Un alfabeto di positività
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 13 September 2017 17:54

 

UN ALFABETO DI FATTI INIZIATIVE PROPOSTE E VALORI POSITIVI, PER CONTRASTARE L’INDIFFERENZA E IL PESSIMISMO ATTUALE

A come AFRICA Ricordo il bell’articolo di Gesualdi che ho postato su F.B.il 5-9-17 e che si conclude così: L’Africa è forse il continente più ricco del mondo per risorse naturali. Solo per citare il caso della Repubblica Democratica del Congo, le sue ricchezze minerarie sono stimate in 24mila miliardi di dollari.
Ma l’Africa è anche il continente con la maggiore incidenza di poveri, affamati, denutriti, analfabeti. Semplicemente perché è un corpo vivo dalle vene aperte e saccheggiate da poteri internazionali irresponsabili in accordo con altrettanto irresponsabili élite locali. Da tutto questo discende che, se vogliamo porre fine al caos migratorio, non è con i migranti che dobbiamo prendercela, ma con chi in troppi Paesi rende la vita così difficile da costringere alla migrazione forzata. UN PUNTO IRRINUNCIABILE E' LA LOTTA AI PARADISI FISCALI. La battaglia si può e si deve vincere; ma per riuscirci, per prima cosa, dobbiamo smettere di scambiare le vittime per i carnefici.” Nel sito del Good Samaritan (vedi lettera U) potete vedere molti esempi di come aiutare gli africani “a casa loro”.

B come BENE COMUNE Avvenire martedì 4 luglio 2017 (estratto)

Caro Avvenire (scrive il sig. Enrico Reverberi), tutti ci lamentiamo di qualche cosa che non va in Italia: i treni sono sporchi e sempre in ritardo........ Ma perché non iniziamo a vedere la parte positiva delle cose e non ce la diciamo? I treni regionali sono non pulitissimi, ma molto economici e spesso in orario. Denunciamo pure i politici corrotti; ma per coloro che non lo sono, riconosciàmoglielo. La Sanità pubblica salva molte persone, fa ottime cose: diciamolo.

Dobbiamo sforzarci di ricostruire un senso di appartenenza, che ci faccia vedere anche il bicchiere mezzo pieno. Tutto questo deve passare dal nostro SENSO CIVICO, che si tramuta nel denunciare quello che non funziona – ma con l’intento di migliorarlo…… Basterebbe in fondo pensare di più al BENE COMUNE e un po’ meno al bene personale.

RISPOSTA DI MARINA CORRADI Sono d’accordo…….. È come se la maggioranza degli italiani stesse dicendo: non ci interessa più il nostro VIVERE COMUNE….. Il leit motiv dei messaggi su Facebook è il LAMENTO, quando non l’ingiuria. Ora, non voglio affatto dire che nel nostro Paese tutto vada bene……..ma spesso ci dimentichiamo di quanto c’è di buono e funziona. Pensate se in una famiglia si trascorresse il tempo solo a rinfacciarsi colpe, dire quanto non va, e mai a dirsi che ci si vuole bene, che si è solidali……… L’aria, in quella casa, diventerebbe invivibile. Ecco che allora BISOGNA PIUTTOSTO COLTIVARE IL BENE COMUNE, COME UN GIARDINO PREZIOSO. E compiere un QUOTIDIANO ESERCIZIO DI GRATITUDINE: questa fa bene all’anima, tanto quanto la indignazione la amareggia. https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/sforziamoci-di-vedere-ci-che-va-bene-e-impegniamoci-a-dir-grazie-ogni-giorno l’articolo completo è anche sulla mia pagina F.B. del 7-9-17.

C come CYBERBULLISMO Sì alla legge sul cyberbullismo, «Per Carolina e le altre vittime» di Giusi Fasano Corriere della Sera 18 maggio 2017. Carolina si uccise che aveva 14 anni nel 2013. C’era un filmato a sfondo sessuale, sul web, in cui lei era la protagonista, ma fino a quella sera non sapeva nemmeno che esistesse. Ricordò che l’avevano fatta bere, il resto era lì davanti ai suoi occhi, 2.600 like. Carolina lasciò scritti nomi e cognomi degli autori del video (tutti condannati) e il processo che ne è nato fu il primo per cyberbullismo nel nostro Paese.

Oggi finalmente è stata votata all’unanimità la legge «sulla tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto al bullismo e cyberbullismo». Il punto centrale della legge dice che è cyberbullismo «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni realizzata per via telematica»……È prevista la possibilità (come per il reato di stalking) dell’ammonimento…… Il minore con più di 14 anni vittima di cyberbullismo può chiedere direttamente al gestore del sito o del social di oscurare, rimuovere o bloccare i dati sotto accusa……….. Ogni scuola avrà un docente di riferimento per il bullismo (cyber e no) che acquisirà competenze attraverso corsi di formazione. Per conoscere l’articolo completo, vedi il seguente link: http://www.corriere.it/cronache/cards/si-legge-cyberbullismo-per-carolina-altre-vittime/legge-ex-insegnante-musica_principale.shtml

D come DIVERSAMENTE ABILI E’ vero che il progresso ci porta tanti problemi inediti, ma ci regala anche TANTE SORPRESE INEDITE! Dall’articolo di Paolo Foschini, Corriere della Sera 9 maggio 2017: ……….Ogni anno, in Italia, 5 bambini su 1.000 nascono con qualche “sindrome disabilitante complessa”, cioè una di quelle patologie che interferiscono con lo sviluppo neuromotorio, linguistico e psico-affettivo. Un tempo questi bambini non potevano comunicare nulla.

