Appello missionari italiani per elezioni europee
Written by Ileana Mortari   
Monday, 20 May 2019 17:00

 

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Sito Missionari Comboniani Maggio 2019

Appello dei missionari in Italia in vista delle elezioni europee

Inclusiva, lungimirante, sostenibile. Ecco l’Europa che vogliamo

In occasione delle elezioni del 26 maggio per il rinnovamento del parlamento dell’Unione europea, noi missionari cattolici di diverse famiglie e provenienze che facciamo parte della CIMI (Conferenza degli Istituti Missionari Italiani) e che siamo presenti nel sud e nel nord del mondo vogliamo condividere il nostro sogno e le nostre preoccupazioni sull’Europa, a fianco delle vittime dell’umanità ferita a causa dell’attuale sistema economico-finanziario che uccide creature e creato.

Auspichiamo innanzitutto che l’Europa riconosca il contributo della comunità degli immigrati sul piano economico, sociale, culturale e religioso. Gli immigrati sono portatori di diversità che non è una minaccia all’unità ma un arricchimento per la società e una opportunità di crescita per tutti sulla base dei valori condivisi nel rispetto dei diritti umani, delle regole democratiche, nello spirito di fratellanza e solidarietà.

L’immigrazione di giovani uomini e donne, sebbene costituisca un impoverimento per i loro paesi di origine, è per noi una risorsa necessaria per rinnovare il continente europeo in fase di decrescita demografica con tassi di natalità sempre più bassi e con un aumento della popolazione anziana. Per mantenere costante la popolazione attiva, l’Europa ha bisogno di 7 milioni di lavoratori stranieri nei prossimi venti anni. L’Italia, per lo stesso periodo, dovrebbe accoglierne 325mila in età di lavoro.

Siamo fortemente preoccupati per la deriva sovranista che si sta diffondendo un po’ ovunque in Europa e che, nella sua retorica populista, guarda agli immigrati soltanto come un pericolo per la sicurezza e una minaccia ai privilegi acquisiti, alimentando sentimenti xenofobi e di ostilità verso gli stranieri, soprattutto quelli di origine africana.

Siamo altresì preoccupati per l’assenza di empatia e l’indifferenza che percepiamo in Europa, anche tra non pochi cristiani, verso le sofferenze e le situazioni di gravi difficoltà in cui vivono molti fratelli e sorelle in tanti paesi del sud del mondo.

Riteniamo perciò inaccettabile la politica dei porti chiusi adottata dal governo italiano che impedisce a profughi in fuga da guerre, fame e persecuzioni e a migranti in cerca di opportunità di lavoro di trovare rifugio nel nostro paese. Siamo preoccupati ancora di più per la sorte di decine di migliaia di immigrati rinchiusi nei famigerati centri di raccolta in Libia dove le loro condizioni di vita sono ulteriormente peggiorate a seguito della guerra civile scoppiata recentemente. L’Italia e l’Unione europea si mobilitino per realizzare corridori umanitari che garantiscano il loro trasferimento in paesi dove ci sia pace e condizioni di vita migliore.

Riteniamo iniquo, immorale e contrario alle convenzioni internazionali l’ostruzionismo applicato dal governo italiano nei confronti di organizzazioni non governative che con le loro navi cercano di prestare soccorso in mare ai naufraghi. A causa di questo boicottaggio tanti nostri fratelli e sorelle profughi sono morti annegati e continueranno a morire per omissione di soccorso. La guardia costiera libica, sostenuta dal governo italiano, spesso non interviene per salvare in mare quanti sono in pericolo e, quando interviene, riportano indietro i profughi nei lager libici dove uomini, donne e bambini sono sottoposti a torture, violenze e privazioni di ogni tipo.

Inoltre, disapproviamo il decreto Sicurezza e immigrazione del governo che equipara la questione immigrazione a un problema di sicurezza, abolisce di fatto la protezione umanitaria per la concessione del diritto di asilo, smantella gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) e di conseguenza lascia per strada migliaia di migranti trasformati in clandestini.

Chiediamo che l’Italia aderisca al Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare (Global Compact), firmato da 164 paesi in sede Nazioni Unite a Marrakech (Marocco) il 10 dicembre 2018. È un testo quadro non vincolante volto a regolare le migrazioni internazionali a vantaggio sia dei paesi di arrivo sia dei paesi di partenza, nonché degli stessi migranti.

