Ragioni del digitale e ragioni dell'educare
Written by Ileana Mortari   
Saturday, 21 October 2017 10:46

 

RAGIONI DEL DIGITALE E RAGIONI DELL’EDUCARE

di  Ileana  Mortari     19-10-2017

LE RAGIONI DEL DIGITALE

Ci stiamo sempre più accorgendo che nella nostra esistenza è entrata una dimensione, quella cosiddetta “digitale” che, a parte i neonati e gli ultra centenari (questi ancora per poco!) nessuno può più ignorare. Io credo che, quando 40-50 anni fa si passò dalle schede perforate ai primi giganteschi computer, nessuno avrebbe anche soltanto immaginato gli esiti che di fatto ora dobbiamo in qualche modo gestire.

Ricordo molto bene l’incantevole effetto che fece su di me il poter scrivere “a macchina” (la Lexicon 80 era per la sottoscritta come la Olivetti 43 per Montanelli!), senza dover usare il correttore, la carta carbone, senza dover posizionare il foglio, e al contrario inserendo e spostando a piacere frasi e brani, anche lunghissimi, e soprattutto poter duplicare i testi con varianti di tutti i tipi e recapitarli immediatamente al destinatario; senza poi parlare dell’ADSL, di Internet (basta passare pomeriggi tutta infagottata nella gelida biblioteca di Brera per preparare la tesi di laurea!), e via dicendo. So bene che, se oggi posso recapitare a migliaia di persone i miei scritti, lo devo proprio a questo progresso tecnologico. Inoltre persone, che diversamente non avrei mai conosciuto, mi ringraziano perché trovano utili i miei articoli di attualità e/o i commenti biblici (ripresi da decine di siti) e mi sottopongono domande, dubbi, perplessità, riconoscendomi una competenza e un’esperienza che li porta a fidarsi delle mie risposte. Neanche scrivendo su 10 testate giornalistiche li avrei mai incontrati!

E poi un settore nel quale trovo “miracoloso” l’intervento del digitale è l’enorme ampliamento di possibilità che si sono create e continuano a perfezionarsi per i “diversamente abili”. Nell’allegato trovate l’esperienza, davvero straordinaria, di un professore non vedente che, anche grazie alle tecnologie attuali, può svolgere la sua professione, con competenza, creatività e passione assai meglio – a mio avviso – di tanti colleghi che ci vedono benissimo! Solo per fare un altro esempio, è di 3 giorni fa la notizia che, a partire dal prossimo marzo, il “Giudizio Universale” della Sistina sarà uno spettacolo dal vivo. L’ideatore Marco Balich ha voluto trovare un linguaggio adatto ai famosi “nativi digitali”. Conclusione: chi vorrebbe tornare indietro? Io certamente no!

SIAMO DI FRONTE AD UN FENOMENO INEDITO DI

OMOLOGAZIONE PIU’ NEGATIVA CHE POSITIVA.

Purtroppo però, come sempre nelle realtà umane, anche per il digitale c’è il rovescio della medaglia. E che rovescio! Come bene è stato detto, esso arriva addirittura a cambiare chi siamo.

Non sto ad elencare rischi e pericoli della rete, perché penso che li conosciamo già; ma vorrei soffermarmi sulla fascia delle giovani generazioni (bambini, adolescenti e giovani), perchè, osservandoli e stando con loro, sto prendendo atto di tanti cambiamenti, a mio avviso piuttosto preoccupanti e a volte indubbiamente negativi.

Quali sono le differenze che negli ultimi anni ho notato tra i miei tempi (cioè i nati dopo la 2° guerra mondiale) e quelli odierni?

La prima: io, in età adolescenziale, potevo scegliere quale compagnia di ragazzi/e frequentare a 15-16 anni, se truccarmi o no, se fumare o meno, e poi all’Università se aderire o no al Movimento Studentesco, etc. A me sembra invece che, a partire dai bambini più grandicelli, adolescenti e giovani siano per lo più “omologati”, grazie agli strumenti tecnologici che maneggiano cominciando a un’età sempre inferiore. Non possono scegliere; volere o volare, ormai sono destinati tutti a far parte di quel mondo (ricordo la vicenda narrata da suor Vinerba – vedi il file con i miei post su F.B. di agosto: è il n.29 del 3-8-17 ). Certo, qualcuno, grazie alla famiglia, al parentado e alla scuola, si salva ancora.