Ora possono scegliere, comunicare, commentare. Questo grazie alla “Comunicazione aumentativa e alternativa”, praticata dagli specialisti del Centro “Benedetta d’Intino” (Milano), che si occupano di circa 300 bambini ogni anno. Tra l’altro solo da pochi mesi esiste pure una Carta Internazionale della comunicazione, che riconosce ai diversamente abili il diritto di comunicare.

E come EDUCAZIONE Lettera al Corriere 9-5-17. <Su un regionale diretto a Genova e molto affollato, un anziano signore spagnolo versa in difficoltà e una signora (pure in piedi) si accorge che un posto è occupato da un cane con la sua brava copertina. Il padrone però si rifiuta di farlo scendere, perché ha pagato il biglietto per il suo cane.” “Già – osserva la signora - ma anche l’anziano signore ha pagato il biglietto e ora fatica a stare in piedi”. Poi, visto che il padrone è irremovibile, si gira verso il resto della vettura e chiede a voce alta: “Va bene a tutti così?” Non una voce si alza………Dopo alcuni minuti un ragazzino va a tirare la manica della giacca alla signora indignata e le dice che desiderava cedere il suo posto al signore anziano.>

RISPOSTA DI G.SCHIAVI: “…..Facciamo un applauso al ragazzino e alla sua cortesia; i bambini, nella giungla, possono insegnarci a vivere.” [I bambini insegnano agli adulti è il titolo del mio Aggiornamento del 16-3-17]

F come FIDUCIA NELL’ITALIA A fronte del pessimismo che serpeggia un po’ ovunque, vorrei ricordare le parole di un grande autore, i cui libri vanno sicuramente conosciuti e diffusi: Dominique Lapierre, che purtroppo nel 2012 è stato vittima di un malore e di una brutta caduta e ora lotta per la propria riabilitazione. Qualche anno fa egli rispose così durante un’intervista: “So bene che l’Italia è stata accusata in vari tabloid di essere depressa e sfiduciata. Ma io posso testimoniare il contrario. L’Italia è un Paese di speranza, generosità, solidarietà e condivisione come nessun altro al mondo. Ci sono più dottori, infermieri, educatori italiani nel terzo mondo che di nessun’altra nazionalità. Vi ricordo che, ad esempio, uno dei 4 battelli-ospedale varati da me anni fa nel delta del Gange per soccorrere gli abitanti (4 milioni) di 50 isole, privi di acqua potabile e di personale medico, si chiamava “Città di Torino e Città di Lecco”. Il titolo di uno dei suoi ultimi libri, “Tutti possono cambiare il mondo” è da solo un programma incoraggiante, anche perché

suffragato dalle mille esperienze positive dell’autore e di sua moglie.

G come GIOVANI Vorrei proprio mettere sulla fatidica “bilancia” a due piatti da un lato i giovani italiani e stranieri di cui si sono occupati media e social questa estate per la gravità dei loro comportamenti negativi o addirittura criminali, dall’altro un numero impressionante (generalmente sconosciuto) di ragazzi e ragazze che hanno trascorso le loro vacanze non ai Caraibi o in Groenlandia, ma nei luoghi qui elencati:

- 300 sono partiti da Milano per India, Nepal, Nigeria

- L’A.C. di Milano ha lanciato l’iniziativa “Dai divani ai Balcani”, accogliendo l’invito del Papa a non trasformarsi in “giovani da divano”

- La Caritas di Trento ha organizzato con i giovani un servizio pratico e di animazione a Norcia, altre Caritas ad Amatrice

- 100 giovani di diverse nazioni hanno partecipato al “Parlamento universale della gioventù”(quest’anno a Pechino) sul tema “Magna Charta di valori per una nuova civiltà

- Un drappello ravennate è stato a Trapani, a occuparsi di carcerati e dei loro familiari

- Inoltre 270 studenti di scuole superiori lombarde e piemontesi sono stati coinvolti nel progetto di educazione alla legalità (80 ore) del Centro Internazionale Giuridico e Scientifico. La legalità unita alla cultura – dice Canio La Gala – è molto importante, perché le regole non vanno vissute come imposizioni, ma capite e interiorizzate. Gli studenti sono a loro volta impegnati a trasmettere i principi acquisiti ai ragazzi delle elementari e delle medie.

