustra molto bene questa realtà: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?....”Un nemico ha fatto questo!” e i servi “Vuoi che andiamo a raccoglierla?” “NO – rispose il padrone – perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano…..

Bene e male sono di fatto coesistenti e intrecciati nel corso della nostra vita e della storia umana ed è impossibile separarli nettamente (il commento completo di questa parabola si trova nel mio sito www.chiediloallateologa.it alla voce “vang.fest.” posta nella barra verde in alto; basta cliccare su di essa e scendere fino al n.56)

Viene spontaneo pensare che il bene dovrebbe attrarre più del male e invece si constata per lo più il contrario. E’ noto che i bimbi lasciati allo stato brado fanno più cose negative che positive, se nessuno insegna loro quali sono queste ultime.

Ora, quello che mi sembra più preoccupante nel nostro periodo è il fatto che, a differenza di un tempo, oggi spesso e volentieri non si è più in grado di distinguere il bene dal male, o addirittura si chiama bene quello che in realtà è male. In tutto questo evidentemente è implicata la COSCIENZA: parola poco presente nei social e soprattutto nella vita quotidiana. Il termine indica in generale la consapevolezza che il soggetto ha di sé, dei propri contenuti mentali, e della capacità di relazionarsi con gli altri. Più precisamente, designa il sentimento che ogni individuo ha dei valori morali, e quindi la capacità di distinguere tra il bene e il male, aspirando al primo e lottando contro il secondo. Ma non è così; la capacità di seduzione del male è altissima.

Basta aprire un giornale qualsiasi e siamo letteralmente assediati da notizie tremende, una più spaventosa dell’altra. Ne ho scelta una forse meno nota ai social, ma non meno angosciante.

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CHI FERISCE È UN UOMO, NON UN PROIETTILE di M. Patriciello (Avvenire 27-12-17)

“Ferito alla testa da un proiettile vagante”. È notte fonda quando, alla fine della Messa della notte di Natale, apprendiamo la notizia che a Parete, paese in provincia di Caserta, un quattordicenne è stato gravemente ferito alla testa mentre si trovava in piazza con gli amici. Comprendiamo subito…..Questa assurda e stupida consuetudine da parte di qualcuno di impugnare le armi nei giorni di Natale e sparare a casaccio non vuol morire…. Pur sapendo di poter provocare sofferenza e morte agli innocenti, pur coscienti di correre il rischio di rovinare la vita a se stessi e agli altri, c’è chi proprio non resiste alla tentazione di afferrare la pistola e sparare proiettili “ vaganti”. Quando il male è tanto sciocco ed evitabile, scatta in noi una sorta di difesa inconscia che si intromette anche nel linguaggio. Il pensiero allora non va alla mano assassina ma alla pallottola vagabonda che decide di porre termine alla sua folle corsa…… Il colpevole, ne sono convinto, attorniato da parenti e amici, in queste ore sta maledicendo la malasorte. Lui non voleva, erano anni che non prendeva in mano quella maledetta pistola. Poi, “quando il diavolo ci mette la coda”, quando una cosa “deve” accadere. E la colpa viene catapultata sul destino infame, il fatalismo, la sfortuna, la iella. “È successo tutto all’improvviso, il colpo è partito, inavvertitamente. Ancora nessuno riesce a capacitarsi”. E via di questo passo….. Motivazioni sciocche, dolore vero. Superficialità imperdonabili, vite distrutte. Si chiama Luigi, il ragazzo che, in coma farmacologico, sta tentando di strappare alla morte la sua bella e irripetibile vita…….. Ma perché gli uomini mettono la museruola alla loro intelligenza? Perché tante volte decidono di abdicare alla ragione, al buon senso, all’antica e sempre necessaria virtù della prudenza? Luigi non è stato colpito dalla cattiveria umana, dalla sete di vendetta da parte di un nemico. No, a ridurre questo caro giovane in fin di vita è stata l’ incapacità di qualcuno a gestirsi, a divertirsi……….. Perché esplodere colpi di pistola la notte di Natale e Capodanno? Per impaurire, fare i gradassi, dimostrare agli amici quanto si è bravi……. Tra tanta sofferenza cui non sappiamo o non possiamo porre rimedio, quella inutile, sciocca, evitabile, è veramente insopportabile. Quando impareranno gli uomini a capire che ogni parola pronunciata, ogni azione, ogni decisione presa, nel bene e nel male, si riversa anche sugli altri ?” %%%%%%%%%%

E non si tratta di un fatto isolato, perché purtroppo il 18 dicembre, a Napoli, un diciassettenne viene circondato da 4 minorenni e, senza alcun motivo, viene accoltellato: 20 pugnalate all’addome, a al petto, alla schiena. Il ragazzo è tornato a scuola lunedì 15-1 per qualche ora e dichiara: “Chiedo alle istituzioni di usare il pugno duro; tolleranza zero! Ma questo da solo non basta: l’impegno più gravoso tocca alla società civile, bisogna avere tutti una maggiore consapevolezza.

