Se e come superare l'indottrinamento
Written by Ileana Mortari   
Sunday, 08 August 2021 06:30

SE E COME SUPERARE L’INDOTTRINAMENTO E LA MANIPOLAZIONE MENTALE DI CUI SONO VITTIME I TESTIMONI DI GEOVA

Ileana Mortari teologa 28-6-21

Il problema cruciale di chi ha una persona cara nei TdG e vorrebbe che aprisse gli occhi è: POSSO FARE QUALCOSA? O la partita è persa fin dall'inizio?

La domanda è più che lecita, dal momento che vari autori come Raymond Franz, celeberrimo ex membro del Corpo direttivo, ritengono che i Testimoni di Geova abbiano le caratteristiche proprie di quei movimenti religiosi che esercitano il controllo mentale.

Del resto è ormai usuale paragonare i paradigmi culturali dei Testimoni di Geova al romanzo 1984 di George Orwell, dove viene descritta una dittatura nella quale vengono meccanicamente regolate l'informazione, il pensiero e la vita di tutti i membri della società. La leadership del movimento è stata descritta come autocraticatotalitaria; le critiche si incentrano sulla richiesta della Società Torre di Guardia ai propri fedeli di obbedienza e fedeltà, sull'intolleranza al dissenso e all'aperta discussione di pratiche e principi dottrinali e sulla pratica di espellere e isolare coloro che non aderiscono alle prescrizioni del movimento.

Chiarito quanto sopra, un'esperienza ormai secolare e comune a migliaia (milioni) di persone è la seguente. Purtroppo, quando la manipolazione ha raggiunto l'ultimo gradino, senza che ci siano state reazioni da parte del soggetto, e quando quest'ultimo è assolutamente CONVINTO di aver scelto LIBERAMENTE la congregazione e di seguire altrettanto LIBERAMENTE TUTTE LE DIRETTIVE impartitegli, siamo al classico PUNTO MORTO.

Quest’ultimo - secondo Randall Watters - si spiega così: << Il Testimone impara che servire l'Organizzazione equivale a servire Dio… .. Poiché non può né vedere né incontrare Dio, il legame con Lui avviene tramite l'Organizzazione. E così, essa è "Dio" per il Testimone; EGLI NON LO AMMETTERÀ MAI; ma di fatto è convinto che, se l'Organizzazione non fosse realmente guidata da Dio, non avrebbe nessun'altra sicurezza. Dice: "dove posso andare altrimenti"? Allora rimane aggregato ad essa, continuando ad ignorare la gran massa di informazioni che scardinano l'intera struttura della Torre di Guardia. Più ignora i fatti, più diventa mentalmente ristretto, rischiando di non cambiare più, e convincendosi sempre più di possedere la verità. Si scava una trincea alzando barricate contro IL GRANDE NEMICO: IL DUBBIO >>

Insomma, se non succede qualcosa di veramente grave che lo scuota e lo stordisca, il soggetto può passare il resto della vita seguendo Geova e i suoi comandamenti, convinto di essere felice, ma vivendo in realtà in una sorta di "bolla" e deprivandosi di qualsiasi confronto con l'esterno.

E’ altresì noto che dalla situazione sopra illustrata il soggetto manipolato può cominciare ad uscire SOLAMENTE SE E’ LUI /LEI AD AVERE DUBBI E A PORSI DELLE DOMANDE; solo da lui/lei può venire una presa di coscienza per cui comincia a fare ricerche su fonti diverse da quelle dei TdG e, una volta scoperto il mega-inganno, prima o poi può decidere di lasciare l'organizzazione.

Ma allora non c'è alcuna speranza per chi cercasse di far aprire gli occhi al proprio familiare o amico, finche’ non sia lui medesimo a prendere l’iniziativa? Sembra di no, stando alle parole che ho udito tantissime volte; un solo esempio: “ Negano l'evidenza. Sono mentalmente plagiati. Se un giorno il Corpo Direttivo dicesse che in cielo sono apparsi degli asini che volano, loro ci crederebbero! Appena capiscono che entri nel merito di cose per loro scomode e intoccabili, ti bloccano e cambiano discorso.”

Questo accade perchè la mente umana è eccezionale nel trovare giustificazioni a tutto! se uno non vuole, non ci sono ragionamenti che possano convincerlo del contrario! Visto che questo è uno dei tantissimi drammi connessi alla Watch Tower, ho fatto ricerche in proposito e redatto questo mio contributo.

Comincio con una nota positiva, non solo perché sono convinta che davvero “la speranza è l'ultima a morire”, ma perché fortunatamente, anche se sembra impossibile, qualche ESPERIENZA POSITIVA in tal senso non manca. Cioè qualcuno è riuscito, con certe motivazioni, a “far aprire gli occhi” al proprio caro. Dunque è certamente difficile riuscire nell’impresa, MA NON E' IMPOSSIBILE.