L’Europa che si appresta a votare il nuovo parlamento affronti con urgenza e lungimiranza l’emergenza clima e la gravissima crisi socio-ambientale a livello planetario. È necessaria e urgente una conversione ecologica. Lo dobbiamo alle giovani generazioni e a quelle future che rischiano di trovare un pianeta devastato perché noi, generazione adulta, non lo abbiamo saputo custodire. Il pianeta si va surriscaldando sempre di più ed è imperativo che l’Europa difenda il trattato Cop 21 di Parigi nel 2015 per contenere le emissioni dei gas serra e l’incremento della temperatura, e si impegni sempre più a fondo nella riduzione dei rifiuti e dell’inquinamento.

I nuovi eletti al Parlamento di Strasburgo ascoltino le proteste silenziose e pacifiche dei giovani che, sollecitati dall’esempio di Greta Thumberg, stanno dicendo a governi e istituzioni internazionali che il tempo delle chiacchiere è finito ed è ora di passare ai fatti per evitare la catastrofe.

La conversione ecologica è dovuta anche ai paesi più poveri del mondo che, sebbene contribuiscano in maniera minima al surriscaldamento del pianeta, pagano il prezzo più alto dei cambiamenti climatici. Le popolazioni di questi paesi si trovano più sprovviste di mezzi e competenze nell’affrontare i danni di prolungati periodi di siccità e devastanti alluvioni e cicloni.

Il nuovo parlamento europeo che uscirà dalle prossime elezioni si impegni con determinazione nel perseguire la transizione dalla produzione energetica basata sulla combustione di fossili alla produzione di energie pulite e rinnovabili.

L’Europa che ha fatto alcuni passi significativi per la riduzione di emissioni di gas a effetto serra metta in atto politiche che premiano esempi virtuosi che utilizzano energia pulita e sanzionino pratiche che continuano a inquinare e accrescono il tasso di emissioni nocive nell’atmosfera.
8 maggio 2019
Padre Michelangelo Pirovano
Coordinatore CIMI
Fratel Antonio Soffientini
Responsabile della Commissione Giustizia, pace e integrità del creato della CIMI

Elezioni europee: la posta in gioco

In che direzione si vuole cambiare l’Europa e a chi sarà affidato il compito di modificarla? La risposta, mai come in questa circostanza, è nelle nostre mani. Perché non si tratta solo di una tornata elettorale, ma di un appuntamento per difendere e preservare un patrimonio senza il quale tutti saremmo più poveri.

Tra due domeniche – il prossimo 26 maggio – ci recheremo, per la nona volta, alle urne per eleggere il Parlamento europeo. Fu, infatti, nel 1979 che per la prima volta i cittadini europei elessero, a suffragio universale, i 751 parlamentari. Prima del 1979 il Parlamento europeo funzionava come un’assemblea consultiva – priva di poteri legislativi – composta da 78 parlamentari nominati dai parlamenti nazionali dei sei Stati fondatori (Belgio,Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi).

Le elezioni europee non hanno mai suscitato un particolare interesse, a parte la prima elezione del 1979 alla quale si recò a votare il 62% degli elettori. In seguito si è registrata una sempre minore affluenza che, dal 50% del 1999, è scesa fino al 42,54% del 2014. Scarsa attenzione all’Europa o poca voglia di partecipazione, o tutt’e e due le cose insieme? Un comportamento, comunque, che contrasta con l’importanza che ha avuto in questi settant’anni l’Unione europea (Ue) e con quella che potrà avere per gli anni a venire.

Pensata dai padri fondatori come uno Stato federale in grado di sostituirsi ai singoli Stati nazionali, l’Ue è stata realizzata sul principio della collaborazione fra i vari Stati, con il fine di arrivare ad una loro completa integrazione. Ognuno, però, mantenendo, la propria sovranità. Un’unione di Stati, quindi, uniti da molti obiettivi comuni, vincolati dal rispetto di talune regole volte a favorire il processo d’integrazione, ma con le “mani libere” su molte altre materie. Quando si dice, allora, che le nostre sorti dipendono in tutto dalla Comunità europea e che da essa derivano tutti i nostri mali, si consuma un’inesattezza. Anche perché, prima di tutto, dovremmo preoccuparci di funzionare in casa nostra.