E SI POTREBBE CONTINUARE A LUNGO…………

H come HILLESUM ETTY Sono passati 70 anni dalla morte di Etty, avvenuta ad Auschwitz il 30-11-43. Aveva 29 anni. Oggi questa giovane donna, rimasta a lungo sconosciuta, è considerata “patrimonio dell’umanità”. Il suo diario, affidato a un’amica prima di salire cantando sul vagone blindato, sapendo di iniziare un viaggio senza ritorno, era rimasto per 38 anni in un cassetto! Finalmente pubblicato, con “Le lettere”, è diventato una luce che continua ad accendersi nella vita delle persone, per cambiarla profondamente. Papa Benedetto XVI° una volta citò la giovane olandese di origine ebraica “che, inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardandosi in profondità dentro di lei”. (Maria Pia Bonanate – Famiglia Cristiana n.50 del 2013)

I come IMMIGRATI Visto che sull’argomento di parole se ne stanno dicendo anche troppe (e non sempre a proposito), suggerisco il video “Domenica 3 settembre ‘17. Dal Kenya alla movida di San Salvario”; le immagini sono più che eloquenti! Si trova sulla pagina F.B. di Mauro Mergola e anche sulla mia. https://www.facebook.com/mergola.mauro/videos/10212257655571571/

L come LAVORO Schiantato da una malattia precoce e letale, un meccanico di neanche quarant’anni ha lasciato in eredità la sua officina ai cinque dipendenti. Si chiamava Andrea Comand ed era un friulano senza figli, con un’azienda per famiglia. L’aveva fondata da poco, dopo un lungo apprendistato, infondendovi tutta la passione di cui sono capaci certi italiani concreti, ai quali la consapevolezza di vivere in un Paese che fa di tutto per mortificare gli slanci non ha ancora estirpato la voglia di provarne. Al momento di separarsene avrebbe potuto disporre la vendita e devolvere il ricavato a madre e fratelli. Invece ha pensato che i suoi collaboratori fossero gli unici in grado di portarla avanti…………….. Nell’era dei capitali che si spostano con un clic, …… storie come questa sanno di archeologia economica e forse sentimentale. Eppure, scorrendo la lettera con cui i cinque dipendenti hanno accettato e ricordato l’eredità di Comand, ci si imbatte in concetti imprescindibili per chiunque voglia fare impresa e in genere qualcosa di durevole: merito, esempio, coinvolgimento, condivisione. Parole che la politica ha inflazionato e tradito….. Il gesto di Comand restituisce loro una potenza eversiva. Si può ripartire solo se si riparte da qui. (Massimo Gramellini – CorrSera 5-9-17)

M come MILANO. Soprattutto per i milanesi, come la sottoscritta, ma anche per gli altri italiani, credo sia confortante conoscere il ruolo culturale, e non solo, che questa città oggi riveste in Europa. Ce lo riferisce G.G.Schiavi, sul CorrSera del 7-7-17: “Aggiornate i siti, le mappe, anche Wikipedia. Milano non è solo una capitale economica, la città della moda, la metropoli del traffico e dei pendolari. È un grande museo diffuso. Un luogo d’arte e di cultura. Un’attrazione internazionale per turisti, studenti e creativi………. Bruxelles certifica che la modernità ha concentrato qui alcuni appuntamenti del futuro e con la cultura, a differenza di quel che pensava un ex ministro, si mangia.

Milano, sentenzia il «Cultural and creative cities monitor» che ha esaminato 168 città di 30 Paesi, è un “top di gamma”, una smart city perfetta che racchiude in due chilometri, da Brera a Palazzo Reale, una passeggiata unica, nell’arte e nella storia. Ancora, Milano è seconda, dopo Parigi ma davanti a Roma, per capacità occupazionale nel settore dell’industria creativa e dello spettacolo ed è terza, tra Parigi e Barcellona, quanto al valore di scuole e università.

N come NONNI Se non ci fossero – ha detto qualcuno – bisognerebbe inventarli!

Se ancora non l’avete letto, provvedete a procurarvi l’opuscolo di Aldo Maria Valli “Avete un compito grande”, Lettera del papa Francesco ai nonni, ed. Ancora. Certamente dedicherò loro una Newsletter; per il momento mi limito a ricordare che sempre più numerosi sono i “progetti intergenerazionali che fanno incontrare e collaborare nonni e nipoti. Come dichiara una partecipante, “sono stati un’esperienza unica e irrepetibile, hanno prodotto un gran cambiamento in me e in tutti i soggetti coinvolti, dimostrando l’idea fondamentale che muove il mio operare e cioè che “l’esperienza può diventare formativa, bagaglio che ci portiamo dietro e che può essere trasmesso attraverso l’incontro e il dialogo; nessuno, se davvero coinvolto in una relazione, ne esce uguale a prima”.

