Newsl.N.17 su cibo equo per tutti 15-4-16
Written by Ileana Mortari   
Monday, 18 April 2016 10:30

Newsl.N.17 su cibo equo per tutti 15-4-16

 
Venerdì Santo 2016
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 24 March 2016 09:43

26 marzo 2016 VENERDI’ SANTO Gesù muore per i nostri peccati

di Ileana Mortari

La liturgia del Venerdì santo propone alla nostra riflessione e preghiera il mistero della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Questo è il giorno dell’anno liturgico in cui più che mai siamo chiamati a meditare e approfondire uno dei contenuti del kerygma, cioè l’annuncio essenziale della nostra fede: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture” (1° Cor.15, 3); “Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti.” (1° Pt.2,24)

Ora, per capire il senso delle due affermazioni riportate è necessario conoscere il clima culturale e la mentalità dell’epoca di Gesù. Così – come dimostrato dagli studiosi – nel mondo antico, specie nella Grecia classica, era già presente l’idea che si potesse dare perfino la vita per un alto ideale: per la famiglia, la patria, gli amici, la verità. “Solo quelli che amano acconsentono anche a morire per coloro che amano” (Platone, Convito).

Non solo, ma presso Greci e Romani c’era anche l’idea di morte come sacrificio di espiazione, dal latino expiatio, da expio, che vuol dire purificare; dunque si mirava a purificare mediamente i sacrifici, detti appunto espiatori.

Ora, il senso della morte di Gesù viene capito dagli apostoli (dopo la Sua resurrezione) proprio ricordando le parole pronunciate da Gesù stesso nell’Ultima Cena: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo……..Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti [ =per tutti] per il perdono dei peccati” (Mt.26,26-28).

Dobbiamo renderci conto di quale importanza si attribuiva al sangue nelle concezioni sacrificali dell’Antico Testamento. La legge mosaica prevedeva sacrifici per i peccati; chi era colpevole di certe mancanze, in riparazione, doveva portare all’altare del Signore Jahvè un animale, che veniva sgozzato dal sacerdote, e il suo sangue era sparso alle basi dell’altare (cfr. Lev.4-5).

Secondo la teologia biblica l’espiazione dei peccati avviene mediante il sangue; questo perché il sangue contiene la vita e appartiene a Dio, e allora è in grado di purificare dai peccati, cioè di ridare la vita all’uomo, che il peccato ha contaminato col contatto della morte; infatti, ancora secondo la Bibbia, c’è sempre un nesso “peccato-morte”, che appunto può essere espiato solo con il “sangue-vita”.

L’apostolo Pietro dice anche: “voi foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai padri con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia.” (1° Pt. 1,18-19)

Anche dietro questa affermazione c’è una consuetudine ebraica che si ripeteva ogni anno nella solenne festa del Kippur o dell’Espiazione. Il sommo sacerdote, ponendogli sopra le mani, faceva ricadere sul capro espiatorio i peccati del popolo e poi lo faceva allontanare verso il deserto.

Anche in questo caso, come in tutti i momenti della Passione di Gesù, vediamo come si compiono le antiche profezie, e in maniera definitiva, perché il sacrificio di Gesù è avvenuto una volta per tutte.

Con le parole dell’Ultima Cena Gesù ha formulato il senso e il valore che Egli ha dato al momento della passione e morte, decisivo nel contesto della sua missione terrena: rivelare Dio Padre misericordioso e il suo Regno. D’ora innanzi la morte del martire (quale è Gesù, condannato ingiustamente) non sarà solo gesto estremo di fedeltà a Dio, ma speranza definitiva per tutti gli uomini e certezza che proprio nel supremo sacrificio il Signore si rivelerà definitivamente all’uomo come il Dio vicino e fedele.

 

Last Updated on Thursday, 28 April 2016 17:45
 
Benvenuti nel sito!
Written by Ileana Mortari   
Wednesday, 27 August 2008 15:20

Buongiorno a tutti! Sono Ileana, docente di italiano e latino e teologa. Chiunque abbia interessi, domande, dubbi, idee poco chiare, desiderio di approfondire e confrontarsi, a proposito di Bibbia, religione, teologia, può interpellarmi all'indirizzo This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it ; da parte mia cercherò di soddisfare le richieste nel modo più esauriente e approfondito possibile. Il mio sito presenta molto materiale, biblico e non; in particolare segnalo i miei commenti al vangelo festivo, sia in rito romano che ambrosiano, alla voce "Vangelo festivo", nonchè la Newsletter "Alla ricerca della verità", che affronta tematiche e argomenti del mondo d'oggi. E' possibile riceverla inviando la propria e-mail all'indirizzo di cui sopra.

Ileana Mortari

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Sms Domenicale

SMS domenicale – Breve riflessione sul vangelo festivo per giovani -

8 maggio 2016 – 7° domenica di Pasqua C – Rito ambrosiano –

Giovanni 17, 1b.20-26

di Suor Emanuela Ghini

Che tutti siano una sola cosa….. (v.21). Cristo è unione, unità in se stesso. Unisce intorno a sé, lungo il suo cammino umano, chiunque incontri: ricchi e poveri, farisei e pubblicani, notabili e meretrici.

Unisce con la sua persona, col dono della sua amicizia, col pane del cielo dato a saziare ogni fame dell’uomo; unisce morendo: Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (v.32); unisce dando lo Spirito, che crea la chiesa, ci costituisce chiesa, suo corpo vivo.

L’unità richiesta da Gesù è l’universale coesione degli uomini che in pienezza sarà attuata soltanto alla parusia (= la 2° venuta di Cristo nella gloria alla fine dei tempi); ma è compresa in essa anche l’unità dell’uomo, di ognuno di noi; da essa principiano tutte le altre unità: unità dell’amore tra l’uomo e la donna, di cui è segno l’unione di Cristo con la chiesa; l’unità tra ricchi e poveri, tra giudei e pagani (cfr.1° Cor.9,20); l’unità di tutti noi, legati dallo Spirito, resi figli da Lui.

(da “Il Lezionario meditato” vol.4°, ediz. Dehoniane, pagg.622-3)

 



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