Magari gli affari dei singoli Stati potessero essere gestiti tutti in comune! Ci troveremmo di fronte ad un’Unione che fa della solidarietà e della condivisione il suo punto di forza. Invece, come stabiliscono i trattati europei, gli Stati sono vincolati tra loro soltanto su talune materie sulle quali l’Unione ha una competenza “esclusiva”: la libera circolazione delle merci, la politica monetaria, le regole della concorrenza. Norme tutte, poste a tutela e garanzia dei cittadini consumatori – secondo il “principio di precauzione” – e delle quali abbiamo, nel tempo, tutti fruito.

Su altre materie – quali mercato interno, politiche sociali, sanità, trasporti, energia, sicurezza ed altre – l’Ue esercita una competenza “concorrente”, nel senso che i Paesi decidono laddove l’Unione non interviene. Ci sono, infine, materie – industria, cultura turismo e altre – sulle quali l’Unione esercita un’azione di sostegno alle politiche esercitate dai singoli Stati. Innegabili i vantaggi per gli Stati aderenti che, nel frattempo, dai sei iniziali, sono passati agli attuali ventotto, con l’inclusione – dopo il crollo del muro di Berlino – dei Paesi dell’est Europa.

Spesso abbiamo sottovalutato tali benefici per sottolineare più gli svantaggi, o presunti tali, derivanti dalla nostra appartenenza all’Unione. Il riferimento è, in particolare, ai vincoli – ritenuti troppo onerosi – in materia di debito pubblico, deficit e inflazione, introdotti dal trattato di Maastricht del 1992. Ciò nonostante, alla vigilia di queste elezioni, si registra, sorprendentemente, un’inversione di tendenza. Nei cittadini, ma anche nei partiti antieuropeisti – fra i quali Lega e Cinque stelle, da sempre critici nei confronti dell’Unione – si avverte una maggiore attenzione nei confronti dell’Ue. Non si parla più né di uscire dall’Europa, né di referendum contro l’Euro, né di eliminazione dei vincoli. Frutto, anche, di una maggiore informazione e riflessione portata avanti specialmente da qualificati ambienti culturali, fra cui il mondo cattolico.

Oggi, anche le forze populiste e sovraniste chiedono voti, non più per disgregare l’Unione europea, ma per cambiarla. La posta in gioco, infatti, oggi è in che direzione si vuole cambiare l’Europa e a chi sarà affidato il compito di modificarla. La risposta, mai come in questa circostanza, è nelle nostre mani. Perché non si tratta solo di una tornata elettorale, ma di un appuntamento per difendere e preservare un patrimonio senza il quale tutti saremmo più poveri.
[Pino Malandrino* – SIR]
(*) direttore de “La Vita diocesana” (Noto)

 

 

Last Updated on Monday, 20 May 2019 17:25
 
Il bambino tiranno
Written by Ileana Mortari   
Saturday, 18 May 2019 12:14

 

Il bambino tiranno

Lunedì 13 maggio 2019 Corriere della Sera

di Alessandro D'Avenia

«Il bambino Giorgio, benché giudicato, in famiglia, un prodigio di bellezza fisica, bontà e intelligenza, era temuto.

C’erano il padre, la madre, il nonno e la nonna, le cameriere, e tutti vivevano sotto l’incubo dei suoi capricci, ma nessuno avrebbe osato confessarlo, anzi, era una continua gara a proclamare che un bambino caro, affettuoso, docile come lui non esisteva al mondo.

Ciascuno voleva primeggiare in questa sfrenata adorazione.

E tremava al pensiero di poter, involontariamente, provocare il pianto del bambino».

Così comincia un racconto di Buzzati, del 1954, nel quale narra le tragiche conseguenze dell’incapacità di esercitare l’autorità da parte di adulti che, inseguendo il consenso del loro bambino, finiscono per adorarlo e, quindi, rovinarlo.

Le pagine di Buzzati mi sono tornate in mente il 2 maggio, quando la Camera, approvando la legge che introduce un’ora di educazione civica alle elementari e alle medie, contestualmente abrogava la misura che prevedeva mezzi disciplinari come: la nota sul registro, con comunicazione scritta ai genitori; la sospensione; l’esclusione dagli esami o l’espulsione.

Un corto-circuito tipico del nostro tempo: potenziare un’educazione civica astratta ma depotenziare l’autorità in atto, come se il suo esercizio, chiaramente non riducibile a quelle sanzioni, significhi fare violenza.