O come ONESTA’ Ad onta di quello che la gente comunemente pensa, la persona onesta non è perdente, ma vincente. Lo diceva già dieci anni fa il sociologo Francesco Alberoni sul CorrSera del 12-2-07, in un articolo dal titolo: “Perché l’onesto è più creativo ed efficiente”. Ragioni di spazio mi costringono a farne un estratto, ma l’articolo integrale si trova sulla mia pagina F.B.

 

“………….Se la disonestà paga, perchè tante persone continuano ad essere oneste, integre, corrette? Non certo per timore della legge. La società è fondata su costumi, regole morali, valori, legami affettivi e solo quando questi fattori cessano di funzionare, deve intervenire la legge……

Il rigore morale è qualcosa che incominciamo a formarci da bambini attraverso l'esempio dei genitori, degli insegnanti, degli amici. E’ una bussola interna che rafforziamo da adolescenti, da adulti, nelle prove della vita. E’ un costrutto personale, il prodotto di una volontà, di una autodisciplina come ogni altra virtù, ogni altra abilità. Il bravo pianista, il bravo calciatore devono incominciare presto, ma poi continuare a coltivare la propria capacità. Solo a chi non si è costruito questa bussola apparirà normale ingannare, rubare, tradire. E lo farà sempre……….

Ma chi ha scelto la rettitudine ed ha rinunciato ad imbrogliare, è portato a sviluppare altre capacità. L'onesto sviluppa molto di più l'intelligenza, la creatività, l'efficienza. Inventa, organizza, costruisce, ispira fiducia….. Infatti, quando devi fidarti veramente di qualcuno, e avere cose fatte bene, sei costretto a rivolgerti a lui…….Questa è la sua forza e per questo, alla fine, si afferma e rende vivibile la nostra società.” ”http://www.alberoni.it/articoli_corriere-2007.asp

 

P come POSITIVO E’ ovvio che, nello spirito di questa Newsletter, la voce richiederebbe uno spazio decuplicato; provvederò in futuro. Per il momento mi limito a ricordare la “caccia alle notizie positive” che il maestro Roberto Lovattini propone ai suoi allievi (Come da miei Aggiornamenti del 23-4-17 cui rimando; essi sono presenti anche nel mio sito www.chiediloallateologa.it )

Q come QUOTIDIANEITA’ Forse ben pochi sanno di un gesto fatto in sordina a Livorno a fine giugno da un anonimo che resta tale proprio perché – egli afferma – “il bene lo si fa e basta, senza altri fini. Egli ha comprato all’asta la casa di un disabile, pignorata, e poi l’ha subito restituita a quell’uomo sfortunato, così angosciato per il suo futuro che gli era addirittura venuto un ictus! Osserva don Mazzi su Famiglia Cristiana N.28/17: “L’Italia è piena di gente normale che quotidianamente compie opere piccole, ma straordinarie. Sottolineo “piccole”, perché quasi sempre il bene lo fanno “i piccoli”. I grandi, che dovrebbero e potrebbero per giustizia e per coscienza salvare e sostenere attività a vantaggio dei più deboli, non hanno tempo né per questi gesti piccoli, né tantomeno per i grandi.”

R come RAMIN LELE (Ezechiele 1953-1985) I più giovani non l’avranno mai sentito nominare, gli altri….chi lo sa? E’ il caso invece di ricordarlo, perché alla fine di marzo si è conclusa a Padova la rogatoria diocesana della causa di beatificazione di questo coraggioso missionario comboniano che nel 1984 andò in Brasile e si mise al fianco delle popolazioni taglieggiate del Mato Grosso, prendendone le parti. Ispirato dagli insegnamenti di Dietrich Bonhoeffer, si pose in prima linea nella lotta per la giustizia di quelle genti, tentando di persuaderli ad intraprendere la strada della protesta pacifica piuttosto che quella della lotta armata. Ben presto però, il 24-7-1985, fu vittima di un'imboscata da parte di sette sicari armati di pistola, che lo colpirono oltre 50 volte !! Prima di morire, sussurrò le parole "Vi perdono". “Padre Ezechiele – ricorda il postulatore Arnaldo Baritussio – aveva posto il bene altrui al di sopra del suo”. La sua vita è ricordata nel film per la TV “La casa bruciata” di Spano uscito nel 1997; Giulio Scarpati interpreta il sacerdote comboniano.

S come STUDIARE A me, come a tantissimi altri, è sempre piaciuto studiare; ma non avrei mai immaginato che questo avesse una relazione con la mia soddisfazione di vita, che in tanti anni non ha mai conosciuto cali. Leggo infatti nell’articolo di Leonardo Becchetti, docente di economia politica, su Avvenire del 27 agosto scorso: “L’ultima indagine dell’Eurobarometro (2016) rileva che la quota dei cittadini soddisfatti della propria vita è al 56% tra coloro che hanno smesso di studiare prima di 15 anni, sale al 67% tra chi ha smesso tra i 16 e i 19 anni, s’impenna sino al 74% tra chi ha concluso gli studi oltre i 20 anni per arrivare, infine, all’85% tra chi sta ancora studiando, dati confermati da una vasta letteratura scientifica……………. Il confine tra civiltà e imbarbarimento è molto sottile e dobbiamo decidere in che direzione andare. L’istruzione e la formazione sono le risorse chiave per reddito e lavoro, ma anche e soprattutto qualcosa in più. Sono esse stesse nutrimento e obiettivo dell’uomo cercatore di senso. Altrimenti varrebbe l’obiezione di alcuni sul caso Donnarumma, il giovanissimo e già straricco portiere del Milan che ha saltato quest’anno gli esami di maturità: se l’istruzione serve solo a cercare lavoro e a guadagnare di più, perché Donnarumma dovrebbe maturarsi? https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/studiare-fa-pi-felici