Non solo, ma proprio nei giorni delle feste appena trascorse sono accaduti almeno altri tre episodi raccapriccianti, di giovani gang che, ancora senza un motivo, solo per noia e divertimento incosciente, si sono accaniti su adolescenti riducendoli quasi in fin di vita. Vedi un articolo sulla mia pag. Facebook.

Il card. Sepe (di Napoli), il giorno dell’Epifania, ha lanciato un appello affinchè “si faccia rete per creare un tavolo permanente, ma soprattutto perché chi ha visto l’aggressione fatta al 17enne Arturo collabori con le forze dell’ordine.

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Giovedì 25-1 alle 17.00 nell’Auditorium dell’Umanitaria (via Daverio 7), sarà proiettato il documentario Alla ricerca delle radici del male di Israel Cesare Moscati. Un viaggio in alcuni dei luoghi simbolo della dolorosa memoria del Novecento: dal campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, al campo di concentramento di Plazow, alla pace del bosco di Niepolomice, in Polonia, il “Binario 21” di Milano, da cui partiva il treno dei deportati alle Fosse Ardeatine a Roma, simbolo della Resistenza al nazi-fascismo. Storie di donne e di uomini che hanno subito il male più atroce, assoluto, raccontate da figli e nipoti, vittime anch’essi del dolore.

 

II° - IL BENE

La logica del bene è nel gesto minimo che tiene in piedi la storia”. Lo ha detto l’arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini, l’11 novembre scorso, durante l’incontro annuale dell’Associazione Medici con l’Africa Cuamm, per affrontare il tema delle sfide per la salute di mamme e bambini in Africa. Facciamo nostre queste parole dell’Arcivescovo e nel nostro piccolo o grande ambito compiamo con amore i nostri gesti di pace e di amore. Le occasioni non mancano certamente! Ne elenco alcune a titolo esemplificativo.

PREMESSA. Alla base di tutto mettiamo il cartello che papa Francesco ha appeso alla sua porta: “VIETATO LAMENTARSI– e questo non è solo un cartello, ma il titolo di un libro di Salvo Noè, San Paolo Ediz., che reca come sottotitolo: “Agisci per cambiare in meglio la tua vita e quella degli altri. Del resto già nel lontano ‘800 il grande Manzoni scrisse: “Si dovrebbe pensare più a far bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio!”

A - I CLASSICI “ 2 PICCIONI PRESI CON UNA FAVA”!

Da un anno viene sperimentata nella parrocchia di S. Andrea a Milano (zona Porta Romana) un’iniziativa davvero interessante e, a mio modesto avviso, da imitare.

Considerando che la popolazione studentesca che gravita attorno alla Università Bocconi (Lingue ed Economia e Commercio) è molto internazionale, la parrocchia di Sant’Andrea (nei pressi dell’Università) decide di introdurre l’inglese in una parte della liturgia (quella della Parola) .”In effetti, come racconta don Antonio, che coordina le attività dell’oratorio, «quasi subito ci siamo accorti che la parrocchia rappresenta un punto di riferimento iniziale per qualche ragazzo che ancora non conosce la città. Per esempio, non solo stranieri, ma anche italiani che hanno sempre vissuto in piccoli paesi del centro-sud».

Il risultato è una messa «sperimentale» molto vivace: coro trascinante, almeno due preti in attesa nei confessionali, frequentata dai giovani ma anche dagli adulti. E dopo la benedizione finale soltanto pochi se ne vanno «in pace». Perché c’è 2° momento costruttivo di relazioni nei locali dell’oratorio: l’aperitivo con bibite e cibo, in perfetto stile «apericena» milanese. 3° momento: alle 20,30 inizia l’incontro culturale che il parroco don Umberto organizza ogni domenica dopo l’aperitivo: il 21 gennaio l’ospite sarà il dott. Alberto Rossi, fondatore e Presidente dell’Associazione Culturale “Il caffè geopolitico”. Laureato in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea con una tesi preparata sul campo circa il rapporto Israele-Palestina, parlerà sul tema “Gerusalemme capitale?” Per ulteriori informazioni: This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

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B - DONNE CORAGGIOSE. Il premio “International Women Courage Award” istituito nel 2007 dal Governo degli Stati Uniti, viene conferito annualmente a donne di tutto il mondo che abbiano dimostrato un eccezionale coraggio nel difendere la pace, la giustizia, i diritti umani, l’uguaglianza e l’emancipazione femminile, spesso correndo gravi rischi personali. Le premiate per l’anno 2017 sono: Suor Carolin Tahhan Fachakh, delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) in Siria; Rebecca Kabugho, attivista del movimento cittadino LUCHA nella Repubblica Democratica del Congo; Fadia Najib Thabet, attivista per i diritti umani nello Yemen, Natalia Ponce de Leon, presidente della Fondazione “Natalia Ponce de Leon” in Colombia, nata per difendere i diritti delle vittime di aggressioni con l’acido; Malebogo Molefhe, attivista per i diritti umani in Botswana.