Da vari ex ed esperti ho colto i seguenti suggerimenti su come comportarsi con chi è convinto di essere "nella verità":

1 ° Anzitutto vincere il proprio nervosismo-preoccupazione e mostrarsi il più possibile (o almeno cercare di farlo) di umore positivo, in modo naturale, senza forzature. Vedervi sereni e motivati ​​alla lunga potrebbe portare l'adepto/a a fare alcune riflessioni, del tipo: "come mai mi hanno sempre detto che chi lascia Geova è depresso e infelice e io invece ora lo/la vedo così sereno/a dopo che ha lasciato Geova? "

2 ° Ai TdG viene insegnato che chi fuoriesce è preda del mondo di satana, quindi si aspetta che prima o poi voi vi scagliate contro l'organizzazione e contro di loro, anche con discussioni accese o liti violente. Tutto questo va accuratamente evitato, anche perché tanto non servirebbe a nulla. Al più limitatevi ad esprimere un vostro punto di vista in modo pacato, non polemico, lasciando la cosa in sospeso e dicendo che riprenderete l'argomento quando il TdG stesso ve lo riproporrà.

Ancor meglio sarebbe porre loro delle domande, senza però dare le vostre risposte, ma semplicemente invitandoli a pensarci su. Ad esempio, se esponete fatti di cronaca, non citate mai blog, siti o pagg. FB specie di fuoriusciti, ma fonti giornalistiche autorevoli, come ad esempio le notizie riguardanti la Regia Commissione Australiana sulla pedofilia, magari prese proprio dal sito governativo.

Se poi affermassero che sono tutte menzogne, potreste dire: "Sai che oggi in quasi tutti i paesi, chi pratica la diffamazione a mezzo stampa rischia il carcere o la perdita dello status di giornalista? Uno correrebbe un rischio simile solo per togliersi lo sfizio di scrivere qualcosa contro i TdG? Pensaci! ". E' bene che questi inviti documentati alla riflessione non siano accumulati tutti assieme, ma diluiti a poco a poco, così da lasciare nel frattempo la possibilità di riflettere.

3 ° La plateale INCOERENZA di molti TdG, sia di base che “nominati”, è una delle ragioni principali che fanno sorgere dubbi sulla “verità” e “santità” della congregazione e inducono molti a fare ricerche nel “satanico mondo”. Ovviamente con gli indottrinati non è così semplice portarli a cogliere tali contraddizioni, MA È POSSIBILE. Se regolarmente le si fanno notare, sempre pacatamente e senza astio, prima o poi dovrebbe accendersi quella che qualcuno ha chiamato “scintilla”, vale a dire il cortocircuito che si crea tra quanto si accetta come “verità” indiscussa scritta e proclamata da tutte le parti e la realtà della vita. Se mi si insegna che solo in congregazione c'è la vera amicizia, che gli anziani e i sorveglianti sono nominati dallo "spirito santo", etc ... e poi i fatti contraddicono tutto ciò con ingiustizie palesi, comportamenti immorali e quant'altro, allora qualche domanda inizia a frullare in testa, del tipo: "ma come mai nelle riviste c'è scritto così e poi mi è successo questo? Come fa un delinquente del genere ad avere la nomina se è stato approvato dallo spirito santo? è vero quello che scrivono nelle riviste?" Ancora, se con i loro occhi vedono accadere fatti nei quali singoli "fratelli" o l'intera comunità dimostrano che i “frutti” della dottrina non sono quelli che ci si aspetta, ma sono marci, allora viene proprio il dubbio: << Ma sarà questa la comunità che Gesù avrebbe scelto come sua organizzazione sulla terra? >>



4 ° La Torre di Guardia insegna che il dolore per la perdita della relazione affettiva con genitori/ figli o amici è un potente mezzo per riportare il fuoriuscito nell' "ovile" di Geova. Quindi, se uno si fa vedere triste o disperato perchè ostracizzato, conferma questa assurdità, tanto più se cerca di elemosinare affetto e attenzioni. E' il caso piuttosto di dire chiaramente e fermamente alcune cose, tipo: "Cara mamma/papà, io ho fatto le mie scelte e vi ho detto il motivo. Ora, se deciderete di ostracizzarmi non rivolgendomi più la parola, sarà una VOSTRA libera scelta. Io sono dispiaciuto/a, ma sereno/a; continuo a volervi bene e riuscirò certamente a farmene una ragione. Tuttavia, se come avete sempre affermato MI AMATE DAVVERO, sarete voi a dovermi venire a cercare. Altrimenti, per la vostra insensibile scelta, rischierete di non vedere mai più né me e neppure i vostri nipotini".

Qui si fermano i risultati della mia ricerca. E NELLO STESSO QUI NON SI FERMANO.

Che significa? Significa che nella realtà estremamente variegata delle esperienze geoviste ho incontrato scelte, decisioni, prese di posizione che mai avrei immaginato, attuate per lo più da inattivi o da ex. Ne ho elencate qui di seguito ben 30, perché le persone interessate a far aprire gli occhi a qualcuno le tengano presente, come se avessero in mano un mazzo di carte da gioco. E quando si trovano in un’occasione favorevole, possano dire a se stesse: "Ecco, forse ora è il caso di giocare questa o quella carta!"

Come ho fatto per l'articolo “Positivo e negativo nei TdG”, reperibile nel mio sito www.chiediloallateologa.it (e riportato nel 2° allegato), le frasi qui elencate sono di persone che le hanno scritte sui social o le hanno dette/scritte a me e di cui conosco nome e cognome, ma che ho tralasciato per motivi di privacy e di spazio. Ovviamente mi prendo io la responsabilità della loro veridicità.