Ma vi figurate se un /a preadolescente dicesse: io non ho il telefonino, tanto meno lo smartphone, Internet non mi interessa, preferisco uscire in compagnia a prendere un gelato o un hamburger con gli amici (veri) piuttosto che chattare con gente virtuale e scrivere sciocchezze su Facebook; leggere un libro interessante invece che vedere certe sconcezze……? Ma ve lo immaginate? Sarebbe subito radiato/a dall’intero orbe terracqueo!

E’ evidente che ho citato un caso estremo (però-detto tra noi- non mi dispiacerebbe che qualcuno avesse il coraggio di fare quel discorso! Nel caso, fatemelo sapere)

Ancora: non vedo più possibilità di scelta a un livello più profondo, che riguarda il senso della vita e quello che in essa vogliamo fare. Ricordo che, a partire dai 12-13 anni, conobbi figure straordinarie, che mi affascinarono: il medico americano Tom Dooley (solo omonimo di quello della nota canzone western) che, appena laureato, andò nel Laos (anni ‘50) a fondare ospedali là dove non c’erano presidi sanitari di alcun tipo e continuò fino all’ultimo, sopportando grandi sofferenze causate da un tumore che lo uccise a soli 33 anni. Non parliamo poi di Marie Curie, donna eccezionale che ebbe ben 2 premi Nobel; e varie altre persone hanno avuto un ruolo e un significato positivo per le mie scelte, che nel tempo si sono dimostrate azzeccate e mi hanno regalato una vita molto bella e anche molto varia; così è veramente una tristezza e un dolore per me leggere che

“i nostri figli sono più infelici di quelli delle generazioni precedenti. Oggi sono più depressi, hanno più problemi sia a scuola che nel lavoro. E sembrano meno coinvolti nelle relazioni di cui sono protagonisti. Quelli del passato infatti trascorrevano più tempo con gli amici, nelle attività sportive, studiando………….e purtroppo cresce il rischio di ideazione suicidaria, utilizzo di sostanze ad azione psicotropa, vittimizzazione da bullismo” (così la psicologa Jean Twenge nel saggio “IGen” dove I sta per I-Phone, cioè generazione dell’I-Phone.)

 

Tra le conseguenze dell’uso smodato del digitale aggiungiamo pure insonnia, o comunque non sufficienti ore di sonno (non so da quando, ma tra adolescenti è invalsa pure la “splendida trovata” di darsi appuntamento sul cellulare alle 3 o alle 4 del mattino!); e il non dormire abbastanza nell’età evolutiva può nuocere al sistema immunitario aumentando la vulnerabilità a diverse malattie; e poi ecco dipendenza, stress, problemi agli occhi, confusione tra reale e virtuale, etc. e non ripeto quanto ho scritto nella Newsletter N.42 (alla quale rimando) sulla pedopornografia.

Un altro aspetto che marca una bella differenza tra le nostre e la “loro” generazione è l’esposizione esagerata all’uso dei videogame. Lo spiega molto bene lo psicologo e psicoterapeuta Fabrizio Fantoni (Fam.Cristiana 20-6-17):“La sostituzione dei sentimenti con le emozioni intense è cosa vecchia. La letteratura, la musica, il cinema hanno da sempre suscitato ondate emozionali negli spettatori………Nei grandi capolavori del cinema o della narrativa troviamo spesso situazioni umane complesse e profonde [pensiamo solo a “Guerra e pace” o a “I miserabili” ndr]. E chi mette in scena le emozioni, sia un cantante o un attore, è un essere umano. Nel videogioco non ci sono uomini e donne. Vengono rappresentate per lo più situazioni semplici e ripetitive che coinvolgono i ragazzi in modo ipnotico. Mettono in scena emozioni, ma non fanno provare sentimenti veri: quelli che viviamo nel contatto reale con le persone. Certo, i videogame non vanno demonizzati, ma occorre ricordare ai ragazzi che la sconfitta e la vittoria nel mondo reale hanno sempre un prezzo.”

