TdG e sensi di colpa
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 22 July 2021 17:05

Testimoni di Geova ed uso dei sensi di colpa, della dott. Grazia Ricci


APPENDICE a  p. 275  del saggio critico  “I tdG. Analisi critica della W.T.” di Ileana Mortari

Un elemento che accomuna la maggior parte dei fuoriusciti dall’organizzazione dei Testimoni di Geova è indubbiamente il senso di colpa. In molti, anche dopo anni dalla loro uscita volontaria o meno dall’organizzazione, denunciano l’enorme difficoltà nel riuscire a convivere con i sensi di colpa. Riferiscono di sentirsi irretiti dai sensi di colpa, che chiaramente hanno preso forma nel contesto dell’organizzazione e lì dove già sussistevano, sono stati enormemente amplificati proprio dalle caratteristiche intrinseche a questo contesto.

Cos’è il senso di colpa?

Innanzitutto il senso di colpa è un sentimento non solo necessariamente negativo come si è soliti pensare. Esso è un costrutto mentale, cognitivo ed emotivo al tempo stesso, che consente all’individuo in determinate situazioni di “fare i conti” con se stesso.

Il senso di colpa consente quindi alla persona di valutare il suo operato nella vita e lì dove lo ritiene possibile, migliorarsi. Quando ci si auto esamina , si cerca di capire se si stanno affrontando gli eventi della propria vita in modo adeguato e funzionale al proprio ed altrui benessere o se si può migliorare su determinati elementi. Il senso di colpa, nella sua accezione positiva, funge dunque da leva al miglioramento della propria persona.

 

Quand’è che i sensi di colpa rischiano di diventare un problema molto serio?

I sensi di colpa possono diventare un problema serio quando dall’accezione positiva di essi si passa a quella negativa, cioè quando diventano una base su cui uno o più soggetti esterni, si agganciano per rendere l’individuo asservito al loro potere.

Quando un individuo tende ad avere sensi di colpa costanti, che emergono per un nonnulla, bisogna iniziare a chiedersi da cosa e da dove derivano. Spesso la risposta a questi quesiti consiste in un livello di autostima molto basso dovuto alla scarsa valorizzazione delle proprie capacità, soprattutto in età infantile ed adolescenziale ed in traumi irrisolti del proprio passato.

La provenienza dei sensi di colpa è dunque plurima, non nascono mai dal nulla, ma dall’insieme dei contesti che si vivono contemporaneamente in ogni momento della propria vita.

Si è soliti affermare che l’essere umano è un animale sociale. Più che animale sociale, l’essere umano è un individuo nel contesto, non ne è mai avulso. Durante la vita ci si trova a vivere in contemporanea più contesti: familiare, lavorativo, religioso, eventualmente sportivo o hobbistico.

Una persona che di base ha avuto delle difficoltà nei contesti del suo vissuto, tanto da essere predisposta all’uso eccessivo dei sensi di colpa, è purtroppo maggiormente avvicinabile dall’organizzazione dei testimoni di Geova.

Quello dei Testimoni di Geova fa parte di quei contesti che tendono ad isolare gli individui che ne fanno parte. L’isolamento è sia dalle persone esterne all’organizzazione, sia dai contesti esterni ad essa. E’ a questo punto che, onde far leva sull’interiorità di una persona, vengono utilizzati i sensi di colpa. Coloro che sono stati Testimoni di Geova sanno benissimo quale peso hanno sull’interiorità pensieri come “questo mese non ho fatto abbastanza ore, Geova non è contento di me” o ancora “mi sono lasciato coinvolgere in attività non propriamente adatte ad un cristiano, ora Geova sarà risentito nei miei confronti”.

 

La conseguenza dei suddetti pensieri automaticamente genera sensi di colpa che porteranno al seguente e successivo pensiero, cioè: “in questo momento sto vivendo un periodo difficile della mia vita perché non sto dedicando abbastanza tempo a Geova, alla congregazione e ai fratelli di fede”. Quindi il non essere riusciti ad essere sufficientemente “zelanti” induce a pensare che le difficoltà che si incontrano nella vita siano “colpa” del proprio comportamento verso Geova e la sua congregazione.

 

Per comprendere come si giunge a tale dinamica psicologica bisogna partire dall’inizio, quando si entra in contatto con l’organizzazione. Tutto inizia con l’instillazione del dubbio.

 

Cosa vuol dire instillare il dubbio?

Significa insinuare in una persona il dubbio, sul fatto che ciò in cui crede ed ha creduto fino ad allora sia giusto. Si tratta di una insinuazione di cui spesso non ci si accorge, perché subdola e mascherata dietro l’apparenza delle “buone intenzioni”.