1° La consapevolezza non arriva quando cade il velo, ma quando si smette di avere PAURA, paura di satana, paura di Geova, paura delle punizioni divine, paura di perdere i propri cari. SOLO ALLORA SI RIESCE A VEDERE LE COSE CON RAZIONALITÀ. E allora esortiamo a non avere paura

2° La fedeltà sia verso una persona (Dio incluso) che verso un'organizzazione decade come valore dal momento che la esercitiamo per PAURA ......... Il vero valore è l'AMORE ... quando amiamo ciò che facciamo, non abbiamo bisogno di nessuna imposizione per farlo.

3° La vita è così bella dopo aver lasciato la congrega. Lo dico come un incoraggiamento per tutti coloro che sono spaventati, pieni di terrore dell'ignoto e si chiedono come faranno "là", nel grande mondo. Avrai momenti duri in cui ritorni ai vecchi schemi mentali e inizi a dubitare della tua scelta, ma questi si ridurranno di numero nel tempo, mentre starai scoprendo chi sei veramente!

4° Per quasi tre anni sono stata pioniera regolare. Poi MI SONO ASCOLTATA e ho smesso di mentire a me stessa.

5° Ho ripreso a leggere, documentarmi, approfondire e soprattutto a guardarmi dentro e a non voler più forzarmi nel fare cose che andavano in contrasto con il mio IO.

6° Per alcuni anni ero addirittura portato al fanatismo ossessivo per l’organizzazione, ma in seguito conobbi una ragazza dolcissima, che ho poi sposato. Il mio primo scopo era quello di convertirla, ma essa con amore riuscì a smussare le esaltazioni morbose che mi caratterizzavano, portandomi piano piano a ragionare, confrontare e decidere con il mio cervello. E così ho capito ciò che prima non potevo o non volevo vedere: il modo di vivere settario del pianeta 'Testimoni di Geova'

7°  Una persona di mia conoscenza aveva scritto che l'amore incondizionato provato di fronte al suo bimbo appena nato le aveva aperto gli occhi, perché l'aveva spinta a pensare che l'amore di Dio non può essere da meno, e quindi l'amore descritto dai TdG, così fortemente condizionato dai comportamenti umani, non poteva essere la verità.

8° Un amico fuoriuscito, senza attaccarmi, mi fece semplicemente questa domanda: "ti sembra giusto che noi possiamo leggere le vostre riviste e voi non potete leggere le nostre"?

Con l'avvento di Internet sono venute a galla molte falle che la WT teneva ben nascoste: ONU, intendimento progressivo (in realtà opinioni umane), la generazione del 1914, il nome di Dio che sarebbe Geova. Molto grave il fatto che l'AMORE (principale messaggio di Gesù Cristo) nelle congregazioni è un'utopia, salvo rare eccezioni; persone del mondo, ritenute dai TdG malvagie e peccatrici, mi hanno mostrato molto più amore dei seguaci di Geova.

10° Ho “dentro” una figlia di 18 anni e mi hanno dato questo consiglio: “Anzitutto informati bene tu sulla WT leggendo Franz, Polidori, etc. E' ancora molto giovane, incìtala a frequentare gli amici esterni, fare un viaggio, studiare… si accorgerà che il mondo non è “satanico”.

11° In tempo sono riuscita a comprendere l'enorme sbaglio che stavo commettendo; infatti, entrando nella loro colossale organizzazione, non potevo più pensare e agire con la mia testa. Non provavo più amore per la famiglia o per i vecchi amici. Passavo le giornate con l'ossessivo e costante pensiero di essere come loro volevano.

12° La fede in Geova è crollata dopo che ho scoperto come è stata manipolata e tradotta la Bibbia.

13° Il campanello d’allarme scattò in me quando, dopo un anno e mezzo, il mio mentore mi accennò che dopo il battesimo avrei dovuto mettere in pratica l’odioso ostracismo verso chi avesse rifiutato la “verità”.

14° Quando mi sono dissociata, mi dicevano: tu non vuoi stare con noi; se non ritorni, vedrai cosa ti accadrà .... Hanno la mente offuscata. Per fortuna l'istinto materno, la coscienza, l'umanità, e l'amore dei miei genitori ha prevalso, e stanno dando prova di vero amore.

15° Sono figlia di testimoni cresciuta lì dentro e sono stata molto attiva. Mi sono sposata a vent'anni con un testimone e ho avuto due figli che ho cresciuto dando loro la stessa educazione che ho ricevuto e questo è il mio più grande rimpianto.

16° Io ero TdG; ma i miei due figli non volevano venire in sala; era una lotta continua: io volevo, loro no. Poi ho capito che la felicità dei miei figli è più importante e ho smesso di andarci pure io e solo vedendo le cose al di fuori dalla sala, ho capito tante cose e mi sono dissociata.

17° Una mattina, mentre ero in servizio, incontro una persona che mi rivolge alcune domande alle quali non so rispondere; e sì che avevo letto la Bibbia più volte! In quel preciso momento mi resi conto che per tutta la vita avevo assorbito passivamente tutto ciò che mi veniva detto annullando completamente la mia capacità critica. Avevo sempre accettato tutto, senza mai sincerarmi se le cose stavano realmente così e ora stavo facendo la figura dell'asino, tipo quello che firma un documento senza prima averlo letto! Allora cominciai a informarmi e lessi il celebre libro di R. Franz.