Sempre nel rovescio della medaglia digitale troviamo un fenomeno che ci deve molto preoccupare: l’aggravarsi in maniera esponenziale di comportamenti negativi, molto dannosi, dal momento che i social consentono di “dribblare” anche i limiti posti dalla legge circa l’età, i contenuti postati, etc Dell’aggravarsi della pedofilia ho già parlato nella Newsletter citata. Purtroppo le statistiche parlano anche di un aggravarsi del gioco d’azzardo. Che succede? Sempre su “Famiglia Cristiana” (del 3 settembre scorso) una mamma scrive al dr. Pellai (medico e psicoterapeuta) che il figlio tredicenne si era impossessato di nascosto della carta di credito di papà e poi si era iscritto a un sito di gioco d’azzardo, arrivando a perdere in pochi giorni alcune centinaia di euro. Il ragazzo poi si è reso conto del grave errore commesso e, in lacrime, ha chiesto scusa ai genitori (i quali gli hanno fatto restituire a poco a poco, con varie mansioni, i soldi sottratti al papà.)

Risposta del medico: “provate a immaginare cosa sarebbe successo 30 anni fa se un preadolescente si fosse presentato in tabaccheria con un milione delle vecchie lire per giocare un sistemone al Totocalcio. Il responsabile della ricevitoria avrebbe negato al minore il diritto alla giocata e avrebbe avvertito i genitori. Qualsiasi adulto si preoccuperebbe se vedesse un minore andare in giro con le tasche piene di soldi. Nell’online, invece, TUTTO E’ POSSIBILE, nessun adulto svolge un presidio educativo e fatti come quello ricordato possono essere all’ordine del giorno.”

Così, ecco un altro aspetto dell’OMOLOGAZIONE: se online tutto è permesso, perché non posso esprimermi anch’io con un linguaggio che, quando insegnavo, chiamavo “da scaricatori di

porto” ? (chissà se ci sono ancora?); ovviamente qui non si pone alcuna questione di “pari opportunità”!

COME REAGIRE? LE RAGIONI DELL’EDUCARE

Come si vede, la situazione è molto più complessa che in passato (quando, volendo, si risolveva abbastanza rapidamente la questione della “TV baby sitter” ) e il segno inequivocabile della difficoltà è il fatto che di questi problemi e comportamenti in età evolutiva non si parla da ieri, ma ormai da vari anni (e ci sono pure ampie biblio e sitografie); ma la situazione, invece di migliorare, sta inesorabilmente peggiorando. PERCHE’?

La mia opinione è che, per una male intesa “libertà”, negli ultimi tempi si concede tutto, si lascia fare tutto, ogni cosa è permessa e – come osserva la dott. Migliarese – domina purtroppo anche un’incertezza educativa, evidentemente dovuta alla spaventosa velocità con cui procede il progresso tecnologico e la conseguente difficoltà anche per gli adulti di integrarlo nelle loro dinamiche esistenziali. CHE FARE ALLORA?

1°- rendersi conto che, come già si va dicendo da anni, l’uso di Internet, disinvolto e senza regole, è una vera e propria bomba a orologeria, o, se preferite, è come dare in mano a qualcuno senza patente un’auto di grossa cilindrata o una fuoriserie! Non esistono difese se non la capacità di porsi dei limiti legati al rispetto di sé e degli altri.

2° - Il punto di partenza e il fulcro di un discorso educativo che limiti i danni del digitale e ne utilizzi gli indubbi lati positivi è costituito anzitutto dai genitori e dalla scuola che dovrebbero procedere in accordo. Qui parlo solo dei primi, perché riprenderò il discorso educativo nelle prossime Newsletter. Sento dire, anche di recente, che a volte un genitore prova una sorta di “complesso di inferiorità” nei confronti dei figli, abili smanettatori, e così li lascia fare e sta fuori dal discorso digital-tecnologico.

Tale “complesso” o altre sensazioni simili NON HANNO RAGIONE DI ESISTERE, perché il genitore non è una baby sitter; è la prima persona di cui un figlio deve avere rispetto, ha alle spalle un’esperienza di vita, di progetti, di conoscenze, di sentimenti che il preadolescente sbarbatello neppure si immagina; e soprattutto E’ RESPONSABILE DELL’EDUCAZIONE DEL MINORE. Allora per il discorso “digitale” il genitore si farà aiutare da qualcuno, se occorre, ma deve entrare in dialogo con il ragazzo/a anche su questo piano.

3° - Occorre recuperare le fondamenta del discorso educativo, che sono poi quelle di sempre.

Anzitutto non deve mai mancare un dialogo aperto con i propri figli, i quali (qualsiasi cosa abbiano combinato) devono poter contare sulla comprensione di papà e mamma e di altri adulti fidati. Tale dialogo non è un optional (c’è chi ci riesce e chi no-si lamenta qualcuno), ma è un pilastro che struttura l’identità e il senso di sicurezza del bambino e dell’adolescente.