A quanti si sono accostati a questa organizzazione è indubbiamente capitato di sentirsi dire frasi come “dobbiamo accertarci che la religione a cui apparteniamo sia la vera religione”, oppure “dobbiamo accertarci che ciò che ci hanno detto fino ad oggi sia vero” o ancora, in questo caso in modo più diretto: “ma lei è veramente sicuro o sicura di ciò in cui crede?”.

Ecco, tutto ciò è finalizzato ad indurre un dubbio nell’interlocutore, in tal caso nel nuovo potenziale adepto.

A cosa serve l’induzione del dubbio? ad abbattere quel muro difensivo che ognuno di noi ha costruito nella propria mente durante gli anni, riguardo alle proprie credenze.

Muro che ovviamente, una volta abbattuto, verrà ricostruito con delle credenze diverse, nuove. Ovviamente per arrivare a questo risultato non basterà instillare un solo dubbio, ma ne saranno necessari diversi. Uno solo non basterebbe per riuscire a scardinare ed abbattere questo muro, questo baluardo difensivo che ognuno di noi ha.

Questa è la base da cui si parte, quella di distruggere un qualcosa per ricostruirlo con un qualcos’altro. Sta all’individuo essere allenato a riconoscere questo meccanismo.

Si dovrebbe essere capaci di comprendere quando qualcuno mira ad instillare un dubbio per arrivare ad altro e non perché gli sta a cuore il semplice e sano benessere dell’altro.

E’ importante allenare la propria mente a questa pratica in quanto nella vita di tutti i giorni sono presenti persone spesso vicine all’individuo (familiari e amici) che instillano un dubbio (sulla vita lavorativa e personale) perché notano che la persona si trova in difficoltà a causa di determinate situazioni e ritengono di poter aiutare attraverso questo meccanismo del dubbio il loro caro a riflettere ed uscire dalla situazione di empasse in cui si trova. In tali casi un esame della situazione in cui ci si trova insieme alla persona che ha instillato il dubbio può essere risolutivo e benefico.

Il problema subentra nel momento in cui qualcuno inizia ad utilizzare i dubbi che instilla per condurre l’individuo in una direzione non decisa realmente da lui, ma dandogli l’illusione di avere pieno potere nella sua scelta, in tal caso nella sua scelta di vita spirituale.

Una volta entrati in questo circolo vizioso il meccanismo sarà sempre lo stesso:

“ho il dubbio di non fare abbastanza perché Geova non mi sta benedicendo visto i problemi che continuo ad avere” = senso di colpa = “devo fare di più, devo dedicare più tempo alla predicazione, devo studiare più approfonditamente la Torre di Guardia, devo frequentare maggiormente i fratelli, ecc” e così via.

L’individuo si troverà alla fine attanagliato da sensi di colpa continui che lo spingeranno a spendere ogni angolo della sua vita e del suo tempo per Geova, tanto da non riuscire più a separare la vita quotidiana dall’organizzazione e privato delle proprie caratteristiche di personalità per essere reso conforme ai dettami dell’organizzazione stessa. A quel punto l’individuo sarà l’organizzazione.

Dott.ssa Grazia Ricci Psicologo Clinico

https://www.youtube.com/watch?v=5_YChKK3Jtw

 

 
I processi italiani per denunciare i TdG
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 22 July 2021 16:56

UN CHIARIMENTO SUI PROCESSI CIVILI IN ITALIA INTENTATI DA FUORIUSCITI DAI TdG

FORTEMENTE DANNEGGIATI IN VARI ASPETTI DELLA LORO VITA


di  Ileana Mortari   22 luglio 2021


E’ noto che, a parte qualche rara eccezione, i processi intentati in Italia avverso la Torre di Guardia o singole congregazioni hanno visto sempre l’assoluzione della suddetta. E il processo svoltosi a Roma nel maggio 2021 non fa eccezione.

Come mai? E perché un processo sullo stesso tipo di controversia ha avuto il risultato opposto? Vedi il link

brusselstimes.com/news/belgium-all-news/160238/jehovahs-witnesses-given-e12000-fine-for-incitement-to-hatred-against-ex-members-ghent-correctional-court-unia-

Come mai anche in Norvegia il 15-7-21 la Corte d'Appello di Borgarting si è pronunciata sul ricorso presentato da Gry Helen Nygård, una donna disassociata, dandole ragione, e ha condannato i Testimoni di Geova al pagamento di 100mila dollari?