18° Anche il fidarsi reciprocamente... quanti ce ne sono che si son fidati dei loro "fratelli" per poi avere fregature? Sono esperienze che, se va bene, SVEGLIANO.

19° Ero sempre stato un anziano irreprensibile; mi sono trovato a subire dei torti enormi e nessun sorvegliante mi ha reso giustizia.

20° Ci sono entrata per scelta, ma ben presto ho cominciato a sentirmi come “incastrata”. Poi mi é capitato di conoscere una persona che viveva una DOPPIA VITA, mi ha coinvolta e mi ha svegliata.......

21° Scrissi una lettera a chi doveva dare protezione e invece non l'ha fatto. È bastato negare l'evidenza: questo è stato uno dei motivi principali per cui capii che non c’era niente di autentico e religioso.

22° Io ho aperto gli occhi dopo la disassociazione forzata di un caro fratello, uno di quelli veramente bravi e sinceri che si spendono altruisticamente per gli altri: disassociazione pianificata a tavolino con una cattiveria inaudita per vendetta personale, visto che il fratello aveva "pestato i piedi" a qualche "pezzo grosso" della Betel di Roma.

23° Dopo 22 anni ho capito che dovevo aprire gli occhi. Perché? Perché i capi dicono che devi pensare sempre positivo sull’organizzazione, mai dire male, se no sono guai per te. Cosa ti può succedere? Che ti mettono contro i familiari che stanno dentro, non ti saluta più nessuno; usano l’ ostracismo per farti ritornare. Poi sono ipocriti e bugiardi: ne ho viste di tutti i colori.

24° Mi ponevo alcune domande, ma AVEVO PAURA DI CHIEDERE e poi alla fine le risposte erano sempre le stesse e dovevo accettarle così com’erano, senza che mi dessero soddisfazione, e queste domande mai soddisfatte nel tempo mi hanno fatto aprire gli occhi; pieno di dubbi, ho realizzato che lì non avrei più trovato alcuna risposta soddisfacente e così ho deciso di andarmene.

25° Può succedere anche che a innescare il processo critico sia una ba­nalità. “Un amico chiede a un testimone come mai egli non risponde agli auguri che gli ha fatto. Non potendo dare una risposta, perché non scritta da nessuna parte, né riuscendo a trovare una giustificazione plausibile, il testimone comincia a informarsi presso gli anziani della congregazione. Così per la prima volta inizia a porsi delle domande sugli aspetti organizzativi e giuridici della WT. Scopre pure l’esistenza di uno Statuto, di cui nessuno gli aveva mai parlato.

26° Lasciassero stare queste previsioni. Non ha senso prevedere la fine. Io sono uscito proprio perché dopo 150 anni di previsioni non ho più ritenuto opportuno dare fiducia ad un’organizzazione.

27° Grazie a un amico e a dei video io mi sto allontanando perché non mi hanno mai convinto su tante cose …..non c’è libertà di pensiero là dentro e questo è gravissimo.

28° L'organizzazione di Geova indirizza, attraverso il senso di colpa, ogni giovane alla loro dottrina. Personalmente è stato lo stress emotivo che vedevo in mio figlio a farmi cambiare strada in maniera decisiva. Al ragazzo veniva detto che malvagio poteva essere persino il desiderio di tirare un pallone contro un muro, in quanto non sarà il gioco a renderlo felice, ma l'essere impegnato per la sua organizzazione.

29° Sono rimasto scioccato, quando ho scoperto come sono stati trattati i casi di pedofilia. Dopo gli scandali scoppiati in Australia, l’organizzazione è dovuta correre ai ripari, però si continua a dare troppa enfasi alla riabilitazione del pedofilo e molta di meno alla protezione del bambino abusato. Insomma, credo esista ancora molta omertà al nostro interno. Se non vengono alla luce i casi di pedofilia, è per PAURA”. Paura di cosa? “PAURA di essere cacciati e di perdere familiari e amici.

30° Purtroppo ci sono tanti altri fatti negativi che possono causare la crisi e la conseguente uscita dai TdG. Ne cito solo alcuni, troppo importanti per essere tralasciati e su cui mi si possono richiedere tante testimonianze: la disassociazione di un familiare o di un amico, la morte di un familiare o amico per aver rifiutato una emotrasfusione indispensabile, il trattamento ricevuto ad un comitato giudiziario, la nomina di una persona implicata in peccati gravi, etc.

Vi faccio notare come nelle esperienze riportate spesso ricorra il termine PAURA; è noto che la paura è esattamente il principale grimaldello dei sistemi dittatoriali. Ho pertanto ritenuto, in un’occasione in cui se ne parlava sui social, di esprimere il seguente invito e relative considerazioni.

NON ABBIATE PAURA!

post di Ileana Mortari comparso sui social il 21-4-2021

NON ABBIATE PAURA! Mi rivolgo a tutti, ma soprattutto ai Testimoni di Geova inattivi, indecisi, dubbiosi, costretti a mettere tra parentesi molti interrogativi se vogliono restare TdG doc, fuoriusciti che meditano di tornare all’ovile, parenti di persone che essi non riconoscono più, tanto è cambiata la loro mentalità, studenti delle scuole superiori, nonchè genitori e nonni già in pensione.