L’adorazione contemporanea del bambino, funzionale alla soddisfazione dell’adulto - e che ha, come contropartita, violenza e sfruttamento - fa dimenticare che il piccolo non è un «idolo» ma un «selvaggio», la cui umanità va educata: ciò che è umano nell’uomo non fiorisce spontaneamente, ma è il risultato di quanto assorbito nell’infanzia e nell’adolescenza, tappe preposte allo scopo di diventare responsabili di sé e del mondo.

Il bambino non educato resta un egoista in balia delle sue pulsioni, iracondo e manipolatore, come il piccolo tiranno buzzatiano:

«Paurose, di per sé, erano le ire di Giorgio.

Con l’astuzia propria di questo tipo di bambini, egli misurava bene l’effetto delle varie rappresaglie.

Per le piccole contrarietà si metteva semplicemente a piangere, con singulti che sembrava gli dovessero schiantare il petto.

Nei casi più importanti, quando l’azione doveva prolungarsi fino all’esaudimento del desiderio contrastato, metteva il muso e allora non parlava, non giocava, si rifiutava di mangiare: ciò che, in meno di una giornata, portava la famiglia alla costernazione.

Nelle circostanze ancor più gravi le tattiche erano 2: simulava di essere assalito da misteriosi dolori alle ossa; oppure, e forse era il peggio, si metteva a urlare; dalla sua gola usciva un grido estremamente acuto, quale noi adulti non sapremmo riprodurre, e che perforava il cranio.

In pratica non era possibile resistere.

Giorgio aveva ben presto partita vinta, con la doppia voluttà di venire soddisfatto e di vedere i grandi litigare, l’uno rinfacciando all’altro di aver fatto esasperare l’innocente».

La crisi dell’autorità è propria del XX secolo:

il ‘68 ne è stato un formidabile acceleratore, ma la crisi ha radici più profonde, come Hannah Arendt aveva già spiegato nel '961, in Tra passato e futuro

(in particolare nei capitoli «La crisi dell’istruzione» e «Che cos’è l’autorità»),

dove spiega che, in una cultura in cui la tradizione (ciò che, del passato, vince l’usura del tempo, perché è vero) è disattivata, quindi non viene trasmessa, gli educatori non hanno «un mondo» in cui introdurre i giovani:

«Che gli adulti abbiano voluto disfarsi dell’autorità significa che rifiutano di assumersi la responsabilità del mondo in cui hanno introdotto i figli.

Quasi che ogni giorno i genitori dicessero:

“In questo mondo anche noi non ci sentiamo a casa nostra: anche per noi è un mistero come ci si debba muovere, che cosa si debba sapere, quali talenti possedere. Dovete cercare di arrangiarvi alla meglio, non siete autorizzati a chiederci conto di nulla. Siamo innocenti, ci laviamo le mani di voi”».

Senza un mondo vero, da proporre, gli adulti vivono il loro ruolo educativo come colpa (violenza) e cercano, nel figlio, il perdono; ma il bambino «adorato» e «des-autorato», dovendosi autorizzare «da zero» e «da solo», diventa un divino tiranno.

Gli educatori non si sentono più titolati a porre limiti, divieti, doveri; eppure proprio i momenti di opposizione (soprattutto per il bambino di 2 anni e per l’adolescente), che destabilizzano il genitore, servono per costruire l’autonomia: bambino e adolescente vogliono sapere su cosa fondarsi, così mettono alla prova la solidità del terreno che gli si offre.

Compito dei genitori è trovare, in sé, le ragioni e la credibilità per resistere e accettare la frustrazione della perdita del consenso filiale.

La lacuna educativa è alla base dell’aumento di depressioni e dipendenze dei ragazzi: senza la «dipendenza buona» dall’autorità si generano dipendenze surrogate, perché l’uomo non è un essere «assoluto», ma «relativo», cioè bisognoso di relazioni significative.

Un esempio è la mancanza di riflessione sull’uso del cellulare, sul quale consiglio l’intelligente, documentato e veloce libro di Stefania Garassini, Smartphone: 10 ragioni per non regalarlo alla prima comunione e magari neanche alla cresima.

I genitori che mi dicono «lo hanno tutti, si sentirebbe escluso» mi confermano che il problema è, prima di tutto, di chi non ha le ragioni per dire «no» e sostenere il conflitto che nasce da un bene più grande, che un 9-10enne non percepisce.