A quanto mi risulta finora, si può osservare quanto segue. Nell’ultimo processo intentato a Roma, il sig.G.L. ha querelato i TdG lamentando che la scelta degli ex compagni di fede di limitare i contatti sociali con lui da quando aveva lasciato la religione fosse discriminatoria e lesiva della sua persona e gli avrebbe arrecato anche un danno di natura economica.

"Il Tribunale ha ritenuto invece che le condotte dei fedeli fossero del tutto legittime, osservando che la decisione dei singoli fedeli di avere o non avere rapporti sociali con un individuo, anche motivata da un credo diverso, non può essere considerata lesiva dell'identità personale dell'individuo o dei suoi diritti fondamentali". La decisione del Tribunale di Roma segue l'indirizzo giurisprudenziale già indicato dalla Suprema Corte di Cassazione nella sentenza n. 9561/2017, relativa a un caso simile. E ben si sa qual è il peso e il ruolo di una sentenza della Cassazione.

La sentenza romana del 23-5-21 [link https://www.ansa.it/oltretevere/notizie/2021/07/01/testimoni-geova-tribunale-legittima-condotta-con-ex-membri_33554b4b-14d1-4ac6-a03b-da25131df834.html?fbclid=IwAR05A8Sfb186sQjtC5IOKnBg_4IzTZpxlV3eiwqhND-jMJaE_fLt-Wczer0] dice tra l'altro: "Per quanto sia deprecabile il comportamento dei TdG dal punto di vista umano, non è riprovevole dal punto di vista legale." Il punto chiave è proprio qui. Nel processo civile la controparte (TdG) dichiara che NESSUNO OBBLIGA PARENTI O AMICI A NON SALUTARE I FUORIUSCITI, a non avere più contatti con loro, etc. E' vero questo? NOOOOOOO, lo sappiamo tutti, è una MENZOGNA SPUDORATA. Ma naturalmente il giudice NON LO SA, come potrebbe saperlo in un paese dove il 95% delle persone ignora totalmente la vera realtà dei TdG? E allora che cosa si può fare? A quanto ho capito, è inutile intentare altre cause civilistiche (vale a dire che riguardano singoli privati), finchè non c'è una CONDANNA PENALE dell’Associazione Torre di Guardia in quanto tale, a norma di legge. Quale legge? Sappiamo bene che da 40 anni quella sul plagio è stata abolita. Però l'art. 604 bis del Codice penale recita: “E’ vietata ogni organizzazione, gruppo, etc. avente tra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o RELIGIOSI”. Appunto. Se io mi rendo conto che non credo più ai contenuti della W.T. e voglio percorrere un mio diverso cammino spirituale, perchè devo essere discriminato? Sia chiaro. Non sono così ingenua da non sapere che la W.T. possiede come pochi un'abilità sopraffina nel mascherare e cambiare le cose e far apparire tutto e il contrario di tutto, a seconda del suo vantaggio: intendimenti teologici, valutazioni etiche, comportamenti leciti o meno, e via andare. Occorre anche sapere che la “menzogna teocratica” è un elemento fondamentale del suo bagaglio culturale e comportamentale. Dunque la W.T. non è propriamente una controparte di cui ci si possa fidare. Allora occorre seguire un'altra strada.

Visto che la TG è una specie di ameba imprendibile e comunque inattendibile, si può ricorrere ad uno strumento poco conosciuto, ma prezioso nel nostro caso: l'ESPOSTO. L'istituto dell'esposto è volto ad invitare la magistratura ad indagare in relazione a condotte di cui si sospetta la illiceità, così da valutare se ricorra l’ipotesi di reato. Si tratta di una mera segnalazione. Non ha nulla a che fare con la querela/denuncia. D’altronde è assolutamente necessario informare la magistratura del comportamento discriminatorio geovista, così da dare impulso ad indagini volte a reprimere un fenomeno riprovevole sia dal punto di vista etico che giuridico. In concreto si tratta di redigere denunce riportanti pubblicazioni e video della WTS che incitano alla discriminazione, nonché quei passi del KS (il manuale riservatissimo ad uso dei soli anziani TdG) che sancisce in maniera netta il comitato giudiziario per quei membri che dovessero continuare a frequentare TdG non familiari; devono essere poi documentati traumi psicologici e psicofisici, nonché testimonianze di discriminazione diretta. Ovviamente non sono iniziative da attuare individualmente e senza conoscere la materia; occorre essere assistiti da un legale e il gruppo fb “Uscire dai Testimoni di Geova”, che rientra nella pag. fb “Emarginazione e ostracismo” invita i fuoriusciti a scrivere alla mail ufficiale This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it al fine di stabilire un contatto con il legale del gruppo. Egli aiuterà a redigere in modo consono e corretto i documenti e le esperienze personali, che testimoniano comportamenti suscettibili di penalizzazione. E’ anche importante documentare le sanzioni nelle quali incorre chi frequenta e parla con un disassociato.