NON ABBIATE PAURA! Riprendo le riflessioni di un fuoriuscito: <> Romolo Guarnieri (pseudonimo) p.183 del saggio critico di Ileana Mortari.

NON ABBIATE PAURA! Personalmente ho fatto questa riflessione. I TdG conducono una vita di SACRIFICI: niente sport, niente musica di un certo tipo, niente divertimenti “mondani”, niente eventi culturali, niente tabacchi, niente di tante altre cose. Il tempo libero deve essere consacrato allo studio delle riviste e dei manuali emanati dalla WachTower e della “loro” Bibbia. Perché fanno tutti questi sacrifici? Perché è stato insegnato loro che obbedire a Geova è l’unica forma di salvezza, altrimenti si verrà distrutti ad Armaghedon. Ora per prima cosa faccio mie le parole di un fuoriuscito: “La fedeltà sia verso una persona (Dio incluso) che verso un'organizzazione decade come VIRTÙ dal momento che la esercitiamo per PAURA ......... Il vero valore è l'AMORE ... quando amiamo ciò che facciamo, non abbiamo bisogno di NESSUNA IMPOSIZIONE per farlo.

In 2° luogo mi domando quanto sia credibile e affidabile il “premio” per i notevoli sacrifici prima ricordati, cioè LA FAMOSA SALVEZZA AD ARMAGHEDON. Ma questo spaventevole e orripilante giudizio finale, che avrebbe bruciato vivi miliardi di umani, non doveva avvenire nel 1914? e ora è già passato più di un secolo! Intanto la data è stata spostata più volte in avanti. Allora, ragionando “alla Pascal”, facciamo 4 conti:

A) io, TdG doc, vivo un’esistenza praticamente “segregata” da tantissime persone, luoghi e situazioni, perdo “molti treni” nell’ambito dello studio e del lavoro, posso trovarmi anche a DOVER IGNORARE PER DECENNI i miei più stretti familiari, vivo costantemente nel terrore di un comitato giudiziario, o anche di commettere piccole infrazioni che mi costeranno care; ho paura di dover “tradire” un amico disobbediente alle regole, altrimenti ci vado di mezzo io; o infine, se non approvo tante cose, faccio una “doppia vita”, specie quando mi accorgo che nella congrega non c’è solo quella purezza e santità di cui all'inizio mi avevano parlato, etc. etc. etc.

B) Visto che “del doman non v’è certezza”, dopo aver ascoltato la promessa geovista dell' “unica via di salvezza”, io decido di restare “uno/a del mondo”. “Mondo” significa tante cose e trovo biecamente ingannevole dipingerlo come un luogo solo negativo, solo dominato da satana [e intanto chi lo giudica così usa tranquillamente l’automobile, il computer, la teleferica, etc. Mah!!!!] Ora, del mondo fanno parte gli Assiri (famosi nel mondo antico per la loro crudeltà), la pena di morte purtroppo tuttora in vigore in alcuni luoghi, Hitler, Stalin e tantissimi altri; ma del mondo fanno parte anche Archimede, Aristotele, gli autori di letteratura, Erasmo da Rotterdam, Beccaria, Fleming, Raoul Follereau, Madre Teresa di Calcutta, e tantissimi altri. E, nonostante molti aspetti negativi presenti tuttora, è innegabile che ci siano stati progressi in molti settori. OGNUNO di noi è responsabile delle sue scelte, nel bene e nel male. E ognuno ha pure il diritto di comportarsi secondo le sue convinzioni di fondo, ovviamente assolvendo i suoi doveri verso la comunità sociale e rispettando quei diritti di tutti, che un regime democratico è tenuto a garantire.

E dopo la morte? Certo, questo è il grande interrogativo che ovviamente ora non posso affrontare qui. Ma, tornando a Pascal, forse conviene più rischiare quello che non ci è dato sapere con certezza, ma che magari possiamo sperare per il dopo morte; e intanto però conoscere, apprezzare e usufruire di quelle meraviglie della natura, nonché di quelle empatiche relazioni umane che ci troviamo nella nostra vita (non ho bisogno di elencarle), le quali hanno contribuito a rendere la nostra esistenza positiva e magari pure bella, ricca e soddisfacente. Almeno per me personalmente è stato così.

CONCLUSIONE. Siccome il differenziarsi dalla normalità della vita, anche su aspetti assolutamente secondari, è un target indispensabile per i TdG, ritengo che in fin dei conti la cosa migliore è considerare l’esperienza di congregazione come una DISGRAZIA che ti capita nella vita, accanto a tante possibili altre: una brutta malattia, un pesante inconveniente, un incidente stradale, etc. Fuor di metafora, come dopo un incidente ad esempio si recupera pur se a fatica l'uso degli arti e dopo la riabilitazione si torna alla normalità, così penso sia per i fuoriusciti.