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C - ECCO POI ALCUNI TITOLI DELLA RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANA (17-1) CHE L’A. C. DI MILANO invia a chi la richiede a This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it

Nasce in Diocesi la catena dei minimarket solidali

Con l’apertura dell’Emporio della Solidarietà alla Barona si completa un sistema diffuso e integrato di distribuzione alimentare a persone e famiglie in difficoltà

Giovani, le 10 emergenze che la politica non può ignorare - di F. Barbieri e A. Magnani.

Neet, esodo dei laureati all’estero, invecchiamento della popolazione. La “questione giovanile” dovrebbe essere in cima alle agende dei programmi per le elezioni del 4 marzo, ma per ora si sono registrati pochi annunci (e ancora meno proposte).

I centri culturali del Vimercatese propongono una serie di incontri sul lavoro, di cui il 1° è

Tra presente e futuro: il senso del lavoro e le nostre responsabilità. In dialogo con il prof. Stefano Paleari, Presidente del comitato di coordinamento di Human Technopole. Modera Elisabetta Soglio18-1-18 ore 21 Cine-teatro San Luigi: Via Sergio De Giorgi, 56, Concorezzo (MB)

D - NOVITÀ: IL VIAGGIO IN AFRICA PER ADULTI
Da ormai 5 anni Good Samaritan Onlus organizza un viaggio solidale per
farti scoprire l’Uganda e per farti conoscere i progetti di aiuto nei confronti della popolazione più povera e vulnerabile di Gulu. Il viaggio si svolgerà dall’8 al 25 agosto 2018. Da questo anno abbiamo aperto le iscrizioni non solo ai giovani, ma anche agli adulti che hanno il desiderio di entrare in contatto con la realtà africana per vivere un’esperienza indimenticabile. Se vuoi sapere di cosa si tratta, ti aspettiamo presso la sede del Cesvov Insubria, via Brambilla 15, VARESE SABATO 20-1-18 ore 16,30

III°-DAL MALE DIO PUO’ FAR SCATURIRE IL BENE

C’è nel libro della Genesi una frase davvero basilare a questo proposito: [Giuseppe d’Egitto si fa riconoscere ai fratelli che avevano tentato di ucciderlo e dice loro] “Non temete….Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso”(Gen.50,19-20). Poiché in Israele c’era una terribile carestia, Giuseppe, con le riserve del suo paese di adozione, potè provvedere al sostentamento del popolo ebraico.

Padre Raniero Cantalamessa, in una trasmissione televisiva di qualche anno fa dedicata alla Pasqua, osservò: “Occorre non tanto chiedersi perché e da dove viene il dolore, ma guardarne gli effetti.” Che cosa succede spesso, infatti? Che da un immenso dolore nasce, paradossalmente, qualcosa di bello e di buono. Dal momento in cui Dio, in Gesù, ha assunto su di sé il male, c’è un seme di luce, di vita, di gioia, di eterno, di salvezza nell’ambito del limite e del male stesso. Magari esso non esplode subito, ma lascia tracce e agisce sotto la crosta dura della nostra storia, per condurla, senza dissolverla, a una nuova realtà che il Vangelo annunzia: l’amore di Dio mi protegge non da ma in ogni sofferenza, nell’attesa della vittoria definitiva dell’amore.

E, nell’ottica della fede, questa è una dimostrazione che, se Dio non ci dà spiegazioni razionali del male, però dimostra la sua onnipotenza nell’amore, perché sa trarre il bene dal male.

Attenzione però a non equivocare, perché il male è male e tale resta e dal male non viene alcun bene. E’ necessario venir fuori dalla sua spirale e se ne viene fuori con il compimento del bene. Sta qui l’originalità del messaggio cristiano.

Più di una volta ho saputo di genitori straziati dalla perdita del figlio/a per overdose o per una malattia grave, e che pure hanno trovato la forza di reagire, impegnandosi nel recupero dei tossicodipendenti o dedicandosi a persone che soffrivano della stessa malattia del figlio/a.

Vi cito uno di questi casi, molto significativo. La dottoressa emiliana Andreana Bassanetti, psicologa, aveva una figlia che soffriva di depressione e che a 21 anni si suicidò, gettandosi dal balcone di casa. La madre, prima indifferente al discorso religioso, nella sua immensa sofferenza ebbe modo di incontrare Dio e si convertì, o meglio tornò alla fede, come racconta nel suo bel libro “Il bene più grande” e, addirittura, da quella tragedia, nacque una realtà bellissima. Andreana fondò l’Associazione “Figli in cielo”, che offre aiuto, conforto e sostegno ai genitori che hanno perso un figlio e che si è diffusa tantissimo.

(vedi www.figlincielo.it )

 

Last Updated on Thursday, 18 January 2018 11:07
 

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