L’ideale sarebbe offrire a molte/issime Procure della Repubblica materiale documentato, quali ad esempio prove della violazione dell'art.604 bis, perchè la magistratura indaghi e si arrivi finalmente a un processo e a una condanna penale dell'Organizzazione TdG. Solo allora, con questo precedente PENALE, potranno avere successo i processi civili di cui sopra.

C’è poi un’importante Proposta di legge, che è già depositata alla Camera dei Deputati, dal titolo "Introduzione dell'articolo 613-quater del codice penale, concernente il reato di isolamento sociale o affettivo" (n. 2592), il quale può verificarsi non solo da parte dei TdG, ma in contesti similari, e non solo di tipo religioso. Il testo si trova a questo link:

https://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.2592.18PDL0111520.pdf?fbclid=IwAR2hAwARXVHK3TTyTvVWIjvzAgq7k6vxeWizqlfA7EbgLU4_xQ85rN3YBmw

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la fattispecie di reato non riguarda i parenti che tagliano del tutto i rapporti con i fuoriusciti, ma i vertici dell’organizzazione che inducono i membri del gruppo a tale comportamento, quando quest’ultimo provochi stati d’ansia, turbamenti e gravi alterazioni delle abitudini di vita; in situazioni estreme, purtroppo si sono verificati perfino casi di suicidio.

E’ già un vantaggio che tale proposta si trovi ora alla Camera dei deputati; bisognerebbe che venisse calendarizzata prima della scadenza dell’attuale governo Draghi, perché poi sarà molto difficile inserirla nelle prossime legislature. Di qui l’urgenza di contattare il più possibile personaggi di rilievo pubblico, sia a livello di organi di informazione che a livello politico.

E’ evidente che l’iter dell’Esposto e quello della Legge n.2592 potrebbero sostenersi a vicenda. Pertanto invito con forza a far conoscere ad ex TdG e non ex queste due possibili soluzioni legislative e ad attivarsi come indicato. CHI HA VOGLIA DI COLLABORARE CON ME E IL PICCOLO GRUPPO DI "ATTIVISTI" CHE SI STA FORMANDO, SI FACCIA AVANTI! Mi si può contattare su Messenger della mia pag.fb.

 
Recensione del libro sui Testimoni di Geova di Ileana Mortari
Written by Ileana Mortari   
Sunday, 13 June 2021 13:05

RECENSIONE DETTAGLIATA DEL SAGGIO DI I. MORTARI SUI  TESTIMONI  DI  GEOVA

di Nicolàs Gòmez Dàvila, dell’Associazione Culturale online Piazza Navona 5-3-21

https://www.riccichiara.com/libri/letto-per-voi-i-testimoni-di-geova-saggio-critico-sulla-watch-tower-di-ileana-mortari/

Nel luglio 2020 Ileana Mortari – docente in pensione, letterata, teologa e studiosa dei NMR e dei MRA (ovvero dei Nuovi Movimenti Religiosi e dei Movimenti Religiosi Alternativi) – ha auto-pubblicato attraverso la piattaforma ilmiolibro.it il suo saggio dal titolo I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Watch Tower.

L’Autrice, infatti, fin dal 2017 è impegnata in un servizio di informazione preventiva rivolto a giovani e adulti, fornendo anche aiuto e supporto ai fuoriusciti dai Nuovi Movimenti Religiosi, dedicandosi soprattutto ai cosiddetti disassociati provenienti dalla “comunità” dei Testimoni di Geova. Da qui nasce la realizzazione di questo progetto editoriale che, a causa di un ritardo, è stato pubblicato nel pieno dell’emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del COVID -19.

Ed è proprio per questo motivo che, come spiega la stessa autrice, “non trovandomi io personalmente in 1° fila nel soccorso ai contagiati, come il nostro eroico e straordinario personale medico e sanitario, il minimo che posso fare è devolvere tutti gli introiti del libro sia e-book che cartaceo alla causa della pandemia, là dove c’è più bisogno nella lotta al virus e comunque anche quando si tornerà alla “normalità”, che purtroppo presenterà ancora moltissimi problemi. Così chi acquisterà questo testo, oltre a informarsi personalmente, e spero anche a diffondere uno strumento di carattere informativo e preventivo, saprà di aver dato un piccolo contributo nella dura lotta alla pandemia che ci affligge.”