⁠A parte la sensazione esplosiva di LIBERTA', che tutti sottolineano, conosco ormai tante situazioni che si sono risolte positivamente. Però la metafora non è la REALTA’, non rientrano nella casistica delle disgrazie l'ostracismo, i comitati giudiziari e tutte le altre aberrazioni che sappiamo: queste sono opera di uomini, che sarà Dio a giudicare. Da parte nostra, visto che la WT non è affatto un evento della natura, ritengo che dobbiamo sentirci moralmente in dovere di fare tutto il possibile per informare le persone sia preventivamente, sia successivamente, aiutandole a fare i giusti passi per uscire.......>

 

 

 

 
Recensione del libro "I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla W.T." di Ileana Mortari
Written by Ileana Mortari   
Saturday, 01 May 2021 04:38

 

https://www.riccichiara.com/libri/letto-per-voi-i-testimoni-di-geova-saggio-critico-sulla-watch-tower-di-ileana-mortari/

ASSOCIAZIONE CULTURALE in linea PIAZZA NAVONA

5 marzo 2021

Presentazione del libro “I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Torre di Guardia ”, di Ileana Mortari, letterata, teologa e studiosa di MRA (Movimenti Religiosi Alternativi), ediz. ilmiolibro.it, luglio 2020. E 'in formato cartaceo (€ 19), ed ebook (€ 4,49). Lo si può acquistare su Internet, digitando autrice e titolo; si può anche ordinare il cartaceo prenotandolo di persona in una delle 115 librerie Feltrinelli d'Italia.

E 'POSSIBILE CONTATTARE L'AUTRICE SU MESSENGER DELLA SUA PAGINA FACEBOOK

Dal link sopra indicato è tratta la seguente

RECENSIONE di Nicolàs Gòmez Dàvila

 

Nel luglio 2020 Ileana Mortari - docente in pensione, letterata, teologa e studiosa dei NMR e dei MRA (ovvero dei Nuovi Movimenti Religiosi e dei Movimenti Religiosi Alternativi) - ha auto-pubblicato attraverso la piattaforma ilmiolibro.it il suo saggio dal titolo I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Torre di Guardia.

 

L'Autrice, infatti, dal 2017 è impegnata in un servizio di informazione preventiva rivolto a giovani e adulti, anche aiuto e supporto ai fuoriusciti dai Nuovi Movimenti Religiosi , dedicandosi soprattutto ai cosiddetti disassociati provenienti dalla “comunità” dei Testimoni di Geova. Da qui nasce la realizzazione di questo progetto editoriale che, a causa di un ritardo, è stato pubblicato nel pieno dell'emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del COVID -19.

 

Ed è proprio per questo motivo che, come spiega la stessa autrice , “ non trovandomi io personalmente in 1 ° fila nel soccorso ai contagiati, come il nostro eroico e straordinario personale medico e sanitario, il minimo che posso fare è devolvere tutti gli introiti del libro sia e-book che cartaceo alla causa della pandemia, là dove c'è più bisogno nella lotta al virus e comunque anche quando si tornerà alla “normalità”, che purtroppo presenterà ancora moltissimi problemi. Così chi acquisterà questo testo, oltre a informarsi personalmente, e spero anche a diffondere uno strumento di carattere informativo e preventivo, saprà di aver dato un piccolo contributo nella dura lotta alla pandemia che ci affligge. "

Ileana Mortari ha strutturato il saggio I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Watch Tower in 8 parti, attraverso le quali illustra e affronta – sostenuta e coadiuvata da un’importante e precisa bibliografia e sitografia di riferimento nonché da un Glossario dei Testimoni di Geova – la storia, l’organizzazione, i principi fondamentali su cui è costruita la Watch Tower, il suo metodo di lavoro sulle menti e credenze altrui, le sue contraddizioni e inesattezze (bibliche e storiche), l’ostracismo derivato da una lecita ribellione intellettuale e individuale, le conseguenze che questa provoca e ha provocato sulle persone e sulle proprie famiglie.

 

A tal proposito, infatti, l’autrice ha scelto di lasciare letteralmente la parola a coloro i quali hanno fatto parte o sono ancora parte del movimento religioso dei Testimoni di Geova. E da queste letture si apre un mondo. Basti pensare che tanto è il timore, la vergogna, la preoccupazione di queste persone che la gran parte ha scelto di raccontare la propria esperienza usando uno pseudonimo.

 

E’ bene sottolineare però che il progetto e il lavoro dell’Autrice non sono una crociata contro la libertà di espressione o di praticare il proprio credo religioso. Tutt’altro. Infatti nel testo si riporta e si sottolinea l’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata e proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale articolo recita che “ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la volontà di cambiare religione o di credo e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

 

Ed è proprio da qui che la studiosa parte per illustrare le contraddizioni, le incoerenze, il totalitarismo e l’omertà che appaiono e contraddistinguono questo movimento religioso. Quest’ultimo, infatti, è da ritenersi un ente giuridico a tutti gli effetti, è una società commerciale, una multinazionale che si occupa di immobili ed editoria a contenuto religioso (da qui l’ampia diffusione di dépliants e dell’impegno “porta a porta”), gestito dall’insindacabile e inappellabile Consiglio Direttivo.