La crisi dell’autorità viene dalla sua confusione con il potere, come mostra l’eliminazione delle sanzioni.

Bambini e adolescenti - se non interiorizzano limiti, divieti e doveri, quando è il momento - rimangono infantili e diventano tiranni.

L’autorità è, invece, naturale, si giustifica da sé, dal fatto che io vengo prima di te: il bambino non è un partner dell’educazione, non è un contratto alla pari.

Nell’educazione, scrive Arendt: «si decide se amiamo tanto i nostri figli, da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di sé stessi».

Ma qual è il nostro mondo?

Negli anni '70 i passeggini cambiarono orientamento: il bambino non guardava più il genitore, ma l’esterno: il genitore non faceva più da interprete del mondo dall’alto in basso, ma da accompagnatore.

All’obbedisci e poi capirai si sostituì il 'mettiamoci d’accordo'.

In questo c’è, sì, un guadagno: la necessità di dare un senso, che non sia il mero «si è sempre fatto così», a ciò che si pretende; ma spesso, poiché non si sa quale sia questo senso, si lascia decidere il bambino o l’adolescente, gettandolo nello sconforto dell’onnipotenza.

Tanti giovani non diventano adulti perché nessuno li ha educati al fatto che non sono padroni assoluti e incontrastati: l’autonomia, infatti, non nasce dall’ignorare limiti e doveri, ma dall’averli sperimentati, interiorizzati e attraversati.

Sono i «no» dei miei genitori ad avermi reso forte e più sicuro nelle mie scelte.

Il bambino, dice Arendt, deve essere sì protetto dalle facoltà distruttive del mondo «ma anche il mondo deve essere protetto, per non essere devastato dall’ondata di novità che esplode con ogni nuova generazione».

Perché?

Perché un’educazione senza autorità non «autorizza» il desiderio; senza limite o divieto, il desiderio non si costruisce: a che serve crescere, se posso avere tutto e subito, se non esiste qualcosa da raggiungere più tardi?

Il desiderio, non educato dal gioco di autorizzazione e divieto, diventa distruttivo: il soggetto non sa a cosa ancorarsi, per fronteggiare la resistenza della vita; non può costruire obiettivi, cioè non ha futuro, si blocca e, per poter vivere, o regredisce o diventa violento.

Invece l’autorità è legittimata proprio dal fatto che io sono prima di te; posso garantirti che, un giorno, anche tu sarai «autore» delle tue azioni.

Per fare questo l’educatore è chiamato ad amare veramente, cioè trovare il coraggio di perdere il consenso di chi gli è affidato, pur di proteggerlo: sta amando l’uomo/donna che quel bambino/a diventerà, perché l’infanzia non è la pienezza della condizione umana, ma la sua preparazione.

Potrà farlo solo se non dipende, lui, dall’affetto del bambino; se non ha reso il figlio oggetto della propria soddisfazione, anziché soggetto libero; se è capace di opposizione;

nel racconto di Buzzati vi è un tragico ribaltamento, è il bambino ad avere autorità sugli adulti:

«“L’ho detto, io” fece la mamma; “l’ho sempre detto che è un angelo!

Ecco che Giorgio ha perdonato al nonno!

Guardatelo, che stella!”.

Ma il bimbo li esaminò ancora, a uno ad uno; il padre, la mamma, il nonno, la nonna, le 2 cameriere.

“E guardatelo che stella… e guardatelo che stella!...” canterellò, facendo il verso.

Poi si mise freneticamente a ridere.

Rideva da spaccarsi.

“E guardatelo che stella!” ripeté beffardo, uscendo dalla stanza.

Terrificati, i grandi tacquero».

Il letto da rifare oggi è quello del coraggio di educare: fate un elenco di «no», che non riuscite a giustificare, per i quali resistere.

Chiedetevi perché questi «no» sono buoni per voi e quindi per l’uomo o la donna che vostro figlio/a diventerà.

Il vero amore attraversa la negatività e sa darne ragione ai figli, perché la libertà è frutto di conquista.

E il nostro compito di educatori è renderli liberi, non schiavi del loro desiderio o - peggio ancora - del nostro.

