Natale, purtroppo, è anche questo!
Written by Ileana Mortari   
Friday, 09 December 2016 09:28

 

RASSEGNA STAMPA

www.avvenire.it/attualita/pagine/addio-davide-morto-a-7-mesi-nella-terra-dei-fuochi

NATALE, PURTROPPO, E’ ANCHE

QUESTO!

Acerra. Addio Davide, morto a 7 mesi nella Terra dei fuochi


lunedì 5 dicembre 2016

Il vescovo di Acerra monsignor Di Donna ha celebrato i funerali: «Vittima innocente di un ambiente inquinato». Don Patriciello: «La sua vita è stata una meteora»

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Aveva appena 7 mesi Davide R. e il suo funerale è stato celebrato oggi. Stroncato da un tumore scoperto ad appena 40 giorni di vita. Davide la sua brevissima vita l'ha consumata nelle corsie degli ospedali e perfino il suo Battesimo è stato celebrato tra i medici e gli infermieri che fino all'ultimo hanno cercato di salvarlo.

«Vittima innocente di un ambiente inquinato», ha scandito il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, celebrando oggi i funerali del piccolo, nato e non cresciuto ad Acerra, nel Napoletano, nella famigerata Terra dei fuochi.

«Non esistono parole per consolare i giovani genitori - ha continuato il presule -. In questo momento sarebbe forse più utile il silenzio. Noi abbiamo la parola di Dio, ma dobbiamo anche essere lucidi, e non possiamo mascherare il dramma di un fiore reciso appena nato, dietro una facile consolazione. Non possiamo rassegnarci allo strazio che ha dovuto subire questo corpicino e al dramma che ha colpito questa famiglia".

La chiesa gremita, i palloncini bianchi fatti volare al cielo, Davide non ha potuto neanche festeggiare il primo anno di vita, stroncato dal male incurabile che ad Acerra ha mietuto anche altre vittime giovanissime. "Non possiamo dire che questa è la volontà di Dio - ha concluso Di Donna -. Dio non c'entra con gli effetti perversi dell'inquinamento ambientale e del conseguente male che colpisce i piccoli della nostra terra. Perciò non possiamo rassegnarci che questo sia il prezzo da pagare allo sviluppo perverso, dobbiamo continuare la battaglia, che sarà lunga, perché stiamo pagando il conto ad assassini che per amore del denaro hanno inquinato le nostre terre e la nostra aria. Davide, stasera, è il figlio di un popolo intero e nel suo come continuiamo il cammino per essere sentinelle di questo territorio".

Al piccolo Davide ha dedicato un post su Facebook anche don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e una delle anima della battaglia contro l'inquinamento ambientale:

“Davide è morto. Dopo il piccolo Giovanni anche Davide è morto. La sua vita è stata una meteora. Se ne è andato a sette mesi. In sette mesi appena il cancro ha devastato quel fagottino prezioso e fragile: era di Acerra. Piangiamo.”

 

Last Updated on Friday, 09 December 2016 09:30
 
Camon su viol.fam.scuola 22-11-16
Written by Ileana Mortari   
Tuesday, 29 November 2016 12:19

 

RASSEGNA STAMPA

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/un-insensata-violenza-e-la-lezione-pi-difficile

Professore picchiato. Rapporto famiglia-scuola, la lezione più difficile


di Ferdinando Camon martedì 22 novembre 2016

Episodio di insensata violenza a Palermo, dove 4 adulti hanno aggredito il docente "reo" di aver punito un allievo che disturbava

Un professore di scuola media a Palermo è stato picchiato dai genitori di un suo alunno, perché l’alunno disturbava in classe e lui, dopo averlo invitato a smettere, lo aveva mandato fuori dall’aula. Accadde mercoledì scorso. Il professore, che era solito distribuire agli scolari delle caramelle, ne diede una anche all’alunno appena rientrato. Il quale però la rifiutò, anzi reagì con un gestaccio. Tutto pareva finito lì. Ma non era così. Due giorni dopo l’insegnante, mentre posteggia nel cortile della scuola, si sente chiamare ad alta voce, si volta e vede quattro adulti: tra essi padre e madre del ragazzo che lui aveva punito. Cominciano subito a picchiarlo. Lui pensa che usassero anche corpi contundenti. Ha sporto denuncia. Sul rapporto studenti-professori genitori ha parlato saggiamente su questo giornale il direttore, nella rubrica delle Lettere.