 

Questo stesso movimento religioso, inoltre, ha delle ferree e rigide regole che molto poco nutrono la spiritualità della Fede facendo agire l’adepto per timore della fine del mondo: se non farà quanto gli viene “ordinato” (e non chiesto), la sua anima non sarà salva quando arriverà l’Armagheddon (ovvero la fine del mondo cui seguirà il regno divino) - atteso e sempre rimandato – dal 1914. In questo modo, però, si innesca un sottile e profondo ricatto morale che ha portato alla distruzione di vite, nonché a depressioni, fughe, problemi psichici e psicologici. Ed è anche per questo che molti hanno abbandonato questo “percorso” per andare alla ricerca di altro. Della propria serenità, ad esempio.

Tutto questo Ileana Mortari ce lo racconta con descrizioni dettagliate, prove e fatti alla mano. E, sottolineiamo ancora una volta, non per demolire un pensiero o un orientamento religioso, ma per mostrare, illustrare e spiegare a chi fa parte della Watch Tower e a chi vorrebbe saperne di più, cosa nasconde, cosa non può essere raccontato dai canali ufficiali di questo movimento e qual è il prezzo per farne parte e, ancor di più, per uscirne. A tal proposito, molto interessante e spiazzante – in quanto affermato da una studiosa – è il ribaltamento del concetto di curiosità, che in questo caso va trattenuta, indirizzata altrove, perché è così alto il pericolo che poi sarebbe difficile – se non impossibile – uscire indenni da tale soddisfazione.

 

Certamente I Testimoni di Geova. Saggio critico sulla Watch Tower di Ileana Mortari è un saggio interessante per il suo contenuto, per la modalità con cui esso viene raccontato ovvero senza mezzi termini, con chiarezza e schiettezza. Sin dalle prime pagine, infatti, l’autrice si muove e si adopera con un solo obiettivo: fare informazione e mettere a disposizione di altri le proprie competenze, le proprie scoperte. Ma non solo. L’Autrice, infatti, ancora una volta si mette in prima linea impegnandosi ad aiutare e a offrire supporto a tutti coloro i quali sentano la necessità di riacquistare la propria libertà intellettuale, personale, religiosa e di dissentire all’altro per affermare la propria individualità e il proprio essere.

Perché, come scriveva Goffredo Parise:

Il lavaggio del cervello è un'operazione semplicissima, che ha tutte le apparenze della cortesia e usa come strumento di tortura la ripetizione delle cose. Ho capito che non è difficile persuadere, convincere e persino entusiasmo: basta ripete cento, mille volte la stessa cosa e, automaticamente, si otterrà persuasione, convinzione, entusiasmo.

 

 

 

 

Last Updated on Friday, 27 August 2021 05:51
 
TdG e sensi di colpa
Written by Ileana Mortari   
Thursday, 22 July 2021 17:05

Testimoni di Geova ed uso dei sensi di colpa, della dott. Grazia Ricci


APPENDICE a  p. 275  del saggio critico  “I tdG. Analisi critica della W.T.” di Ileana Mortari

Un elemento che accomuna la maggior parte dei fuoriusciti dall’organizzazione dei Testimoni di Geova è indubbiamente il senso di colpa. In molti, anche dopo anni dalla loro uscita volontaria o meno dall’organizzazione, denunciano l’enorme difficoltà nel riuscire a convivere con i sensi di colpa. Riferiscono di sentirsi irretiti dai sensi di colpa, che chiaramente hanno preso forma nel contesto dell’organizzazione e lì dove già sussistevano, sono stati enormemente amplificati proprio dalle caratteristiche intrinseche a questo contesto.

Cos’è il senso di colpa?

Innanzitutto il senso di colpa è un sentimento non solo necessariamente negativo come si è soliti pensare. Esso è un costrutto mentale, cognitivo ed emotivo al tempo stesso, che consente all’individuo in determinate situazioni di “fare i conti” con se stesso.

Il senso di colpa consente quindi alla persona di valutare il suo operato nella vita e lì dove lo ritiene possibile, migliorarsi. Quando ci si auto esamina , si cerca di capire se si stanno affrontando gli eventi della propria vita in modo adeguato e funzionale al proprio ed altrui benessere o se si può migliorare su determinati elementi. Il senso di colpa, nella sua accezione positiva, funge dunque da leva al miglioramento della propria persona.

 

Quand’è che i sensi di colpa rischiano di diventare un problema molto serio?

I sensi di colpa possono diventare un problema serio quando dall’accezione positiva di essi si passa a quella negativa, cioè quando diventano una base su cui uno o più soggetti esterni, si agganciano per rendere l’individuo asservito al loro potere.

Quando un individuo tende ad avere sensi di colpa costanti, che emergono per un nonnulla, bisogna iniziare a chiedersi da cosa e da dove derivano. Spesso la risposta a questi quesiti consiste in un livello di autostima molto basso dovuto alla scarsa valorizzazione delle proprie capacità, soprattutto in età infantile ed adolescenziale ed in traumi irrisolti del proprio passato.

La provenienza dei sensi di colpa è dunque plurima, non nascono mai dal nulla, ma dall’insieme dei contesti che si vivono contemporaneamente in ogni momento della propria vita.

Si è soliti affermare che l’essere umano è un animale sociale. Più che animale sociale, l’essere umano è un individuo nel contesto, non ne è mai avulso. Durante la vita ci si trova a vivere in contemporanea più contesti: familiare, lavorativo, religioso, eventualmente sportivo o hobbistico.