T come TELEVISIONE <…… Secondo il sociologo De Masi, autore del libro “Lavorare gratis, lavorare tutti”, solo lavorando gratis i disoccupati possono mettere in crisi un sistema che privilegia chi il lavoro già ce l’ha. In tale prospettiva vorrei fare una modesta proposta. Poiché nella nostra TV il genere più praticato è il “talk show” e gli effetti sono ormai giunti alla degenerazione (sempre la stessa compagnia di giro, impossibilità di approfondire un qualsiasi concetto, propensione alla lite per conquistare visibilità, etc), ecco l’idea: FAR PAGARE GLI INVITATI. Purtroppo il talk non funziona più come condivisione di pensiero, conoscenza, discussione, esercizio di libertà. Serve soltanto all’interessato per mettersi in mostra, per entrare nel circuito delle persone conosciute, per fare politica. Gli esempi non mancano…….Con la mia proposta chi viene invitato in un talk show non solo non riceve alcun compenso, ma paga una tassa, che aumenta in proporzione alle ore che passa in video. Questo meccanismo serve a scompaginare il sistema degli inviti, finché non ci sarà una redistribuzione dei carichi di presenza. Quanto ai soldi riscossi, si potrebbe pensare a un fondo nazionale di solidarietà per giovani autori o altro.> (Aldo Grasso, CorrSera 31-5-17)

U come UGANDA Ricordo che ho dedicato ad una onlus che opera in questo Paese del cosiddetto 3° mondo un Aggiornamento in data 6-2-17. Come da 20 anni a questa parte, anche per il 2018 diffonderemo un calendario a strappo che si può vedere nel sito dell’Associazione www.Good-Samaritan.it L’intento è di raccogliere offerte per i vari progetti della onlus e anche di offrire ogni giorno un breve testo per la riflessione, che, letto al mattino, può accompagnare anche la persona più indaffarata per tutto il resto del giorno.

Vcome VERITA’ In occasione della Giornata delle Comunicazioni Sociali (28-5-17) il vescovo di Cassano allo Jonio, Francesco Savino, ha rivolto ai giornalisti un messaggio significativo, di cui riporto qualche stralcio: “Tutti siamo instancabili cercatori della Verità, abitati dal bisogno di un fondamento saldo, di una certezza che metta fine all’errare e riempia il nostro desiderio di compiutezza…..Ma questo percorso di ricerca viene ostacolato (e talvolta inquinato) da menzogne, illusioni idolatriche, falsi miti o post-verità……..La mole del frastuono che disturba la comunicazione della Parola sembra aumentata a dismisura con l’avvento del digitale……dove la notizia si mischia con la chiacchiera, l’informazione con l’opinione, illudendoci di aver conquistato una nuova libertà di parola. Ma è solo un’illusione. Come reagire? Si possono fare nostre tre parole: crisi=giudizio), responsabilità verso ciò che si comunica, speranza, perché è sempre possibile lottare contro il male.”

Z come ZOLA Data l’importanza della cultura nell’educazione, non poteva mancare in questo alfabeto “sui generis” l’invito a conoscere i libri che “hanno fatto epoca”. Uno di questi è certamente il bellissimo “Germinale” di Emile Zola, che si occupa di fatti e tragedie realmente avvenute in una miniera francese nel 2° Ottocento e che, al di là dell’impersonalità cercata dall’autore, si è rivelato un solido punto d’appoggio per mantenere viva la speranza di molti infelici. La recensione completa del testo si trova nel mio sito www.chiediloallateologa.it alla voce “Libri”.

CONCLUSIONE

“A volte il bene è una piccola cosa. L’importante è sapere che esiste.”(G.Schiavi Corriere 23-2-17)

 

Last Updated on Wednesday, 13 September 2017 17:57
 
Combattere la pedofilia
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 26 July 2017 17:17

 

DA LEGGERE E DIFFONDERE IL PIU’ POSSIBILE!

CERCARE INSIEME LE STRADE PER COMBATTERE LA

PEDOFILIA di Don Maurizio Patriciello su Avvenire 25-7-17

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cercare-insieme-le-strade-per-combattere-la-pedofilia

Lunedì 10 luglio 2017 sono stato ad Avola, da don Fortunato Di Noto, prete siciliano impegnato nella lotta alla pedofilia e alla pedopornografia. Alla gioia dell’abbraccio sincero, fraterno, con Fortunato, si è aggiunta un’angoscia mortale che ancora mi accompagna.