Parlare con i propri figli, passare del tempo con loro (senza esagerare e senza asfissiarli!), condividere le attività che svolgono sui social è essenziale. So bene che non è facile, perché, si dice, ” fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo”, già, ma è anche uno dei più belli: è qualcosa di straordinario, perché consente di seguire passo passo quella meraviglia che è la crescita di un individuo assolutamente unico e originale, che non potrebbe mai avere un clone! (checchè ne dica la futurologia o la fantascienza)

In questo rapporto dialogico, e soprattutto con la loro vita, i genitori potranno trasmettere ai loro figlioli quei valori, significati, certezze, ideali che li hanno sostenuti fino a quel momento. Ed è di questo che i ragazzi hanno bisogno, infinitamente di più che uno smartphone o un computer.

- Ho già ampiamente dimostrato che senza regole non si può andare avanti. E’ logico che si possono suggerire dei “decaloghi”, ma l’importante è che questi “regolamenti” vengano redatti insieme da giovani e adulti e soprattutto siano rispettati da entrambi.

RIMANDO ALL’ALLEGATO che riporta una serie di regole da me inserite nella Newsletter N.24 del 6-10-16dal titolo “Internet e i ragazzi” e che ho completato con un intervento di Alberto Pellai.

CONCLUSIONE: UN SIGNIFICATIVO CONTRIBUTO EDUCATIVO CHE VIENE DALL’AFRICA

In una tribù africana, quando qualcuno fa qualcosa di sbagliato, mettono la persona al centro del villaggio e tutta la tribù lo circonda, ricordandogli per due giorni le cose buone che ha fatto.

La tribù crede che tutti siamo buoni, ma talvolta qualcuno commette errori, che sono delle autentiche richieste d’aiuto. La tribù riunita lo rimette in contatto con la sua natura buona.

... e ogni membro della tribù sta esprimendo al “reprobo” la sua stima e gratitudine, con tutta l’anima!

Commento di un’insegnante elementare:

Considerando ogni classe una “tribù”, si potrebbe rifare lo stesso “gioco”, che sarebbe bello per i bambini e darebbe loro anche un senso di appartenenza che a volte purtroppo le famiglie non sanno più dare (e allora i ragazzi lo cercano nel “branco”!): quando qualche bambino fa una grossa cavolata, ogni compagno gli ripete una buona qualità che ha notato in lui (che bell’esercizio, imparare a dir bene degli altri!) fino a che il “reprobo” abbia riacquistato autostima e fiducia in se stesso – o comunque si renda conto che facendo sciocchezze “rovina” la sua immagine positiva!

Ndr: oggi invece l’omologazione porta a gareggiare a chi la combina più grossa!

 

Last Updated on Saturday, 21 October 2017 10:53
 
Telefonini bambini e porno
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 27 September 2017 22:44

N.29 3-8-2017

TELEFONINI, PORNO E BIMBI SCONVOLTI. LA COLPA E’ NOSTRA.

di Roberta Vinerba, Famiglia & Vita giugno 2017

Gita scolastica dei bambini di quinta elementare. Molti di loro HANNO GIA’ LO SMARTPHONE, regalato probabilmente in occasione della Prima Comunione. In un momento della gita qualche bambino tira fuori il telefonino e comincia a guardare alcuni video. Si formano dei capannelli, eccitati i bimbi vogliono vedere, presi dal gusto di fare qualcosa “da grandi”. Uno di loro, che chiameremo Luca, non ha il cellulare. I genitori hanno ritenuto che a questa età ne possa ancora fare a meno. Suo malgrado è coinvolto da alcuni che con insistenza VOGLIONO CHE ANCHE LUI SI UNISCA A LORO PER VEDERE IL FILMINO.

Luca non vorrebbe e si oppone, ma gli altri, con la “forza” del gruppo, lo costringono e lo deridono per questa sua ritrosia. Luca racconta la cosa al padre aggiungendo “Io chiudevo gli occhi per non guardare”.

Quando il genitore mi racconta questo fatto, le parole del bambino mi colpiscono come uno schiaffo in pieno viso. L’INNOCENZA VIOLATA. DI QUESTO SI TRATTA. E mi tornano in mente le parole di Gesù: “Chiunque scandalizza uno di questi piccoli, meglio sarebbe per lui che gli fosse messa al collo una macina da mulino e fosse gettato negli abissi del mare.” (cfr. Mt. 18,6).