A rendere difficile quel rapporto interviene il fatto che i genitori si schierano spesso con i figli. Allora la famiglia diventa nemica della scuola, e questo non dovrebbe mai succedere. La scuola è un’“altra famiglia”, i professori sono “altri genitori”, che portano più avanti e completano l’educazione dei figli. I genitori devono sentire che l’educazione che i figli ricevono a scuola integra e migliora l’educazione che loro danno a casa. L’istruzione dei figli è il miglioramento dei figli, il loro futuro. Le famiglie che osteggiano i professori osteggiano il futuro dei loro figli. Facciamo un altro passo: i figli che vengono da famiglie non collaborative con la scuola o nemiche della scuola, vanno male a scuola, imparano meno. Di solito sono famiglie di scarsa cultura, che sentono come un male, o non sentono come un bene, il fatto che il figlio impari qualcosa che loro non sanno. Temono che, se il figlio impara di più, obbedirà di meno. A questo punto noi siamo portati a dire: “Sono famiglie di padri padroni”.

Sì, probabile che i genitori di questo ragazzo, che han fatto la spedizione punitiva contro il professore, siano dei padri padroni, e che il figlio senta il suo legame con loro come più forte di quello con i professori, e che da loro si senta approvato (perché lui li approva) e protetto, anche con le maniere forti. Quando il professore ha redarguito questo ragazzo e il suo compagno, perché parlavano durante la lezione, il ragazzo avrà subito pensato che i suoi genitori lo avrebbero vendicato. Quando è stato espulso dalla classe, ricevendo una lezione di fronte a tutti i compagni, avrà subito pensato che i suoi genitori avrebbero inflitto al professore una lezione ben più pesante di fronte agli stessi compagni. Allora qui il professore non ha il problema di un ragazzo che non vuole imparare, ma di una famiglia che non vuole che lui impari. Non sappiamo molto di più su questa famiglia, e quel che diciamo adesso può darsi che non valga per essa, ma per altre famiglie con gli stessi problemi: le famiglie che non sono ben disposte verso la scuola non sono ben disposte verso la società e verso lo Stato.

Hanno verso la società una forma di rifiuto. Se posso permettermi un altro passo, ma so che è il più difficile da ammettere (tranne che da don Milani), questo rifiuto che certe frange sociali mostrano verso lo Stato è la restituzione di un rifiuto che loro sentono o credono di aver sempre patito da parte dello Stato. Poiché nella scuola, in qualsiasi scuola di qualsiasi parte d’Italia o del mondo, non si deve mai interrompere il rapporto fra studenti e insegnanti, allora qui si tratta di ricucirlo con questo ragazzo di Palermo. Operazione delicata, ma non impossibile. Presuppone l’invenzione di una nuova relazione, e in questa invenzione sta la qualità dell’insegnante. Ma purtroppo si tratta di ricucire anche con la sua famiglia, e qui le cose son più difficili.

 

Last Updated on Tuesday, 29 November 2016 12:20
 
L'Europa alla prova sulla sicurezza comune 18-7-16
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 21 July 2016 09:18

PANEBIANCO, EUROPA E SICUREZZA  18-7-2016

 

CORRIERE DELLA SERA 18 LUGLIO 2016

L’Europa alla prova
sulla sicurezza comune

Bisogna costituire un corpo di polizia di frontiera e varare norme per «ritirare dal mercato», trattandoli come criminali di guerra, i combattenti jihadisti di ritorno (anche i nostri Stati liberali hanno il diritto/dovere di proteggersi). C’è da regolare il rapporto con le comunità musulmane.

di Angelo Panebianco

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Primum vivere, deinde philosophari. Se non si sopravvive, il resto non ha importanza. Sfortunatamente, finita la lunga pace, storicamente anomala, che abbiamo conosciuto dopo il 1945, siamo tornati alla «normalità». E la normalità consiste nel fatto che è sulla sicurezza (e solo sulla sicurezza), sulla capacità o meno di contrastare la violenza, che si decidono le sorti delle aggregazioni politiche, già esistenti o in cantiere. È sempre stato così. Solo un abbaglio collettivo ha fatto credere, per lungo tempo, che, nel caso dell’Europa, le cose sarebbero andate diversamente, che sarebbe bastata l’integrazione economica per generare l’unità politica.