Ci avevo riflettuto e pregato su tante volte, alla fine ho sentito nel cuore che 'quella cosa' andava fatta. Avevo paura, ero agitato, ma ho voluto calarmi nell’inferno fetido e disgustoso che i bambini stretti tra le grinfie di un pedofilo debbono sopportare. Don Fortunato, su mia richiesta, mi ha fatto vedere qualche video pedopornografico. Qualcosa da non credere. Scene disgustose e orripilanti oltre ogni limite dell’umana sopportazione. Neonati in preda alle voglie malate di un adulto. Corpicini indifesi. Pianti disperati. Tenerissimi fratellini nostri costretti a subire violenze sessuali che non so descrivere. Peggio che vederli stritolati e divorati da un viscido serpente. Non credevo che l’uomo potesse arrivare a tanto. Ancora non riesco a capacitarmi di come un essere umano adulto possa eccitarsi, provare piacere, fare sesso con una bambina di pochi giorni, di pochi mesi. Invece accade. E non una volta sola, i numeri sono spaventosamente alti.

Purtroppo la volontà di liberare i bambini da questa piaga purulenta è flebile, labile, insufficiente. Ancora facciamo poco, troppo poco. Ancora non affrontiamo questo dramma dalle dimensioni immani con le armi adeguate. E invece possiamo e dobbiamo fare di più. Adesso, subito. Questi bambini piangono, chiedono aiuto. Invocano la nostra protezione. E noi? Dove siamo noi? Questi filmati – orrendi, spietati – vengono venduti su internet a prezzi esorbitanti, e tanti corrono a comprarli. Quanti sono nel mondo gli stupratori dei bambini? Chi li controlla? A chi si rivolgono per accaparrarsi i bambini da violentare? I neonati non si trovano per strada. Come avevo previsto, quelle scene inaudite mi hanno disgustato fino a togliermi il sonno. Una rabbia immensa si è impadronita di me. Ho capito che don Fortunato non può, non deve essere lasciato solo. Mi sono chiesto che cosa avrei potuto fare. Ho scritto e telefonato a tanti amici chiedendo loro di scendere in campo in questa battaglia immensa e nobilissima.

Domenica scorsa, sul “Sole 24 Ore”, don Bruno Forte, teologo napoletano e vescovo di Chieti-Vasto, ha firmato un bellissimo articolo. Tra l’altro ha scritto: «Infine, vorrei fermare l’attenzione sui bambini oggetto di violenza e di abuso in forme aberranti, secondo un fenomeno purtroppo in crescita. Mi ha scritto di recente un amico sacerdote da anni impegnato nella 'terra dei fuochi' a favore dei più deboli, don Maurizio Patriciello: 'Sto tornando a casa dopo una giornata passata ad Avola con don Fortunato Di Noto. Non avevo mai visto foto e filmati di neonati violentati. Orribile. Inaudito. Spaventoso. Ho l’animo lacerato. Internet è diventato il complice spietato di questa gente. Dobbiamo fare qualcosa di più. Sono piccoli, non hanno voce se non per piangere. Ma a 'quelli' il pianto li eccita ancora di più... Credo che, come fu per i campi di sterminio alla fine della guerra, deve essere per questi bimbi lacerati. La gente deve vedere... per potersi veramente scandalizzare...

Facciamo qualcosa... Alziamo di più la voce. Portiamo in Parlamento con più forza questo dramma dalle dimensioni immani... Parliamone...'». Forte conclude: «Occorre levare insieme le nostre voci a difesa dei più piccoli (…) è l’appello che lancio in particolare ai parlamentari e ai politici di ogni colore, perché il loro intento di servire il bene comune si traduca in una volontà corale di difendere i più deboli e di tutelarne la dignità sacra e inalienabile di persone umane».

Sotto i miei occhi è caduto poi un articolo pubblicato su un altro giornale ('Il Fatto quotidiano'): «Così la chiesa fabbrica pedofili già nei seminari». Leggo con interesse, senza preconcetti. Amo troppo la libertà e la verità per rimanere ostaggio di qualche pregiudizio. Al primo posto vanno messi i bambini. Sono loro il Cristo in croce da schiodare. Sono loro gli innocenti incatenati da liberare. È a loro che deve essere restituita la gioia di vivere. Tutto il resto viene dopo. Su questo occorre essere fermissimi.

La verità, però, va detta sempre, da tutti, anche quando non fa comodo. Perché altri innocenti non abbiano a soffrire. Perché le ideologie non prendano il sopravvento. Perché interessi di parte, gli odi contro la Chiesa di Cristo, i tentativi di depistaggio non inizino a fare capolino. La verità è indispensabile per rendere più bello e trasparente il volto di Cristo e dell’umanità. Partendo dal 'caso Ratisbona', il giornalista si dice convinto che «la Chiesa Cattolica non solo ha protetto i pedofili, ma, involontariamente, li ha costruiti». Incredibile ma vero. Analisi sociologica oltre i confini della realtà.