Certo che non sono i bambini responsabili di questo: o almeno non lo sono primariamente. Perché ci sono due aspetti in questa vicenda di Luca, così ordinaria e così straordinaria. Ordinaria perché si ripete in ogni angolo del nostro mondo occidentale. STRAORDINARIA PERCHE’ SEGNA UNA FERITA NELL’INTERIORITA’ DEL BAMBINO, INQUINATA DAL SUDICIUME DI CIO’ CHE HA VISTO E SENTITO.

Dicevo due aspetti. Il primo è questa idea che la pornografia sia come un passaggio che abilita al mondo dei grandi. Implicito è il fatto dunque che il mondo dei grandi ne è infarcito, che siamo, agli occhi dei piccoli, quelli per i quali è normale “fare certe cose”.

E purtroppo è certo che molti padri e madri hanno in qualche misura approcciato il mondo del porno (le statistiche sono implacabili. Ma anche quelle personalissime di chi, come me, incontrano persone e storie confermano).

LA N OSTRA E’ UNA SOCIETA’ PORNOGRAFICA, CHE VENDE LA PERSONA PER IL PIACERE: DALLA DONNA CHE TRONEGGIA GIGANTESCA NEI CARTELLONI PUBBLICITARI , vestita solo di un intimo che è tutto meno che “intimo”, alla cantante che fa concerti solo se svestita e mimante scene di sesso.

Una cultura che, mentre fa indigestione di sesso “impossibile”, perché tale è quello pornografico, causa patologie e dipendenze che rendono impossibile l’intimità coniugale e la tenerezza dell’amore.

Il secondo aspetto riguarda invece la questione smartphone. Trovo educativamente stupido, per non dire dannosissimo, regalare tale aggeggio a questa età.

Prima abbiamo dato i cellulari ai ragazzi e poi ai bambini perché servivano da “guinzaglio”: li abbiamo pensato come “collare elettronico” capace l’ansia di sapere il figlio non immediatamente a portata di sguardo. La mania del controllo, forse più che dell’educazione responsabile, come anche papa Francesco rileva nell’Amoris laetitia.

Adesso siamo molto oltre: con le nuove tecnologie di fatto stiamo DANDO IN MANO A UN BAMBINO UNA FERRARI CON L’INVITO A SALIRCI DENTRO E A GUIDARLA. Uno strumento del quale viene fatto l’uso che la maturità personale consente.

E non facciamoci illusioni circa il controllo. Pur con tutti i filtri che volete, pur con tutte le incursioni che farete, vostro figlio farà esattamente quello che il suo cervello di otto, nove e dieci anni gli dirà di fare, e si destreggerà molto meglio di voi nei meandri del web alla ricerca di ciò che più lo attirerà.

Luca chiede conto a noi adulti di una innocenza violata, lui che chiudeva gli occhi per non vedere, chiede a noi di non abdicare per comodità, inettitudine, pusillanimità al nostro compito educativo.

 

Last Updated on Thursday, 28 September 2017 10:46
 
Combattere la pedofilia
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 26 July 2017 17:17

 

DA LEGGERE E DIFFONDERE IL PIU’ POSSIBILE!

CERCARE INSIEME LE STRADE PER COMBATTERE LA

PEDOFILIA di Don Maurizio Patriciello su Avvenire 25-7-17

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cercare-insieme-le-strade-per-combattere-la-pedofilia

Lunedì 10 luglio 2017 sono stato ad Avola, da don Fortunato Di Noto, prete siciliano impegnato nella lotta alla pedofilia e alla pedopornografia. Alla gioia dell’abbraccio sincero, fraterno, con Fortunato, si è aggiunta un’angoscia mortale che ancora mi accompagna.

Ci avevo riflettuto e pregato su tante volte, alla fine ho sentito nel cuore che 'quella cosa' andava fatta. Avevo paura, ero agitato, ma ho voluto calarmi nell’inferno fetido e disgustoso che i bambini stretti tra le grinfie di un pedofilo debbono sopportare. Don Fortunato, su mia richiesta, mi ha fatto vedere qualche video pedopornografico. Qualcosa da non credere. Scene disgustose e orripilanti oltre ogni limite dell’umana sopportazione. Neonati in preda alle voglie malate di un adulto. Corpicini indifesi. Pianti disperati. Tenerissimi fratellini nostri costretti a subire violenze sessuali che non so descrivere. Peggio che vederli stritolati e divorati da un viscido serpente. Non credevo che l’uomo potesse arrivare a tanto. Ancora non riesco a capacitarmi di come un essere umano adulto possa eccitarsi, provare piacere, fare sesso con una bambina di pochi giorni, di pochi mesi. Invece accade. E non una volta sola, i numeri sono spaventosamente alti.