Poiché i vecchi riflessi sono duri a morire, ancora pochi giorni fa (prima della carneficina di Nizza) si discuteva di Brexit in termini quasi esclusivamente economici. Ma le conseguenze di Brexit sono gravi, prima di tutto, sul piano geopolitico: l’Unione perde la sua principale potenza militare, si allarga il fossato con gli Stati Uniti, si rafforza la capacità di condizionamento degli Stati europei da parte della Russia. Nello stesso momento in cui, direttamente coordinati, o comunque sempre ispirati, dall’estremismo mediorientale, jihadisti europei prendono le armi contro gli altri europei.......................

Qualche azzeccargarbugli potrebbe dire che, a norma dei trattati, le istituzioni europee possono fare poco. Ma nelle situazioni di emergenza i trattati vanno forzati. Sono le norme che devono essere adattate alla vita e non il contrario. Il problema, nella sua drammaticità, è semplice: o l’Unione riesce a dimostrare agli europei che è in grado di agire collettivamente per innalzare i livelli di sicurezza oppure i topi scapperanno dalla barca che affonda; i cittadini cercheranno (illudendosi) nei vecchi Stati una risposta ai problemi della sicurezza, ascolteranno le sirene degli antieuropeisti che dicono che la salvezza consiste nel rinserrarsi dentro i confini nazionali.

O l’Unione riuscirà rapidamente a trasformare la sicurezza in un «bene pubblico» (in quanto tale indivisibile) oppure chiuderà i battenti. Che la sicurezza non sia, in Europa, un bene pubblico indivisibile, tale per cui le minacce a un membro dell’Unione siano avvertite da tutti gli altri come una minaccia all’Unione nel suo insieme, è provato da tante cose: ad esempio, dalla insofferenza con cui gli europei-occidentali trattano la paura, storicamente giustificata, che ispira la Russia agli europei dell’Est (la collaborazione con la Russia è necessaria, ma senza ignorare quelle legittime paure). È provata, ancora, dall’ostilità di quegli stessi Paesi dell’Est (e non solo) per la ricerca di soluzioni condivise sull’immigrazione. O dalle opposte posizioni odierne di Francia e Italia sulla questione libica. O anche dalla solidarietà solo di facciata di molti europei per una Francia aggredita molto più di altri (fino a ora) dal terrorismo islamico.

Il problema della sicurezza europea ha due facce. La prima riguarda il modo in cui evolverà la situazione là dove l’infezione è nata, il Grande Medio Oriente, il mondo islamico (dove il terremoto turco ha appena reso ancora più confusi e imprevedibili i giochi). Ma su questo c’è poco che gli europei possano fare almeno finché non saranno chiare le scelte della prossima amministrazione americana: siamo appesi alle decisioni che prenderanno a breve gli elettori statunitensi.

Ma c’è una seconda faccia della questione sicurezza su cui l’Europa può prendere decisioni autonome. C’è da costituire un corpo europeo di polizia di frontiera. Ci sono da varare norme comuni per «ritirare dal mercato» trattandoli come criminali di guerra, i combattenti jihadisti di ritorno in Europa (anche i nostri Stati liberali hanno il diritto/dovere di proteggersi).

C’è poi il problema di regolare, con decisioni collettive europee, il rapporto fra l’Europa e le comunità musulmane. La loro solidarietà, dopo ogni attentato, non serve. Dobbiamo imporre loro, come Unione, una quotidiana azione pedagogica contro il jihadismo e la denuncia di coloro che appaiano in odore di radicalizzazione jihadista. Di sicuro, ne conoscono parecchi. Certo, c’è poi la questione del fondamentalismo, l’ambiente culturale che genera i mostri. Ma qui le norme servono a poco. Servirebbe di più legittimare e aiutare le minoranze musulmane liberali in conflitto con il fondamentalismo, anziché raccontarsi la bugia secondo cui anche i fondamentalisti, purché non prendano le armi, sarebbero dei «moderati».

L’Unione e il suo Stato-guida, la Germania, potrebbero ancora una volta scegliere l’inerzia. Fino alla prossima strage e oltre. Dando agli europei altre dimostrazioni di inutilità. Non è necessario, per contro, gettare il cuore oltre l’ostacolo, immaginare un impossibile «Stato federale». Basterebbe una confederazione flessibile, rispettosa delle autonomie nazionali, ma che sapesse trasformare, almeno in parte, la sicurezza europea in un bene indivisibile.

 

 

Last Updated on Wednesday, 17 August 2016 13:40
 
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