E perché mai? Perché «quei preti erano da un canto immaturi affettivamente e quindi incapaci di stabilire relazioni amorose paritarie e responsabili, dall’altro assetati di occasioni per manifestare la propria volontà di dominio e di potere appresa con tutta probabilità proprio nei seminari, dopo essere stati a propria volta oggetto di abusi e di violenze. Ma anche dopo aver imparato, nelle classi e nei corridoi, che Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: quelli normali e i preti. E che appartenere al secondo blocco significa quasi assomigliare al Creatore».

Le illazioni, le analisi superficiali, gli strafalcioni sono sempre esecrabili. Da qualsiasi parte vengano. Che nei seminari si apprenda che «Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: 'quelli normali e i preti'» è una frivolezza che mi giunge nuova. In seminario ci sono stato. Mi chiedo: perché banalizzare un angoscioso dramma che tutti ci accomuna?

Perché distrarre l’attenzione per andare dietro a parole tanto vuote quanto inutili? Il collega è convinto che oggi, in questo campo, le cose vanno bene «perché è cambiata la società, sono cambiate le famiglie, si è affermata una cultura che rende impensabili quegli atti e che, a differenza di quanto avveniva in passato, ascolta e prende sul serio i bambini. È cambiato il mondo, è cambiata molto meno la Chiesa, che continua a formare negli stessi luoghi di sempre, i seminari tutti maschili, il suo clero celibe». A parte le offese gratuite di cui non teniamo conto – in questo momento ci interessano i minori, il loro bene, la loro liberazione, la loro dignità – non è vero che i bambini siano oggi più protetti. Al contrario, come dimostra bene don Fortunato, la pedopornografia online è talmente in crescita da assurgere ad affare milionario per tanti. Sulla pelle di bambini veri, come avvoltoi, planano a migliaia i pedofili, anche virtuali.

Non è vero – al contrario è un inganno che fa comodo ai pedofili – che la pedofilia e il celibato siano da associare. Se così fosse, non dovremmo avere tra gli stupratori di bambini papà, zii, nonni, cugini, amici di famiglia, sportivi, personale ospedaliero, insegnanti regolarmente sposati.

Non conviene nemmeno – come qualcuno ha tentato di fare con la piccola Fortuna Loffredo, stuprata e uccisa a Caivano – associare pedofilia e povertà, perché tantissimi stupratori, poveri non lo sono affatto. Anzi, a volte, sono talmente ricchi da permettersi di girare il mondo per mesi alla ricerca di piccoli esseri innocenti di cui abusare. Se in passato ci sono stati dei vescovi che, sbagliando, hanno creduto di dover occultare dolorosissimi fatti di pedofilia da parte del clero, per impedire scandali che avrebbero sconvolto la fede dei credenti, oggi, compreso l’errore, e chiesto perdono alle vittime, questo non avviene quasi più, mentre non tentano a scemare, ma ad aumentare gli scempi perpetuati sui bambini. Restringere il mostro della pedofilia a qualche settore della società può illudere gli ingenui inesperti di avere reso un servizio alla verità, invece è proprio la verità che viene a essere bistrattata. Guai a noi se ci lasciamo prendere la mano scrivendo cose non vere, o pensando di dover ridimensionare il dramma. Guai a noi se crediamo che di queste cose sia meglio parlarne a bassa voce.

Abbiamo bisogno di ascoltare e interrogare gli esperti. Don Di Noto lo è diventato. Lui, in questo campo, autodidatta per amore. A don Fortunato l’Italia deve moltissimo. Non a caso i pedofili lo odiano, lo tengono d’occhio, lo minacciano. Abbiamo bisogno di metterci in ascolto, di imparare. Con umiltà. Abbiamo bisogno di vedere con i nostri occhi di cosa sono capaci certi uomini. Abbiamo urgenza di liberarci dalle false convinzioni.

Dobbiamo gridare, tutti insieme, tanto forte da far rimbombare il mondo, scuoterlo dalle fondamenta. Ognuno facendo la sua parte. Se una nuova sensibilità sta prendendo piede, approfittiamone. Liberiamo i bambini dagli stupratori. Tutti i bambini, di tutto il mondo. Mettiamoci insieme e cerchiamo le strade, le armi, i mezzi per correre a combattere su questo campo di battaglia. Mettiamoci la faccia. Impediamo ai carnefici stupratori di continuare a mietere vittime innocenti.

 

Last Updated on Wednesday, 26 July 2017 17:19
 
Correttezza linguistica
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 29 June 2017 19:21

 

Credo che l'articolo di FERDINANDO CAMON qui riportato dovrebbe essere ingrandito e affisso davanti a scuole, parrocchie, centri culturali, caserme, negozi e supermercati, centri sportivi, condomini, luoghi di lavoro............... e le parti in maiuscolo andrebbero mandate a memoria, magari non tanto per i singoli lettori di questo post (ai miei tempi sarebbe stato uno scandalo trovare nel tema d'esame di 5° elementare un errore di ortografia, grammatica, etc.), ma per I NOSTRI CARI ADOLESCENTI E GIOVANI DI OGGI.