Una persona che di base ha avuto delle difficoltà nei contesti del suo vissuto, tanto da essere predisposta all’uso eccessivo dei sensi di colpa, è purtroppo maggiormente avvicinabile dall’organizzazione dei testimoni di Geova.

Quello dei Testimoni di Geova fa parte di quei contesti che tendono ad isolare gli individui che ne fanno parte. L’isolamento è sia dalle persone esterne all’organizzazione, sia dai contesti esterni ad essa. E’ a questo punto che, onde far leva sull’interiorità di una persona, vengono utilizzati i sensi di colpa. Coloro che sono stati Testimoni di Geova sanno benissimo quale peso hanno sull’interiorità pensieri come “questo mese non ho fatto abbastanza ore, Geova non è contento di me” o ancora “mi sono lasciato coinvolgere in attività non propriamente adatte ad un cristiano, ora Geova sarà risentito nei miei confronti”.

 

La conseguenza dei suddetti pensieri automaticamente genera sensi di colpa che porteranno al seguente e successivo pensiero, cioè: “in questo momento sto vivendo un periodo difficile della mia vita perché non sto dedicando abbastanza tempo a Geova, alla congregazione e ai fratelli di fede”. Quindi il non essere riusciti ad essere sufficientemente “zelanti” induce a pensare che le difficoltà che si incontrano nella vita siano “colpa” del proprio comportamento verso Geova e la sua congregazione.

 

Per comprendere come si giunge a tale dinamica psicologica bisogna partire dall’inizio, quando si entra in contatto con l’organizzazione. Tutto inizia con l’instillazione del dubbio.

 

Cosa vuol dire instillare il dubbio?

Significa insinuare in una persona il dubbio, sul fatto che ciò in cui crede ed ha creduto fino ad allora sia giusto. Si tratta di una insinuazione di cui spesso non ci si accorge, perché subdola e mascherata dietro l’apparenza delle “buone intenzioni”.

A quanti si sono accostati a questa organizzazione è indubbiamente capitato di sentirsi dire frasi come “dobbiamo accertarci che la religione a cui apparteniamo sia la vera religione”, oppure “dobbiamo accertarci che ciò che ci hanno detto fino ad oggi sia vero” o ancora, in questo caso in modo più diretto: “ma lei è veramente sicuro o sicura di ciò in cui crede?”.

Ecco, tutto ciò è finalizzato ad indurre un dubbio nell’interlocutore, in tal caso nel nuovo potenziale adepto.

A cosa serve l’induzione del dubbio? ad abbattere quel muro difensivo che ognuno di noi ha costruito nella propria mente durante gli anni, riguardo alle proprie credenze.

Muro che ovviamente, una volta abbattuto, verrà ricostruito con delle credenze diverse, nuove. Ovviamente per arrivare a questo risultato non basterà instillare un solo dubbio, ma ne saranno necessari diversi. Uno solo non basterebbe per riuscire a scardinare ed abbattere questo muro, questo baluardo difensivo che ognuno di noi ha.

Questa è la base da cui si parte, quella di distruggere un qualcosa per ricostruirlo con un qualcos’altro. Sta all’individuo essere allenato a riconoscere questo meccanismo.

Si dovrebbe essere capaci di comprendere quando qualcuno mira ad instillare un dubbio per arrivare ad altro e non perché gli sta a cuore il semplice e sano benessere dell’altro.

E’ importante allenare la propria mente a questa pratica in quanto nella vita di tutti i giorni sono presenti persone spesso vicine all’individuo (familiari e amici) che instillano un dubbio (sulla vita lavorativa e personale) perché notano che la persona si trova in difficoltà a causa di determinate situazioni e ritengono di poter aiutare attraverso questo meccanismo del dubbio il loro caro a riflettere ed uscire dalla situazione di empasse in cui si trova. In tali casi un esame della situazione in cui ci si trova insieme alla persona che ha instillato il dubbio può essere risolutivo e benefico.

Il problema subentra nel momento in cui qualcuno inizia ad utilizzare i dubbi che instilla per condurre l’individuo in una direzione non decisa realmente da lui, ma dandogli l’illusione di avere pieno potere nella sua scelta, in tal caso nella sua scelta di vita spirituale.

Una volta entrati in questo circolo vizioso il meccanismo sarà sempre lo stesso:

“ho il dubbio di non fare abbastanza perché Geova non mi sta benedicendo visto i problemi che continuo ad avere” = senso di colpa = “devo fare di più, devo dedicare più tempo alla predicazione, devo studiare più approfonditamente la Torre di Guardia, devo frequentare maggiormente i fratelli, ecc” e così via.

L’individuo si troverà alla fine attanagliato da sensi di colpa continui che lo spingeranno a spendere ogni angolo della sua vita e del suo tempo per Geova, tanto da non riuscire più a separare la vita quotidiana dall’organizzazione e privato delle proprie caratteristiche di personalità per essere reso conforme ai dettami dell’organizzazione stessa. A quel punto l’individuo sarà l’organizzazione.

Dott.ssa Grazia Ricci Psicologo Clinico

https://www.youtube.com/watch?v=5_YChKK3Jtw

 

 
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