Purtroppo la volontà di liberare i bambini da questa piaga purulenta è flebile, labile, insufficiente. Ancora facciamo poco, troppo poco. Ancora non affrontiamo questo dramma dalle dimensioni immani con le armi adeguate. E invece possiamo e dobbiamo fare di più. Adesso, subito. Questi bambini piangono, chiedono aiuto. Invocano la nostra protezione. E noi? Dove siamo noi? Questi filmati – orrendi, spietati – vengono venduti su internet a prezzi esorbitanti, e tanti corrono a comprarli. Quanti sono nel mondo gli stupratori dei bambini? Chi li controlla? A chi si rivolgono per accaparrarsi i bambini da violentare? I neonati non si trovano per strada. Come avevo previsto, quelle scene inaudite mi hanno disgustato fino a togliermi il sonno. Una rabbia immensa si è impadronita di me. Ho capito che don Fortunato non può, non deve essere lasciato solo. Mi sono chiesto che cosa avrei potuto fare. Ho scritto e telefonato a tanti amici chiedendo loro di scendere in campo in questa battaglia immensa e nobilissima.

Domenica scorsa, sul “Sole 24 Ore”, don Bruno Forte, teologo napoletano e vescovo di Chieti-Vasto, ha firmato un bellissimo articolo. Tra l’altro ha scritto: «Infine, vorrei fermare l’attenzione sui bambini oggetto di violenza e di abuso in forme aberranti, secondo un fenomeno purtroppo in crescita. Mi ha scritto di recente un amico sacerdote da anni impegnato nella 'terra dei fuochi' a favore dei più deboli, don Maurizio Patriciello: 'Sto tornando a casa dopo una giornata passata ad Avola con don Fortunato Di Noto. Non avevo mai visto foto e filmati di neonati violentati. Orribile. Inaudito. Spaventoso. Ho l’animo lacerato. Internet è diventato il complice spietato di questa gente. Dobbiamo fare qualcosa di più. Sono piccoli, non hanno voce se non per piangere. Ma a 'quelli' il pianto li eccita ancora di più... Credo che, come fu per i campi di sterminio alla fine della guerra, deve essere per questi bimbi lacerati. La gente deve vedere... per potersi veramente scandalizzare...

Facciamo qualcosa... Alziamo di più la voce. Portiamo in Parlamento con più forza questo dramma dalle dimensioni immani... Parliamone...'». Forte conclude: «Occorre levare insieme le nostre voci a difesa dei più piccoli (…) è l’appello che lancio in particolare ai parlamentari e ai politici di ogni colore, perché il loro intento di servire il bene comune si traduca in una volontà corale di difendere i più deboli e di tutelarne la dignità sacra e inalienabile di persone umane».

Sotto i miei occhi è caduto poi un articolo pubblicato su un altro giornale ('Il Fatto quotidiano'): «Così la chiesa fabbrica pedofili già nei seminari». Leggo con interesse, senza preconcetti. Amo troppo la libertà e la verità per rimanere ostaggio di qualche pregiudizio. Al primo posto vanno messi i bambini. Sono loro il Cristo in croce da schiodare. Sono loro gli innocenti incatenati da liberare. È a loro che deve essere restituita la gioia di vivere. Tutto il resto viene dopo. Su questo occorre essere fermissimi.

La verità, però, va detta sempre, da tutti, anche quando non fa comodo. Perché altri innocenti non abbiano a soffrire. Perché le ideologie non prendano il sopravvento. Perché interessi di parte, gli odi contro la Chiesa di Cristo, i tentativi di depistaggio non inizino a fare capolino. La verità è indispensabile per rendere più bello e trasparente il volto di Cristo e dell’umanità. Partendo dal 'caso Ratisbona', il giornalista si dice convinto che «la Chiesa Cattolica non solo ha protetto i pedofili, ma, involontariamente, li ha costruiti». Incredibile ma vero. Analisi sociologica oltre i confini della realtà.