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cari-maturandi-attenti-alla-lingua

Tutto quello che costruiamo poggia lì sopra. Cari maturandi, attenti alla lingua

di Ferdinando Camon, Avvenire 21-6-17

Oggi cominciano gli esami di Maturità. Da che cosa si vede la maturità di uno studente? Dalla memoria? Dai calcoli? Dalla parlantina? Dalle formule? Dalle date? Sì, anche da questo, ma soprattutto dalla lingua. Dalla ricchezza, dalla precisione, dalla correttezza della lingua. La lingua dello studente MATURA DEVE ESSERE CHIARA, SENZA INTOPPI, SENZA ERRORI DI ORTOGRAFIA, DI GRAMMATICA O DI SINTASSI. CHI HA UNA LINGUA INCEPPATA da storture ortografiche o sintattiche NON HA UN PENSIERO LIMPIDO, NON RAGIONA BENE, NON CAPISCE CON PRONTEZZA: SE NON PADRONEGGIA LA LINGUA, NON DOMINA IL PENSIERO E NON SI ORIENTA NELLA REALTA’.

Uno che dice o scrive «io credevo che tu eri» o «che tu sarai», non eredita l’espressione e la comunicazione dei secoli precedenti, non è in grado di continuarla, non può avere funzioni di dirigente nello spazio pubblico, non può diventare un capo, non può essere eletto al Parlamento, e non può fare il ministro. Può fare il dirigente di una società privata, questo sì. Nel privato si può premiare ad libitum. Abbiamo avuto un direttore generale di una società di telecomunicazioni che insediandosi ha pronunciato un discorso con cui prometteva che avrebbe portato i suoi dipendenti alla vittoria, «come ha fatto Napoleone con i suoi soldati a Waterloo, dove ha realizzato il suo capolavoro». Qualche mese dopo un giornale cercò di capire se per quell’errore squalificante al supremo direttore avevano decurtato lo stipendio. No, gliel’avevano aumentato!

Però quel che succede nel privato, affari loro.MA QUEL CHE SUCCEDE NEL PUBBLICO, AFFARI NOSTRI. E si dà proprio il caso che abbiamo senatori che sbagliano i congiuntivi e i condizionali, usano gli uni al posto degli altri, o usano l’indicativo al posto di ambedue. Sentirli parlare è deprimente. PERCHE’ NON SONO ERRORI DELLA LINGUA, SONO ERRORI DEL PENSIERO. SALTANDO DAL CONGIUNTIVO AL CONDIZIONALE O ALL’INDICATIVO, SALTANO DALL’IPOTESI E DALL’IRREALTA’ ALLA REALTA’. S Senza accorgersene. Il sospetto, non campato in aria, è che possano commettere lo stesso errore quando apprestano una legge, o decidono un voto, o varano una manovra……………..

I congiuntivi e i condizionali sbagliati vengono dal Senato, le 'traccie' con la 'i' son venute ieri da un qualche dirigente del Ministero dell’Istruzione, in una direttiva per i candidati alla Maturità. L’errore è apparso in rete, la rete s’è scatenata, l’errore è stato ritirato, ma intanto ci pone una domanda: se i maturandi scrivono così nel tema di maturità, vengono maturati o no?

Avendo fatto, per una decina d’anni, il commissario agli esami di Maturità, mi permetto di dire che non boccerei un maturando per un errore di questo genere. Però un conto è un maturando, altro conto è un ministero. PIU’ IN SU SI VA, PIU’ PERFETTA DEVE ESSERE LA LINGUA CHE SI USA. Avere padronanza della lingua significa spiegarsi bene, e capire bene quelli che ti parlano. È il requisito fondamentale per chiunque sia il capo di qualcosa, dal capo di una famiglia al capo dello Stato. All’esame di Maturità è questo che vien fuori: se il maturando sa esprimersi, dunque se sa ragionare, se ha idee in testa e se sa trasmetterle. Dopo, nella vita, non farà altro che affrontare prove come questa. Il maturando crede che la Maturità sia l’ultimo spauracchio della vita. Invece è il primo. Tutte le tappe della vita saranno così. SE, UNA VOLTA DIPLOMATO, CERCHERA’ UN LAVORO, E’ QUESTO CHE GLI SERVE: ANDARE ALL’INCONTRO E FAR CAPIRE CHE HA UN MONDO DENTRO DI SE’ , UN MONDO ORDINATO, SENZA CONFUSIONE TRA IPOTESI E REALTA’ .La lingua costituisce le nostre fondamenta. Tutto quello che costruiamo, poggia lì sopra.

 

Last Updated on Saturday, 01 July 2017 07:35
 

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