 

Last Updated on Saturday, 18 May 2019 12:17
 
NELLA SETTA, un libro da leggere
Written by Ileana Mortari   
Sunday, 07 April 2019 06:37

 

UN LIBRO DA LEGGERE APRILE 2019

“Nella setta” di Piccinni e Gazzanni, Fandango Ed.2018

Si tratta di un'inchiesta sconvolgente sul peggiore male che colpisce 4 milioni di italiani (Gianluigi Nuzzi)

della propria vita, subisce lavaggi del cervello, sfruttamento …

Il guaio? Esiste uno spaventoso VUOTO NORMATIVO; non si discrimina infatti tra l’adesione a un culto e la manipolazione mentale. E allo stesso tempo, a parte qualche volenterosa associazione, non esiste un aiuto psicologico e psichiatrico riservato a chi esce da una setta.

Senza contare che le stesse vittime – per ignoranza e mancanza di informazioni – sono spesso accusate di colpe che non dipendono da loro.

ECCO PERCHE’ CONOSCERE E’ SEMPRE L’ARMA PIU’ INDICATA PER DIFENDERSI.>> (Chiara Mazzotta – sito BookBlister)

MOLTI sostengono che, a scopo preventivo, il libro andrebbe proposto alla lettura degli studenti e dei giovani in generale.

<<Pochissimi giornalisti hanno avuto il coraggio di Flavia e Carmine, che non si sono lasciati intimorire dalle repliche che arrivano da queste organizzazioni settarie”. Così spiega Flavia: “Puntualmente, dopo ogni presentazione e intervento sul libro, ci arrivano richieste di rettifiche o commenti pungenti svolti a screditarci……Ma noi siamo inattaccabili, perché possiamo provare e documentare ogni singola riga contenuta tra queste pagine.”

Carmine Gazzanni ha poi ricordato che il loro lavoro non è stato costruito unicamente raccogliendo testimonianze, ma soprattutto sulla base di documenti pubblici e privati di cui lui e la collega sono entrati in possesso. “A tutti coloro che contattavamo o che ci contattavano, ponevamo la consueta domanda: “Puoi dimostrare quanto stai dichiarando?”………..

Carmine Gazzanni ha ribadito ulteriormente l’intento del libro: “Per questo il nostro obiettivo è sollecitare gli organi parlamentari, al fine di colmare una “vacatio legis” e portare in parlamento una legge che consenta ai magistrati di punire in maniera esemplare questi criminali” >>. (Lorita Tinelli, da sito Cesap, Centro Studi Abusi Psicologici)

Sembra impossibile, ma la stessa dott.ssa Tinelli il 3 marzo 19 ha postato su F.B. e sul suo sito http://www.cesap.net/chi-siamo/attivita-cesap/20-comunicati-stampa/3514-comunicato-stampa-apologisti-basta-con-le-fake-news?fbclid=IwAR0zwnFPYDE6im43kYjPLTdkNLQMDQ2_8t-Cv6dPEqjVsJmNXlBzS8VpE94

un appello che va portato a conoscenza di chi è disinformato. Ne cito alcune frasi:

“Il Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP) e l’ Associazione Familiari Vittime delle Sette (FAVIS), sono costrette a denunciare il clima di criminalizzazione volutamente organizzato ai loro danni dai fautori di una teoria della cospirazione dai connotati grotteschi………

Esponenti di CeSAP e FAVIS hanno subito e tollerato, nel corso degli anni, la diffamazione personale operata da blog e siti "anonimi" finalizzati a difendere l'operato di culti ambigui e discussi che vedevano nel lavoro delle associazioni citate un ostacolo alla loro attività……

Costoro, dopo aver prodotto una mole di articoli denigratori nei confronti delle associazioni cosiddette "anti-sette", hanno lo scopo di creare un immaginario in cui tutte le vicende di cronaca che riguardano abusi fisici e psicologici nell'ambito di gruppi sarebbero false, ovvero opera della micidiale macchina di creazione di "fake news" gestita da queste associazioni…....

Da anni essi perseguono una strategia di attacco a chi difende i cittadini e aiuta le vittime dei gruppi costrittivi, connessa ad una difesa pregiudiziale di qualunque gruppo sia sospettato di abusi.”

Sul libro “Nella setta” si veda anche

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/unlibroalgiorno/2018/12/28/nella-setta-viaggio-nellincubo_eb756712-6aab-4f23-ae33-eb519b4e1937.html

 

Last Updated on Sunday, 07 April 2019 06:43
 
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