Ileana Mortari ha strutturato il suo saggio in 8 parti, attraverso le quali illustra e affronta – sostenuta e coadiuvata da un’importante e precisa bibliografia e sitografia di riferimento nonché da un Glossario dei Testimoni di Geova – la storia, l’organizzazione, i principi fondamentali su cui è costruita la Watch Tower (Torre di Guardia), il suo metodo di lavoro sulle menti e credenze altrui, le sue contraddizioni e inesattezze (bibliche e storiche), l’ostracismo derivato da una lecita ribellione intellettuale e individuale, le conseguenze che questa provoca e ha provocato sulle persone e sulle proprie famiglie.

A tal proposito, infatti, l’autrice ha scelto di lasciare letteralmente la parola a coloro i quali hanno fatto parte o sono ancora parte del movimento religioso dei Testimoni di Geova. E da queste letture si apre un mondo. Basti pensare che tanto è il timore, la vergogna, la preoccupazione di queste persone che la gran parte ha scelto di raccontare la propria esperienza usando uno pseudonimo.

E’ bene sottolineare però che il progetto e il lavoro dell’Autrice non sono una crociata contro la libertà di espressione o di praticare il proprio credo religioso. Tutt’altro. Infatti nel testo si riporta e si sottolinea l’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata e proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale articolo recita che “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la volontà di cambiare religione o di credo e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.”

Ed è proprio da qui che la studiosa parte per illustrare le contraddizioni, le incoerenze, il totalitarismo e l’omertà che appaiono e contraddistinguono questo movimento religioso. Quest’ultimo, infatti, è da ritenersi un ente giuridico a tutti gli effetti, è una società commerciale, una multinazionale che si occupa di immobili ed editoria a contenuto religioso (da qui l’ampia diffusione di dépliants e dell’impegno “porta a porta”), gestito dall’insindacabile e inappellabile Consiglio Direttivo.

Questo stesso movimento religioso, inoltre, ha delle ferree e rigide regole che molto poco nutrono la spiritualità della fede, facendo agire l’adepto per timore della fine del mondo: se non farà quanto gli viene “ordinato” (e non chiesto), la sua anima non sarà salva quando arriverà l’Armagheddon (ovvero la fine del mondo cui seguirà il regno divino) - atteso e sempre rimandato – dal 1914. In questo modo, però, si innesca un sottile e profondo ricatto morale che ha portato alla distruzione di vite, nonché a depressioni, fughe, problemi psichici e psicologici. Ed è anche per questo che molti hanno abbandonato questo “percorso” per andare alla ricerca di altro. Della propria serenità, ad esempio.

Tutto questo l’autrice ce lo racconta con descrizioni dettagliate, prove e fatti alla mano. E, sottolineiamo ancora una volta, non per demolire un pensiero o un orientamento religioso, ma per mostrare, illustrare e spiegare a chi fa parte della Watch Tower e a chi vorrebbe saperne di più, cosa nasconde, cosa non può essere raccontato dai canali ufficiali di questo movimento e qual è il prezzo per farne parte e, ancor di più, per uscirne. A tal proposito, molto interessante e spiazzante – in quanto affermato da una studiosa – è il ribaltamento del concetto di curiosità, che in questo caso va trattenuta, indirizzata altrove, perché è così alto il pericolo che poi sarebbe difficile – se non impossibile – uscire indenni da tale soddisfazione.

Certamente il saggio della Mortari è interessante per il suo contenuto, per la modalità usata, ovvero senza mezzi termini, con chiarezza e schiettezza. Sin dalle prime pagine, infatti, l’autrice si muove e si adopera con un solo obiettivo: fare informazione e mettere a disposizione di altri le proprie competenze, le proprie scoperte. Ma non solo. L’Autrice, infatti, ancora una volta si mette in prima linea impegnandosi ad aiutare e a offrire supporto a tutti coloro i quali sentano la necessità di riacquistare la propria libertà intellettuale, personale, religiosa e di dissentire all’altro per affermare la propria individualità e il proprio essere.

Perché, come scriveva Goffredo Parise:

“Il lavaggio del cervello è un’operazione semplicissima, che ha tutte le apparenze della cortesia e usa come strumento (di tortura) la ripetizione delle cose. Ho capito che non è difficile persuadere, convincere e persino entusiasmare: basta ripetere cento, mille volte la stessa cosa e, automaticamente, si otterrà persuasione, convinzione, entusiasmo.”

Last Updated on Sunday, 13 June 2021 13:09
 
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