E perché mai? Perché «quei preti erano da un canto immaturi affettivamente e quindi incapaci di stabilire relazioni amorose paritarie e responsabili, dall’altro assetati di occasioni per manifestare la propria volontà di dominio e di potere appresa con tutta probabilità proprio nei seminari, dopo essere stati a propria volta oggetto di abusi e di violenze. Ma anche dopo aver imparato, nelle classi e nei corridoi, che Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: quelli normali e i preti. E che appartenere al secondo blocco significa quasi assomigliare al Creatore».

Le illazioni, le analisi superficiali, gli strafalcioni sono sempre esecrabili. Da qualsiasi parte vengano. Che nei seminari si apprenda che «Dio ha diviso gli esseri umani in due blocchi: 'quelli normali e i preti'» è una frivolezza che mi giunge nuova. In seminario ci sono stato. Mi chiedo: perché banalizzare un angoscioso dramma che tutti ci accomuna?

Perché distrarre l’attenzione per andare dietro a parole tanto vuote quanto inutili? Il collega è convinto che oggi, in questo campo, le cose vanno bene «perché è cambiata la società, sono cambiate le famiglie, si è affermata una cultura che rende impensabili quegli atti e che, a differenza di quanto avveniva in passato, ascolta e prende sul serio i bambini. È cambiato il mondo, è cambiata molto meno la Chiesa, che continua a formare negli stessi luoghi di sempre, i seminari tutti maschili, il suo clero celibe». A parte le offese gratuite di cui non teniamo conto – in questo momento ci interessano i minori, il loro bene, la loro liberazione, la loro dignità – non è vero che i bambini siano oggi più protetti. Al contrario, come dimostra bene don Fortunato, la pedopornografia online è talmente in crescita da assurgere ad affare milionario per tanti. Sulla pelle di bambini veri, come avvoltoi, planano a migliaia i pedofili, anche virtuali.

Non è vero – al contrario è un inganno che fa comodo ai pedofili – che la pedofilia e il celibato siano da associare. Se così fosse, non dovremmo avere tra gli stupratori di bambini papà, zii, nonni, cugini, amici di famiglia, sportivi, personale ospedaliero, insegnanti regolarmente sposati.

Non conviene nemmeno – come qualcuno ha tentato di fare con la piccola Fortuna Loffredo, stuprata e uccisa a Caivano – associare pedofilia e povertà, perché tantissimi stupratori, poveri non lo sono affatto. Anzi, a volte, sono talmente ricchi da permettersi di girare il mondo per mesi alla ricerca di piccoli esseri innocenti di cui abusare. Se in passato ci sono stati dei vescovi che, sbagliando, hanno creduto di dover occultare dolorosissimi fatti di pedofilia da parte del clero, per impedire scandali che avrebbero sconvolto la fede dei credenti, oggi, compreso l’errore, e chiesto perdono alle vittime, questo non avviene quasi più, mentre non tentano a scemare, ma ad aumentare gli scempi perpetuati sui bambini. Restringere il mostro della pedofilia a qualche settore della società può illudere gli ingenui inesperti di avere reso un servizio alla verità, invece è proprio la verità che viene a essere bistrattata. Guai a noi se ci lasciamo prendere la mano scrivendo cose non vere, o pensando di dover ridimensionare il dramma. Guai a noi se crediamo che di queste cose sia meglio parlarne a bassa voce.

Abbiamo bisogno di ascoltare e interrogare gli esperti. Don Di Noto lo è diventato. Lui, in questo campo, autodidatta per amore. A don Fortunato l’Italia deve moltissimo. Non a caso i pedofili lo odiano, lo tengono d’occhio, lo minacciano. Abbiamo bisogno di metterci in ascolto, di imparare. Con umiltà. Abbiamo bisogno di vedere con i nostri occhi di cosa sono capaci certi uomini. Abbiamo urgenza di liberarci dalle false convinzioni.

Dobbiamo gridare, tutti insieme, tanto forte da far rimbombare il mondo, scuoterlo dalle fondamenta. Ognuno facendo la sua parte. Se una nuova sensibilità sta prendendo piede, approfittiamone. Liberiamo i bambini dagli stupratori. Tutti i bambini, di tutto il mondo. Mettiamoci insieme e cerchiamo le strade, le armi, i mezzi per correre a combattere su questo campo di battaglia. Mettiamoci la faccia. Impediamo ai carnefici stupratori di continuare a mietere vittime innocenti.

 

Last Updated on Wednesday, 26 July 2017 17:19
 

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